Dal Tredicesimo Rapporto Itinerari Previdenziali emerge una fotografia piuttosto chiara della distribuzione territoriale delle prestazioni IVS erogate dall’INPS: mentre pensioni di anzianità e anticipate risultano più diffuse al Nord, al Sud è somministrato il maggior numero di prestazioni di pensioni di invalidità e ai superstiti. Un gap territoriale non trascurabile nella valutazione degli interventi necessari a migliorare il sistema previdenziale italiano
Nel 2024 su un totale di 16.843.177 prestazioni IVS relative alla sola INPS, 16.462.949 sono state erogate a percettori residenti in Italia e 380.228 a soggetti residenti all’estero, rappresentativi del 2,3% del totale dei pensionati dell’Istituto. Tenendo conto delle sole prestazioni erogate sul territorio italiano, cosa emerge analizzando la distribuzione regionale dei diversi trattamenti?
Un “esercizio”, quello della regionalizzazione della previdenza, messo in pratica dall’ultimo Rapporto sul Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, allo scopo di verificare per ciascuna delle categorie IVS (anzianità/anticipata, vecchiaia, invalidità e superstiti) l’incidenza percentuale a livello territoriale nel confronto con la media nazionale.
«Buona parte degli squilibri pensionistici deriva infatti proprio dai disavanzi regionali tra contributi e prestazioni e tra pensioni sostenute da contribuzione e trattamenti assistenziali a carico della fiscalità generale: avere un quadro della situazione è essenziale per individuare eventuali rischi di sistema e arginarli con interventi che tengano conto delle effettive esigenze delle diverse aree del Paese», la spiegazione di Michaela Camilleri, Responsabile del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.
Tabella 1 – Pensioni IVS INPS per categoria e regione di residenza al 31/12/2024
(escluse Casse professionali e pensioni complementari)

Pensioni di anzianità, anticipate e prepensionamenti
Nel dettaglio, le pensioni di anzianità o anticipate sono maggiormente diffuse al Nord Italia, dove incidono ben oltre il 41,6% della media nazionale, in conseguenza di alti tassi di occupazione e storie contributive più lunghe e continue. Esattamente come lo scorso anno, a detenere il primato è il Trentino Alto-Adige: oltre la metà, il 51,2%, delle pensioni dei residenti nella regione è di anzianità o anticipata. Volendo stilare una graduatoria, seguono dunque il Veneto e il Piemonte rispettivamente con il 49,1% e 48,8%, Valle d’Aosta (48,1%), Lombardia (47,2%), Friuli-Venezia Giulia (47,4%) ed Emilia-Romagna (47,3%). Fanalino di coda è invece la Liguria che, con un valore percentuale del 41,4%, è l’unica regione settentrionale a presentare un valore inferiore alla media italiana.
Sull’altro versante, agli ultimi posti per incidenza di pensioni di anzianità, anticipate e prepensionamenti sul totale regionale presenzia soprattutto il Sud Italia, dove è la Calabria a presentare la percentuale più esigua (26,4%). Al di sotto della Soglia del 30% anche la Campania (29%), di poco sopravanzata da Sicilia (30,3%) e Basilicata (30,6%).
«Valori percentuali – commenta Camilleri – che possono essere di fatto considerati il risultato di livelli occupazionali più bassi e di carriere spesso frammentate, quando non addirittura caratterizzate da periodi di fruizione di ammortizzatori sociali». In chiaroscuro, infine, la fotografia del Centro scattata dal Tredicesimo Rapporto: se la categoria anzianità/anticipata incide al di sopra della media italiana in regioni come la Toscana e le Marche (che segnano entrambe un 43,4%), in altre risulta inferiore alla media del Paese, come nel caso di Umbria (39,9%) e Lazio (36%).
Pensioni di vecchiaia
Considerazioni analoghe si possono trarre dall’analisi delle pensioni di vecchiaia, trattamento previdenziale riconosciuto al raggiungimento di una determinata anagrafica e al contestuale perfezionamento di un requisito contributivo, di solito meno stringente rispetto a quello necessario per la pensione anticipata (al 2024, anno di indagine del Tredicesimo Rapporto, 67 anni di età + 20 di contribuzione oppure 71 anni di età + 5 di contribuzione, a fronte dei 42 anni e 10 mesi di versamenti richiesti per gli uomini – uno in meno per le donne – nel caso della pensione anticipata). Se nel Nord del Paese, solo la Liguria pareggia la media nazionale del 28,7%, mentre Valle d’Aosta (24,7%) e Piemonte (24,8%) fanno registrare le incidenze più basse, al Centro la situazione si mostra ancora una volta più frammentata. Sotto la media, seppur non di molto, Marche e Umbria; al di sopra del dato nazionale, il Lazio, con un netto 31,7% con buone probabilità influenzato dall’elevata presenza di dipendenti pubblici, ma anche la Toscana con il 29,5%.
Guardando infine al Mezzogiorno, vale poi senza dubbio la pena di segnalare la Calabria con un’incidenza addirittura pari al 35,7%. Tutte le regioni meridionali superano però il valore medio nazionale, anche se con percentuali anche molto distanti tra loro: mentre l’Abruzzo si ferma al 28,8%, Basilicata e Campania registrano rispettivamente il 33,8% e 33,3%.
Pensioni di invalidità e superstiti
Nelle regioni del Sud, dove risiede il 33,4% della popolazione italiana, è erogato il maggior numero di pensioni di invalidità previdenziale (46,4%), rispetto al totale della categoria invalidità (estero escluso). In questo caso, l’incidenza registrata da tutte le regioni meridionali è più del doppio della media nazionale, pari al 5,1%: a spiccare è ancora una volta la Calabria, con il 10,7%, ma molto elevati risultano anche i dati di Puglia (9,7%), Basilicata (8,7%) e Sardegna (8,6%) e Campania (8,4%). Viceversa, l’incidenza più bassa in assoluto si riscontra al Nord e, in particolare, in Lombardia con il 2,7%, superata di poco da Piemonte (2,8%) e Veneto (2,9%); tra le regioni settentrionali la sola Valle d’Aosta avvicina e di fatto pareggia il valore medio complessivo. Al Centro, infine, la Toscana (3,6%) ha la percentuale di invalidità più bassa e l’Umbria quella più alta (8,9%), mentre il Lazio supera la media nazionale di un punto percentuale.
Tendenza simile per le pensioni ai superstiti, per le quali l’incidenza media nazionale è del 24,5%: valore superato a livello regionale in tutto il Mezzogiorno e, in particolare, da Sicilia (29,9%) e Campania (29,3%), dove si registrano in effetti le incidenze sul totale regionale più elevate in assoluto. Nel Centro-Nord, infine, i valori percentuali si mantengono generalmente al di sotto della media complessiva con le significative eccezioni del Lazio (26,2%) e della Liguria (25,4%).
La regionalizzazione della previdenza: riflessioni conclusive
Come evidenziato dal Tredicesimo Rapporto, e più volte ricordato anche dal Professor Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, in Italia si tendono ad affrontare i problemi relativi a welfare, politiche produttive e mercato del lavoro come se il nostro fosse un Paese omogeneo, con le stesse criticità e opportunità, tanto che ogni volta che si procede con riforme o interventi (sul sistema pensionistico, ma non solo) si tende ad adottare un approccio identico su tutto il territorio.
«Uno scenario – aggiunge la dottoressa Camilleri – in realtà confutato da questi dati, che evidenziano pesanti disequilibri a sfavore delle regioni meridionali, dove sono prevalenti tipologie di prestazioni che non hanno alle spalle solidi nastri contributivi», con inevitabili conseguenze tanto sui saldi previdenziali regionali quanto sugli importi dei trattamenti. Tanto più che le prestazioni di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni sociali e così via) sono tendenzialmente più numerose, al di là di qualche eccezione, proprio nelle regioni del Mezzogiorno.
Interessante in questo senso guardare anche al tasso medio di pensionamento grezzo che, per l’intero territorio italiano, è pari al 27,9%: se i tassi di pensionamento IVS totali più elevati si concentrano al Nord, quelli più bassi si rilevano proprio al Sud, dove la popolazione è generalmente più giovane e in età attiva, ma dove prevalgono anche prestazioni di natura assistenziale o comunque non pienamente sorrette da contribuzione. Tuttavia, il quadro cambia sensibilmente concentrando l’attenzione su alcune tipologie di prestazioni specifiche, come ad esempio le invalidità previdenziali. In questo caso, tornano infatti a farsi evidenti situazioni di forte disequilibrio: le province con tassi grezzi di pensionamento più elevati per questa categoria si collocano tutte al Centro-Sud, con Reggio Calabria a quota 3,7%, Lecce al 3,6% e Potenza al 3,2%. Si tratta di valori più che doppi rispetto alla media nazionale, pari all’1,4%. Viceversa, le province più “virtuose”, con meno pensioni di invalidità previdenziale in rapporto alla popolazione residente, si collocano prevalentemente al Nord: Milano con lo 0,6%), Treviso, Monza-Brianza, Lodi e Prato (allo 0,7%), Bergamo, Brescia, Lecco, Cuneo, e Firenze (0,8%).





