Per il biennio 2027-2028 è stato ufficializzato l’aggiornamento dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento di vecchiaia e anticipato: un aumento che lavoratori e imprese dovranno considerare nella loro programmazione di vita e aziendale, così come il governo chiamato ad arginare il rischio di nuovi esodati e quindi a sostenere i costi di nuove contribuzioni figurative
L’aumento dei requisiti di età e anzianità contributiva per andare in pensione dovuto all’incremento dell’aspettativa di vita rilevata da Istat posticipa la data per andare in pensione e pone una serie di limitazioni anche agli schemi di anticipo pensionistico come isopensione, contratti di espansione e assegni straordinari dei fondi di solidarietà (fondi esubero). Il problema era già emerso a seguito dell’approvazione della Legge di Bilancio per il 2026 n. 199 che prevedeva un innalzamento dei requisiti di 1 mese, a decorrere dal gennaio 2027, e di 2 mesi dal gennaio 2028, e si è quindi accentuato in occasione della pubblicazione della circolare INPS n. 28 dello scorso 16 marzo. La circolare recepisce le disposizioni della Legge di Bilancio e del decreto direttoriale del 19 dicembre 2025 del MEF, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in materia di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita per il biennio 2027-2028, quando molte sedi provinciali e regionali avevano respinto le domande di accesso alle anticipazioni perché la durata eccedeva i 7 anni per l’isopensione e i 5 anni per i fondi esubero tanto che, secondo le stime, erano già oltre 5mila i lavoratori che al 31 dicembre 2025 avevano accettato di essere posti nei fondi di anticipo e che, di fatto, si trovavano “esodati”, cioè senza lavoro e senza pensione o assegno di sostegno.
Il 3 aprile scorso, una nuova circolare INPS stabilisce che, per tutti i contratti siglati entro fine gennaio 2026, la durata dell’anticipazione sarà allungata per un periodo pari all’incremento dell’aspettativa di vita. Quindi, considerando che con grande probabilità dal 2029 potrebbero scattare altri due mesi a seguito a seguito della rilevazione Istat che calcola l’aspettativa di vita a 65 anni pari 21 anni e 4 mesi, l’aumento del periodo di sostegno varierà tra 1 e 5 mesi.
Per quali prestazioni aumentano i requisiti?
L’adeguamento dell’età per andare in pensione all’aspettativa di vita a 65 anni è stato introdotto dalla legge 122/2010 che, dall’1 gennaio 2013, ha previsto l’innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata, al fine di stabilizzare la spesa per le pensioni sterilizzando gli effetti dell’aumento della aspettativa di vita; normativa confermata dalla legge Fornero n. 214/2011 (articolo 24, comma 12). Si è così raggiunta l’età di 67 anni per la vecchiaia e i 42 anni e 10 mesi – 1 anno in meno per le donne) – nel 2019. Da quella data, sia per gli effetti del decreto-legge n.4/2019 (governo “giallo-verde”) sia per la pandemia da COVID-19, non si sono più avuti adeguamenti per cui i requisiti di accesso alla pensione restano gli stessi dal 2019.
Dall’1 gennaio 2027, invece, il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese di età, per poi aumentare ulteriormente a 67 anni e 3 mesi dall’1 gennaio 2028, mentre resta fisso il requisito contributivo dei 20 anni di anzianità. Per i soggetti che hanno iniziato a lavorare dall’1 gennaio 1996, i cosiddetti contributivi puri, il requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di 5 anni sale a 71 anni e 1 mese nel 2027 e a 71 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata ordinaria, si passerà invece a 42 anni e 11 mesi di contribuzione effettiva per gli uomini e 41 e 11 mesi per le donne dall’1 gennaio 2027 e a 43 anni e 1 mese per gli uomini, e 42 anni e 1 mese per le donne, dall’1 gennaio 2028. Resta la finestra mobile di 3 mesi tra la maturazione del requisito e la decorrenza del trattamento pensionistico: il che significa che per ricevere la prima rata di pensione nel 2027 occorreranno 43 anni e 2 mesi (un anno in meno per le donne) e, nel 2028, 43 anni e 5 mesi per gli uomini (un anno in meno per le donne). Nel caso, invece, di dipendenti pubblici iscritti alle gestioni della CPDEL (Enti Locali), della CPS, della CPI e della CPUG i trattamenti pensionistici vengono corrisposti trascorsi sette mesi dalla data di maturazione dei requisiti contributivi, se gli stessi sono maturati entro il 31 dicembre 2027 e trascorsi nove mesi dalla data di maturazione dei requisiti, se gli stessi sono maturati dall’1 gennaio 2028.
L’adeguamento interesserà anche la pensione anticipata contributiva: serviranno 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva nel 2027, che diventeranno 64 anni e 3 mesi di età e 20 anni e 3 mesi di contribuzione dal 2028 e che l’importo della pensione sia pari a 3 volte il valore dell’assegno sociale (circa 1.600 euro nel 2025), ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e 2,6 per le donne con due o più figli. Per i lavoratori precoci, che hanno almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni d’età e sono in disoccupazione per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale conclusa da almeno 3 mesi, abbiano subito una riduzione della capacità lavorativa superiore o uguale al 74%), il requisito per la pensione anticipata sale a 41 anni e 1 mese di anzianità contributiva nel 2027 e 41 anni e 3 mesi nel 2028. Anche in questo caso intervengono poi le “finestre mobili” previste per la pensione anticipata ordinaria.
Saranno invece esclusi dall’adeguamento agli incrementi della speranza di vita per il biennio 2027-2028 i lavoratori che svolgono attività gravose o particolarmente faticose e pesanti come i turnisti notturni, gli addetti alla catena di montaggio e le categorie usuranti elencate nel d.lgs. 67/2011 per i quali i requisiti restano a 66 anni e 7 mesi di età e 30 anni di contributi, con 7 anni di attività gravosa negli ultimi 10 di attività lavorativa e a 67 anni di età, sempre con 30 di contributi, con 6 anni di attività gravosa negli ultimi 7. Nessun incremento anche per i lavoratori precoci che svolgono mansioni pesanti, che mantengono il requisito contributivo ridotto a 41 anni. Per il personale militare delle forze armate, inclusi carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco è previsto infine, oltre all’aumento generale, l’incremento di un mese per il 2028, di un ulteriore mese per il 2029 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2030.
In conclusione, tenendo conto che dal 2025 non sono più utilizzabili i contratti di espansione, che dal gennaio 2027 gli accordi di isopensione passano da 7 a 4 anni di anticipo mentre restano a 5 anni gli assegni dei fondi esubero, già dal 2027 le aziende interessate dovranno considerare nei piani di ricambio o riduzione del personale almeno 5 o 6 mesi in più, e quindi inserire nelle forme di anticipazione lavoratori cui mancano 3 anni e mezzi o 4 anni e mezzo. Certamente, anche l’assegno di inclusione e la NASpI dovranno tener conto sia dell’aumento delle età sia, soprattutto, del costo delle contribuzioni figurative che sta diventando enorme e rappresenta un “debito occulto” – non considerato nel nostro debito pubblico – di oltre 500 milioni nei prossimi 10 anni.




