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Fisco, il contrasto di interessi per aiutare le famiglie (e ridurre l’evasione)

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Gli Stati con minore evasione fiscale tendono a incentivare i cittadini a dichiarare di più premiandoli con maggiori detrazioni. In Italia, purtroppo, sembra accadere l’esatto contrario con una serie di sgravi, agevolazioni e prestazioni di tipo assistenziale che “premiano” chi dichiara meno, favorendo così il fenomeno delle sotto-dichiarazioni. Dalla revisione dell’ISEE al contrasto di interessi, alcune proposte a beneficio delle casse dello Stato, e delle famiglie

L’articolo è stato pubblicato su Corriere.it il 14/10/2026

L’Italia è da molto tempo prima nella classifica Eurostat per evasione fiscale complessiva in valore assoluto, superando economie più grandi e popolose come Germania e Francia. L’imposta più evasa è l’IRPEF, seguita dall’IVA. I motivi di questi record sono diversi ma due sono i più importanti: il primo, lo esamineremo di seguito, mentre il secondo è l’incentivo implicito all’evasione fiscale prodotto dalle norme statali e locali che spingono a ridurre quanto più possibile i redditi dichiarati, premiando con bonus e sussidi quelli più bassi. Al contrario, le nazioni che presentano minore evasione, maggiori crescite di PIL e produttività, e quindi retribuzioni crescenti, tendono a incentivare i cittadini a dichiarare di più premiandoli con maggiori detrazioni fiscali. Lo potremmo fare anche in Italia, che è il fanalino di coda per la crescita dei redditi: come? 

Proviamo a fare alcune considerazioni. Nel nostro Paese abbiamo all’incirca 27 milioni di famiglie e un’enorme quantità di soggetti che offrono, direttamente e senza mediazioni, una vasta gamma di servizi alle famiglie. Ci sono i lavoratori domestici, assistenti familiari e badanti italiane in nero, magari beneficiarie di trattamenti assistenziali (bonus, sgravi, NASpI, forme di cassa integrazione, etc.), poi quelli clandestine/i e irregolari, che comunque costituiscono un numero notevole (se ne stimano tra 600 e 800mila e oltre). Oltre a questi ci sono tutti i lavori di cui, almeno qualche volta ogni anno, necessitano le famiglie: imbianchini, idraulici, elettricisti, tappezzieri, mobilieri, muratori, piastrellisti, cartongessisti, lavanderie, riparatori di elettrodomestici e telefonia mobile ma anche meccanici di auto, moto, biciclette, carrozzieri; a loro si sommano quelli che fanno traslochi, svuota-cantine e solai, piccoli trasporti e così via.

Un esercito di circa 8 milioni di persone, la metà delle quali è verosimilmente più propensa ad offrire prestazioni in nero, anche perché si trova in situazioni irregolari, è secondo lavorista, o beneficiaria di ammortizzatori sociali. Ma ci sono poi anche i beneficiari della flat tax e delle prestazioni ISEE, che sono il “motore del nero”; e, per beneficiarne, occorre dichiarare redditi molto bassi. Restano artigiani, commercianti, parasubordinati e professionisti che lavorano con regolari fatture ma che subiscono una forte concorrenza sia degli irregolari di cui sopra sia dei beneficiari della flat tax, che oltre gli 85 mila euro non vogliono fatturare per non perdere i vantaggi fiscali ma anche dell’esercito di 30 milioni di italiani (autonomi compresi) che hanno fatto la dichiarazione sostitutiva unica per beneficiare di bonus, sconti fiscali, decontribuzioni, agevolazioni in denaro o servizi legati all’ISEE, erogati dall’INPS e dagli enti locali per un valore che, nel 2025, è ammontato a circa 200 miliardi distribuiti esentasse.

Oltre a questa enorme massa di denaro, pari quasi al totale delle pensioni al netto delle tasse, per i “redditi bassi” che rappresentano oltre il 50% dei dichiaranti, si sommano le esenzioni fiscali sull’IRPEF ordinaria (oltre 20 miliardi in sostituzione della sola decontribuzione), quelle sulle addizionali regionali e comunali, sull’IMU, su ticket, mense scolastiche, trasporti, scuolabus, rette universitarie, servizi sanitari e così via.

Insomma, gli incentivi di Stato a dichiarare il meno possibile e lavorare in nero sono davvero molto elevati.

Dall’altro lato le famiglie, non potendo dedurre fiscalmente i costi delle citate prestazioni, tendono a pagare il meno possibile: costo dell’idraulico, 1.000 euro più IVA al 22%? Senza fattura quanto fa? 900 euro,  e va bene così; perché fare l’eroe fiscale, che ben che ti vada il fisco ti manda una lettera di verifica con multa annessa? Con il nero sei sicuro e lo Stato pure ti premia. Infatti, ogni anno 70mila italiani, la maggior parte dei quali sconosciuti a INPS e fisco, chiedono l’assegno sociale che viene loro concesso senza chiedere che cosa abbiano fatto in 67 anni e di cosa abbiano vissuto: l’INPS paga a piè di domanda e in più la Pubblica Amministrazione offre maggiorazioni sulle prestazioni, carta acquisti, sconti su mezzi pubblici, bonus affitto, canone TV, gas, energia, ecc,. Perché fare i regolari? Supponiamo che ogni famiglia spenda in questi servizi 5mila euro l’anno che, moltiplicati per 27 milioni, fanno 135 miliardi. Ci sono poi le spese per dentisti e servizi sanitari aggiuntivi non intermediati dai fondi sanitari: un’altra botta di nero! E allora che fare?

Una possibile soluzione è il contrasto di interessi che riesce a risolvere tutti questi temi senza causare perdite di gettito per l’erario.

La proposta è la seguente: per un periodo sperimentale di 3 anni tutte le famiglie possono portare in detrazione dalle imposte dell’anno il 50% delle spese effettuate con regolare fattura elettronica (incrocio dei codici fiscali) nel limite di 5.000 euro annui più IVA per una famiglia di 3 componenti; importo che aumenta di 500 euro per ogni ulteriore componente. Nel caso di incapienza sono previste misure compensative (quota asili nido, mense ecc.). Risultati:

  • la famiglia, indipendentemente dal reddito, risparmia 2.500 euro di IRPEF. È come pagare i lavori – IVA compresa – al 50% che è una bella concorrenza agli irregolari, quasi una quattordicesima mensilità che, per redditi fino a 35mila euro (il 70% dei contribuenti come emerge dallo studio curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), rappresenta una riduzione del 50% del cuneo fiscale;
  • gli irregolari, diffusissimi da noi, vengono drasticamente ridotti; si inizia un “circolo virtuoso” e si spezza la catena del nero che produce ulteriore nero. Questo è forse il maggiore risultato dell’intera operazione, si riafferma la legalità;
  • lo Stato, considerando che 8 fatture su 10 sono irregolari con evasione di IVA, contributi e imposte, guadagna, nella peggiore delle ipotesi, metà gettito IVA e circa 20 miliardi di contributi sociali.

Ridurre le aliquote o fare sconti fiscali non serve a far emergere il sommerso, per il semplice fatto che gli evasori, oltre all’IRPEF agevolata, dovrebbero pagare il 24% di contributi sociali, l’Inail, l’IVA e le altre incombenze fiscali. Continuare a offrire sussidi alle famiglie produce più sommerso e minore occupazione, mentre ridurre con coraggio l’ISEE (istituendo una banca dati nazionale della spesa assistenziale che attendiamo da oltre 20 anni), incentivare a dichiarare di più e premiare le famiglie con ampie deduzioni produce un aumento di redditi, PIL, occupazione regolare e fedeltà fiscale. Non è poco.

Basta iniziare e smettere di promettere tutto a tutti e fare debito pubblico.

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