La transizione demografica rischia davvero di compromettere la sostenibilità delle nostre pensioni? Tassi di occupazione, prolungamento delle carriere e maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro sono alcune soluzioni per migliorare l’equilibrio del sistema: il caso delle Casse di Previdenza
L’evoluzione della demografia pone diverse sfide al nostro sistema di protezione sociale, tra cui una delle principali riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico. Un aiuto in tal senso può arrivare da misure che incentivino una maggiore permanenza nel mercato del lavoro e dall’ampliamento della platea dei contribuenti attraverso una maggiore partecipazione della componente femminile, che nel 2024 presentava un tasso di occupazione 20-64 anni tra i più bassi d’Europa pari al 57,4% (70,8% le media UE27).
In questa direzione si sta muovendo il mondo delle libere professioni: sempre con riferimento al 2024, il numero totale degli iscritti al sistema delle Casse di Previdenza private è aumentato dello 0,33% rispetto al 2023 raggiungendo 1.657.776; valore frutto dell’incremento di circa il 10% dei pensionati attivi (130.077), a fronte del calo dello 0,41% dei lavoratori attivi (1.527.699). Una dinamica consolidata negli ultimi anni che riflette la tendenza dei liberi professionisti a proseguire l’attività lavorativa anche in età avanzata, contribuendo a garantire la sostenibilità del sistema. Dal 2005, il numero dei pensionati attivi è più che triplicato (+209,1%), con un’incidenza sul totale iscritti passata dal 3,2% al 7,8%, mentre nello stesso periodo gli iscritti attivi sono cresciuti del 20,2%.
Figura 1 – Andamento nel tempo di iscritti e pensionati attivi delle Casse di Previdenza

La fotografia degli iscritti: età, genere e redditi medi
L’ultimo Rapporto AdEPP sottolinea, infatti, la crescente importanza degli iscritti senior in un contesto di invecchiamento della popolazione, e di conseguenza della forza lavoro, a maggior ragione per una categoria come quella dei liberi professionisti che tende a entrare relativamente tardi nel mercato a causa dei lunghi percorsi formativi. Nel complesso, pur con differenze rilevanti tra le singole professioni, il 50% degli iscritti alle Casse ha un’età compresa tra i 40 e 60 anni, ma l’evoluzione nel tempo evidenzia un progressivo spostamento della distribuzione verso le fasce più anziane. Tra il 2005 e il 2024, la coorte 60-70 anni è passata dal 7,2% del totale al 17,5% e quella 50-60 anni dal 18% al 25,5%; di contro, gli under 40 sono scesi dal 41% del totale iscritti nel 2005 al 27,7% nel 2024.
Interessante notare, poi, le rilevanti differenze anagrafiche a livello di genere, conseguenza di un progressivo incremento delle “quota rosa” all’interno delle libere professioni. Le donne, infatti, sono passate dal 30% degli iscritti alle Casse nel 2007 a quasi il 42% nel 2024, con un’età media di 46 anni contro i 52 degli uomini. In particolare, si rileva come tra gli under 40 anni vi sia una prevalenza della componente femminile, pari a circa il 54% degli iscritti di questa fascia di età. Percentuale che va progressivamente a diminuire spostandosi nelle coorti successive, fino a toccare il 29% nella fascia 60-70 anni e il 15,1% tra gli over 70.
I due fenomeni sopra descritti, invecchiamento e femminilizzazione, hanno inoltre ripercussioni anche sui livelli di reddito, in quanto sia la variabile anagrafica sia quella di genere evidenziano un pay gap. Tuttavia, vale la pena sottolineare che l’analisi fa riferimento a valori medi che se, da una parte, riflettono il naturale incremento retributivo all’aumentare dell’età lavorativa, dall’altro non tengono conto di altri fattori rilevanti quali, ad esempio, il numero di ore lavorate. Nel dettaglio, il gender pay gap complessivo risulta pari al 46%, con un differenziale meno marcato nelle classi di età più giovani e in quella degli over 70 (classe in cui la componente maschile è nettamente prevalente). Tra gli under 30 il differenziale reddituale è del 25% e aumenta fino a quasi il 50% nelle fasce 40-50 anni e 50-60 anni, ossia dove si colloca il 50% degli iscritti totali. Guardando però ai valori mediani, si nota come nonostante il reddito medio delle libere professioniste sia di circa 31.462 euro, il 50% delle donne abbia un reddito inferiore ai 17.500 euro; tra gli uomini il reddito medio è invece di 58.619 euro, ma la metà dei liberi professionisti ha un reddito inferiore ai 32.500 euro. Nel complesso, solo il 30% degli iscritti (uomini e donne) hanno un reddito superiore a quello medio.
La fotografia del sistema Casse: entrate contributive e uscite per prestazioni
Come detto, il numero crescente dei pensionati attivi rappresenta un fenomeno strutturale del mondo delle Casse di Previdenza, fenomeno che contribuisce positivamente alla sostenibilità finanziaria del sistema, insieme all’ampliamento delle entrate contributive che riflette l’impegno ad affiancare i professionisti lungo tutto l’arco della vita lavorativa, non limitandosi alla sola erogazione delle prestazioni pensionistiche. Nonostante il numero di prestazioni IVS sia aumentato dal 2005 dell’84,3% a 523.454, a fronte di un incremento del totale contribuenti del 26,3% a 1.657.776, il sistema si mantiene in equilibrio con un rapporto tra entrate e prestazioni pari a 1,45 (1,52 nel 2005).
Nel dettaglio, nel 2024 le entrate contributive sono state pari a 13.868 milioni di euro, con una crescita del 161% rispetto al 2005 attribuibile soprattutto all’incremento del 292% a 1.182 milioni del totale degli altri contributi (tra cui contributo di maternità, solidarietà, ecc). Nello stesso periodo, il totale delle prestazioni erogate è passato da 3.503 milioni a 9.545 milioni (+172,5%), di cui 707 milioni (+278,3% rispetto al 2005) riferite ad altre prestazioni non IVS tra interventi assistenziali obbligatori per un totale di circa 240 milioni (tra queste, le indennità di maternità), welfare integrato per circa 200 milioni e la restante parte riguardante altre prestazioni specifiche di singole Casse.
Numeri che confermano la volontà di questi enti di ampliare il proprio raggio d’azione in un’ottica di sempre maggiore diversificazione degli interventi a favore dei propri iscritti.




