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Anziani attivi, una “riserva” a favore della comunità

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Categorie Categorie Longevity Economy

Benché spesso trascurati, gli “anziani attivi” rappresentano un’importante risorsa per il Paese: non solo per le opportunità economico-finanziarie connesse alla cosiddetta Silver Economy ma anche e soprattutto per l’importante bagaglio di esperienza e competenza che possono trasferire alla comunità

I cittadini anziani o differentemente giovani sono proprio quelli che le ricerche spesso dimenticano, orientate come sono a capire perché sempre più giovani preferiscono andarsene, perché si punta a costruire soprattutto grattacieli, perché viverci costa sempre di più, perché si pensa per lo più a occuparsi di turismo. Eccetera…

Le città, e non solo le città! Sono per lo più città di anziani, che diventeranno proporzionalmente sempre più numerosi in virtù della flessione della natalità e di altri motivi. Ebbene, un’ampia fetta di questi Cittadini anziani, in prevalenza pensionati, non amano più le città in cui sono nati e cresciuti, vi hanno lavorato e vi abitano. Non le amano perché sono molto cambiate e non vi si trovano più a proprio agio. In molti non le riconoscono più e vi si sentono estranei, specialmente nelle grandi metropolitane. 

Qualcuno dirà, è vero però che gli anziani hanno anche esigenze particolari dovute all’età e a cosa fanno o non possono più fare.

Certamente, ed è proprio per questo motivo che è necessario sentire e valutare le loro opinioni e prendere in considerazione anche le loro esigenze.

Perché i “cittadini anziani” hanno anche proprie esigenze particolari che riguardano soprattutto i servizi di assistenza alla persona, i servizi sanitari, i servizi domiciliari, così come la necessità di stare in compagnia, di partecipare alla comunità, di avere luoghi di frequentazione nei quali incontrarsi e incontrare anche giovani, ove discutere e confrontarsi. Non amano la “movida” e preferiscono i circoli o – come spesso vengono chiamate – le case di quartiere. 

La realtà “anziani attivi” può anche essere considerata come una “riserva” a favore della comunità, perché comprende persone desiderose di dare ma gratuitamente una mano in diversi modi, sfruttando il proprio bagaglio professionale e la propria voglia di essere utili in cambio di un riconoscimento sociale e non economico. 

I politici dovrebbero afferrare, e in fretta, questa opportunità che è una vera necessità nel proporre queste tematiche affinché le stesse siano prese nella dovuta considerazione dalle amministrazioni comunali.  Occorre occuparsi, è tempo urgente per farlo, del “pianeta” anziani/differentemente giovani. E si tratterà sempre di più di una realtà con un consistente potere, sia dal punto di vista economico (Silver Economy) sia sociale e politico.

Come hanno già capito in alcuni Paesi, negli Stati Uniti per esempio, dove l’insieme della popolazione anziana viene assimilata a una “riserva petrolifera da sfruttare”, tanto che l’Harvard University ha varato un nuovo Dipartimento per studiare e valorizzare la “longevity”: da Silver  Economy a Longevity Economy, che sarà la grande economia dei prossimi decenni, come viene dettagliatamente presentato in un prezioso libro di Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

In Francia, per fare un altro esempio, da tempo è nata l’associazione Voisines Vigilantes, con lo scopo di controllare e migliorare la vivibilità di città e luoghi in cui si vive.

E in Italia?

Finora si è segnato il passo anche se qualcosa si sta muovendo, soprattutto a livello di ricerca: come quella del Dipartimento di Psicologia della Bicocca che ha voluto indagare la propensione alla generosità in funzione dell’età dei partecipanti al target e ha scoperto che quelli potenzialmente più generosi sono, appunto, gli ultrasessantenni.

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