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Quel filo sottile tra benessere economico e impegno etico verso il Pianeta

Economia e Società
Categorie Categorie Sostenibilità, Investimenti

La necessità di una crescita più sostenibile trova oggi maggiore consapevolezza ma, nel passare dalla riflessione teorica alla declinazione pratica di modelli produttivi, finanziari e di welfare, si scontra con scenari (dalle tensioni geopolitiche alla rivoluzione AI) mutevoli e incerti. Eppure, la pianificazione di lungo periodo è l’unica chiave per non spezzare il precario equilibrio tra benessere economico e rispetto del Pianeta

Si è inizialmente pensato che le due necessità potessero convivere e che anzi l’una potesse prendere fervore e sostenesse l’altra: prosperare e crescere all’infinito è la stella polare di governi e governanti così come lo è, in linea teorica, il rispetto etico e ambientale del nostro Pianeta e dei suoi abitanti. La crescita economica, però, deve sempre più oggi essere rapportata e commisurata alla situazione attuale e ai megatrend che convivono nella società: la demografia, la questione energetico-ecologica e la transizione tecnologico-digitale.

Questi tre macrotrend, che sono oggi nelle agende dei governi di tutto il mondo, meritano una contestualizzazione e vanno rapportati alla costante necessità di investimenti finanziari cosiddetti “responsabili”. Si iniziò a parlare della Just Transition, ovvero della “transizione giusta” in riferimento agli investimenti responsabili, già a partire dagli anni Settanta e Ottanta fino a che divenne un fondamento delle politiche internazionali con l’Accordo di Parigi del 2015. Da qui, lo schema del ragionamento che prevedeva programmazione a lungo/lunghissimo termine, che è poi venuto meno con l’arrivo dei grandi macro/megatrend.

Le transizioni in atto sono fondamentalmente 3:

  • quella energetica ed ecologica, legata senza soluzione di continuità alla demografia ma anche alla tecnologia, e influenzata dai cambiamenti negli equilibri geopolitici, che stanno ulteriormente amplificando la necessità di nuove fonti di energia;
  • infine, quella legata alla tecnologia che, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, è sempre più veloce, sempre più performante, sempre più energivora e similmente alla crescita economica, senza limiti apparenti.

Una crescita esponenziale e sproporzionata quella legata ai temi della sostenibilità che ha però avuto un apice di slancio travolgente iniziato in maniera potente nel 2015 con la pubblicazione degli SDGs delle Nazione Unite e che ora è necessario correggere con un ritorno alle origini, ponendo limiti e confini più marcati per non rischiare l’effetto burnout, cioè quella fase grigia e buia che succede a quello dello spropositato entusiasmo. Questo fisiologico periodo di flessione accade in un’epoca storica segnata da tensioni di livello mondiale che vedono i maggiori player (USA, Russia, CINA, Unione Europea) protagonisti assoluti: il che ci dà, in primo luogo, l’importanza e la grandezza dei conflitti in corso e che, come seconda considerazione, ci invita a riflettere sulla loro vicinanza territoriale al nostro Paese (Medio Oriente, Est Europa, etc) con conseguenze tangibili.

La soluzione per far sì che quel filo sottile non si spezzi è tanto semplice quanto efficace: occorre ritornare alle origini, alla giusta transizione e allungare l’orizzonte temporale, non ragionare nel breve/brevissimo termine ma farlo nel medio e lungo periodo, cominciando il prima possibile perché siamo ormai già in ritardo.  Un “monito” che vale per la finanza ma anche e soprattutto per l’etica e la sostenibilità. È certamente da tenere in considerazione il fatto che una situazione di instabilità diffusa possa portare a degli aggiustamenti tattici immediati ma l’orizzonte temporale deve essere di lungo periodo e nel segno della convivenza tra crescita ed etica.  Ripensare modelli economici, ritornare agli inizi delle grandi transizioni dove le stesse erano pensate – per definizione – come di lungo corso, cercando un’economia e una crescita economico-finanziaria più equa e giusta, più sostenibile (anche finanziariamente), senza rinunciare a ritorni, performance, impatti concreti e misurabili.

Cercando di calare questo modello nei megatrend, a livello demografico, ciò significa ragionare sulla necessità di nuovi servizi, nuovi strumenti, nuovi modi di abitare, nuovi modi di regolare le attività della cosiddetta Silver Economy, una nuova finanza che deve essere a portata e portante per questa grande “fetta” di popolazione, sempre più rilevante sia per la sua numerosità sia per il crescente peso economico, oltre che per l’importante bagaglio di esperienza con cui possono ancora contribuire a crescita sociale, occupazione e mercato del lavoro.

Non meno importante allungare l’orizzonte nella transizione tecnologia e digitale dove, invece, l’AI accelera e accorcia i tempi per definizione. Il processo di automazione è avviato e inevitabile e sta avvenendo in tempi forse troppo stretti e che rischiano, se non adeguatamente “governati”, di accorciarsi sempre più, senza tenere conto delle certe implicazioni ambientali tra le quali, su tutte, l’eccessivo dispendio energetico.

Infine, la sostenibilità stessa, un impegno etico verso il Pianeta, la finanza sostenibile, gli investimenti responsabili che hanno vissuto negli ultimi anni un repentino ripensamento negli strumenti, nelle norme, negli investimenti stessi. All’epoca della Just Transition, la finanza sostenibile etica era stata concepita come filone di lungo termine, il tema climatico lo era, l’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacci, tutto portava a considerazioni sul lungo periodo. Poi, come detto, tutto ha subito un’accelerazione con i rendimenti in primis che venivano cercati nel breve e i rischi che venivano visti come opportunità di investimento da cogliere rapidamente.

Oggi, in questa inesplorata fase di nuovi equilibri mondiali e di ampio ripensamento sulla questione etica, la soluzione è un ritorno alle origini con una programmazione più ragionata e a lunga scadenza che consenta di non spezzare quel sottile filo tra crescita economica e responsabilità etica e sostenibile verso il Pianeta.

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