Eventi climatici estremi e perdita di biodiversità hanno conseguenze concrete sui mercati e sugli investimenti. Integrare questi fattori nelle decisioni finanziarie consente di rafforzare la resilienza e il valore dei portafogli nel lungo periodo
a cura di Etica Sgr
A confermare questa tendenza è l’edizione 2026 del Global Risks Report, che colloca cambiamenti climatici ed eventi meteorologici estremi, seguiti da perdita di biodiversità e alterazioni critiche nei sistemi terrestri, tra i principali rischi globali in una prospettiva di lungo termine. Il costo delle catastrofi naturali è in costante crescita e non si limita alla dimensione economica: lo squilibrio ambientale produce infatti rilevanti conseguenze sociali, con impatti strutturali sulla stabilità delle economie e delle comunità.
In questo scenario, investire nella natura non rappresenta soltanto una scelta ambientale, ma una leva strategica per la stabilità economica e finanziaria. Il Sesto Rapporto sul Capitale Naturale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica evidenzia come un piano diffuso di riqualificazione ecologica possa generare benefici pari a 2,4 miliardi di euro a fronte di 261 milioni di costi, con un ritorno quasi nove volte superiore all’investimento iniziale.
La rigenerazione ambientale agisce come un moltiplicatore di valore: sostiene l’occupazione, riduce i rischi legati ai cambiamenti climatici e rafforza la competitività dei sistemi produttivi. La natura costituisce a tutti gli effetti un capitale produttivo essenziale, da cui dipende la stabilità dell’economia globale attraverso la fornitura di servizi ecosistemici fondamentali.
La rilevanza finanziaria di questi fattori è evidenziata anche dalla Banca Centrale Europea: il 72% delle imprese dell’Eurozona dipende direttamente da almeno uno di questi servizi naturali e il 75% dei prestiti bancari è concesso a settori che ne beneficiano. In tale contesto, il ruolo delle istituzioni finanziarie diventa cruciale. Trascurare la biodiversità significa ignorare un rischio reale e sistemico: la sua perdita può compromettere le catene di approvvigionamento, innescando un aumento dei prezzi delle materie prime, ritardi operativi, scarsità di risorse e una maggiore instabilità dei mercati.
È in questa prospettiva che si colloca l’approccio di Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica con oltre 25 anni di esperienza nella gestione di fondi comuni etici e responsabili. Nella selezione delle aziende in cui i fondi investono, il valore maggiormente considerato è il grado di impegno destinato alla tutela della biodiversità, i sistemi di gestione e monitoraggio adottati, la disclosure dei dati e l’eventuale coinvolgimento in controversie ambientali. Coerentemente con questo approccio, dal 2020 è poi firmataria del Finance for Biodiversity Pledge e, dal 2025, parte della Finance for Biodiversity Foundation, che coordina il Pledge e che oggi riunisce circa 200 istituzioni finanziarie per un totale di 23.000 miliardi di euro in gestione. Nel 2025, ha inoltre sottoscritto il Belém Investor Statement on Rainforests, l’appello che invita i governi ad adottare politiche efficaci per fermare la deforestazione entro il 2030, riconoscendo la tutela delle foreste come condizione imprescindibile per la stabilità economica e finanziaria globale.
Accanto alla dimensione ambientale, emergono con forza anche le implicazioni sociali della crisi climatica. La just transition, intesa come una transizione energetica giusta e inclusiva che tenga conto delle comunità e dei lavoratori maggiormente esposti dal processo di decarbonizzazione, è parte integrante del dialogo di Etica con le società presenti nei fondi comuni di investimento della società.



