Un Quaderno CONSOB di recente pubblicazione evidenzia le possibili criticità associate al crescente utilizzo dei canali digitali nella comunicazione finanziaria: presidio della rete, rafforzamento della presenza istituzionale e interventi di alfabetizzazione tra le “barriere di protezione” individuate, a favore della platea retail, per arginare una marea di informazioni e attori che le producono
Il crescente utilizzo dei canali digitali sta trasformando profondamente il modo in cui i prodotti finanziari vengono presentati e distribuiti e, soprattutto, i mezzi tramite i quali i risparmiatori acquisiscono informazioni potenzialmente rilevanti per le loro decisioni di investimento: su tutti i social media, dove ormai proliferano profili che trattano di risparmio e finanza, affiancandosi a siti e app che offrono idee di trading (anche generate dall’intelligenza artificiale), piattaforme video e community online, offerte formative in forma di academy e percorsi “gamificati”. Realtà in espansione sulla quali ha di recente acceso i riflettori CONSOB attraverso la pubblicazione di un Quaderno volto a indagare i possibili profili di rischio per gli investitori retail tra finalità informative, educative e promozionali dai confini non sempre perfettamente delineati, che rappresentano di conseguenza un’importante sfida anche per il regolatore.
Se da una parte, accanto agli intermediari tradizionali, emergono nuovi agenti di mercato che, pur operando spesso al di fuori del perimetro regolamentare classico possono esercitare un’influenza significativa sul pubblico retail, anche senza scomodare l’eventualità di intenti ingannevoli o fraudolenti, dall’altra va infatti poi sottolineato come le dinamiche tipiche dell’attuale ecosistema digitale – dalla centralità di format brevi alle logiche algoritmiche di amplificazione, passando per la necessità di soddisfare precise metriche di engagement – tendano infatti a premiare narrazioni semplificate e dal forte impatto emotivo, talvolta anche a discapito della capacità dell’utente di percepire correttamente rischi e opportunità associati alle diverse scelte di investimento.
Tabella 1 – I principali attori del nuovo ecosistema digitale

Come ben evidenziato da Dario Colonnello, tra gli autori della pubblicazione firmata anche da Allegra Canepa, Massimo Caratelli, Alessia Ottavianelli e Paolo Soccorso, «l’ecosistema digitale ha ribaltato il paradigma storico dell’asimmetria informativa», dando vita a una sorta di paradosso: mentre in passato il rischio per l’investitore derivava soprattutto dalla scarsità di notizie, oggigiorno nasce dal suo opposto, vale a dire dall’ingestibile sovrabbondanza di dati. «Un rumore di fondo costante», che può indurre facilmente in errore anche a causa della difficoltà nel distinguere tra fonti attendibili e fonti che non lo sono e, sempre più spesso, anche tra contenuti sponsorizzati e contenuti che non lo sono. Tra le pratiche segnalate come piuttosto ricorrenti non solo la pubblicità occulta ma, di fatto, anche le call-to-action non trasparenti, nel corso delle quali gli utenti vengono chiamati a interagire – nella forma di like, commenti e condivisioni – con campagne promozionali remunerate cui non viene data l’opportuna evidenza.
Ecco che, una volta delineato lo scenario di riferimento, il Quaderno passa dunque “all’azione” formulando spunti e indicazioni operative su come rafforzare le tutele dell’investitore attraverso un monitoraggio continuo dei canali digitali, una comunicazione istituzionale attenta e interventi di educazione finanziaria (e digitale) mirati a trasferire le competenze necessarie per riconoscere intenti, incentivi e segnali di rischio nei contenuti online. Premessa indispensabili a farsi è che, a fronte dei possibili rischi di disinformazione, sovraccarico cognitivo e pratiche manipolative, il legislatore europeo ha già predisposto una rete di tutele per l’investitore retail. Tutele che tuttavia si scontrano quotidianamente, da una parte, con la natura intrinsecamente transfrontaliera della comunicazione digitale e, dall’altra, con piattaforme tecnologiche – e, di pari passo, anche pratiche abusive – che si evolvono su scala globale a una velocità mai vista prima.
Pensare di agire unicamente attraverso risposte nazionali o meramente reattive sarebbe pertanto del tutto inefficace: «Di fronte alle sfide poste dall’ecosistema finanziario digitale – si legge nel Quaderno – emerge con crescente chiarezza la necessità di affiancare alle misure di enforcement tradizionali un insieme di best practice proattive, volte a migliorare la qualità dell’informazione e a rafforzare la tutela degli investitori retail».
Detto altrimenti, la vigilanza sui canali digitali impone un approccio proattivo capace di combinare strumenti tecnologici avanzati con attività coordinate a livello internazionale e misure preventive basate sulla responsabilizzazione diretta dell’intera filiera (regolatori, intermediari finanziari, creatori di contenuti e piattaforme digitali, quali motori di ricerca). Un primo punto cruciale rilevato da CONSOB è quindi la collaborazione tra i diversi attori, allo scopo di implementare non solo meccanismi, rapidi ed efficaci, di identificazione e rimozione di contenuti fraudolenti o abusivi ma anche l’adozione di standard di condotta e autodisciplina via via più elevati, soprattutto in materia di chiarezza, completezza, trasparenza e conflitti di interesse. Il secondo pilastro d’azione individuato è poi l’educazione finanziaria digitale, da intendersi come trasferimento non di sole nozioni teoriche quanto piuttosto di strumenti di “autodifesa digitale” che mettano gli investitori retail nella condizione di verificare le fonti, riconoscere i messaggi di naturale pubblicitaria (anche quando mascherati) e, più in generale, di valutare in maniera critica e consapevole i contenuti diffusi attraverso la Rete, riconoscendo eventuali segnali di allarme.
La leva tecnologica – CONSOB si distingue nel panorama internazionale per l’uso sistematico dell’interdizione tecnica – viene così affiancata e rafforzata da una maggiore (e fondamentale) consapevolezza del pubblico.


