Nel 2025 cresce ancora la ricchezza delle famiglie italiane ma non in modo uniforme, con un incremento della concentrazione a favore del 10% più ricco e delle fasce più anziane della popolazione. Dinamica in parte spiegata anche dalla diversa composizione dei portafogli, più orientata verso attività finanziarie a scapito di liquidità e immobili
Gli ultimi dati diffusi da Banca d’Italia mostrano come continui a crescere la ricchezza privata delle famiglie italiane. Da un’analisi più approfondita emerge però una crescente concentrazione principalmente per effetto della tipologia di asset detenuti e sempre più a favore delle fasce più anziane della popolazione. Scarsa cultura finanziaria, da un lato, e problematiche strutturali del mercato del lavoro italiano dall’altro, con la conseguenza di un progressivo calo dei salari reali negli ultimi 30 anni che ha inciso sulla capacità di risparmio, sembrano essere alla base dell’acuirsi di questa tendenza.
Nel quarto trimestre del 2025, la ricchezza netta (che comprende immobili e attività finanziarie, al netto dei debiti) delle famiglie italiane ammontava a 453mila euro per famiglia, in lieve aumento rispetto al 2024 (431mila euro per famiglia). Un valore medio che però, guardando la mediana, scende a 178mila euro a conferma di una distribuzione fortemente sbilanciata: il 10% più ricco delle famiglie detiene il 60,6% della ricchezza netta totale (con il 50% del totale detenuto dal 5% più benestante), mentre la metà meno abbiente delle famiglie solo il 7,2%. L’analisi di lungo periodo conferma questo trend: rispetto al 2010, infatti, la ricchezza media è cresciuta da 375mila a 453mila euro mentre quella mediana è scesa da 200mila a 178mila euro. Allo stesso modo, la ricchezza detenuta dal 10% e dal 5% più ricco è salita rispettivamente dal 52% al 60,6% e dal 39,9% al 50,3%, mentre quella del 50% meno abbiente è scesa dall’8,5% al 7,2%.
La composizione del portafoglio varia però sensibilmente in base alla ricchezza. Nel complesso, circa la metà della ricchezza complessiva degli italiani è rappresentata da immobili per 5.591 miliardi, il cui peso sul totale è però sceso dal 60% del 2010 al 49,3%. La liquidità è passata dall’11% al 12%, mentre le quote di fondi comuni di investimento sono salite dal 3,6% al 7,9% a 893 miliardi e la ricchezza finanziaria di impresa – ossia le partecipazioni – dal 7,3% al 16,3%. Banca d’Italia sottolinea come negli ultimi anni azioni e fondi abbiano beneficiato dell’andamento positivo dei mercati finanziari, contribuendo all’aumento della ricchezza finanziaria delle famiglie. Questa crescita non riflette però un ampliamento uniforme della ricchezza del Paese, poiché tali strumenti sono ad appannaggio soprattutto della fascia più ricca della popolazione, verosimilmente più incline all’investimento finanziario e alla diversificazione del proprio portafoglio.
Per le famiglie nella metà meno abbiente, viceversa, oltre il 90% delle attività detenute è costituito da abitazioni (73,6%) e depositi (17,5%), mentre solo l’1,1% è detenuto in quote di fondi. Al contrario, il top 10% presenta un portafoglio più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi. Abitazioni e liquidità rappresentano il 30,2% e l’8,3% delle attività e i fondi il 10,3%. Ciò che colpisce, inoltre, è che i valori della classe media (decili 6-9) sono molto più simili alla fascia meno abbiente, con il 67,1% rappresentato da abitazioni, il 14,7% da depositi e il 3,7% da fondi comuni.
Se si guardano i dati in termini di attività detenute dalle famiglie, quindi, sembra emergere chiaramente l’importanza delle attività finanziarie nella generazione di nuova ricchezza, contribuendo in parte a spiegare la sua stessa crescente concentrazione. Secondo l’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni in Italia a cura di Assogestioni, sono 12,4 milioni gli italiani che investono in fondi comuni, in aumento del 7% rispetto all’anno precedente, per un tasso di partecipazione rapportato all’intera popolazione salito dal 19,7% al 21%. Il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto quota 679 miliardi di euro dai 608 miliardi del 2024, con un investimento medio di 55.000 euro e uno mediano compreso in un intervallo tra i 16.000 e i 20.000 euro.
Un aspetto interessante e che sembra andare di pari passo con la crescente concentrazione patrimoniale riguarda l’andamento demografico: l’Osservatorio sottolinea come negli ultimi 30 anni non sia invecchiata solo la popolazione, ma anche la ricchezza finanziaria che è progressivamente convogliata verso le fasce di età più elevate. L’età media del sottoscrittore italiano è di 61 anni, con gli over 55enni che rappresentano il 64% del totale di cui gli over 65 il 40%. Le fasce fino a 45 anni di età pesano invece per il 19%, di cui gli under 35 il 10%, mostrando una spiccata preferenza per i piani di accumulo come modalità di investimento a conferma di una maggiore propensione dei più giovani a investire nel tempo con versamenti regolari, anche di importi limitati in virtù di una minore capacità di risparmio.
Il panorama dei sottoscrittori per fasce d’età è quindi profondamente cambiato – o meglio invecchiato – rispetto al 2005, quando l’età media era di 54 anni e gli over 65enni il 26% del totale, contro il 36% degli under 45.


