Secondo le stime dell’ultimo Report Itinerari Previdenziali, ammonta a oltre 1.080 miliardi di euro (262 per la sola previdenza complementare) il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani, pari a circa il 48% del PIL nazionale. Le novità normative in materia previdenziale, dall’adesione automatica alla gestione diretta delle rendite per i fondi pensione fino a nuove possibili agevolazioni per gli investimenti in economia reale, potrebbero poi ulteriormente sviluppare il mercato
In linea con i risultati degli ultimi due anni, prosegue anche nel 2025 la crescita del patrimonio degli investitori istituzionali (welfare contrattuale e fondazionale), passato dai 142,85 miliardi di euro del 2007 ai 334,28 miliardi dello scorso anno, con un incremento del 134%. Di questi, circa l’80% è affidato direttamente o indirettamente a gestori professionali. In percentuale del PIL, il patrimonio di fondi pensione negoziali e preesistenti, Casse Privatizzate, Fondazioni di origine Bancaria e forme di assistenza sanitaria integrativaè pari al 14,8%; includendo anche il welfare privato (Compagnie di Assicurazione del settore Vita, rami I, IV e V, fondi aperti e PIP), tale rapporto aumenta al 48%.
La fotografia scattata dal Tredicesimo Report annuale Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2025”, presentato questa mattina a Milano nella prestigiosa cornice offerta dalla Sala Parterre di Borsa Italiana, è quella di un Paese che negli anni è riuscito a conservare e consolidare il proprio mercato istituzionale, resistendo a scenari avversie raggiungendo una dimensione ormai piuttosto rilevante anche nel confronto internazionale.
Figura 1 – Il patrimonio dei fondi pensione in rapporto al PIL nei Paesi OCSE nel 2025

Guardando ad esempio alla sola previdenza complementare, se si considera che il rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il PIL è pari all’12,1%, quando in molti altri Paesi supera il 50%, risulta evidente come il nostro sia un mercato già molto interessante, ma con alte potenzialità di sviluppo, con le nuove norme del Governo e quelle allo studio che potrebbero generare ulteriori rafforzamenti patrimoniali.
Le novità normative
La Legge di Bilancio per il 2026 ha, infatti, introdotto alcune importanti novità in ambito previdenziale. Tra le altre, dall’1 luglio 2026, per i dipendenti del settore privato di prima assunzione, esclusi i lavoratori domestici, è prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare, con possibilità per il lavoratore di esercitare una scelta diversa entro 60 giorni dalla data di prima assunzione.
Secondo le stime elaborate dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, come ha commentato nel corso dell’evento di presentazione il Professor Alberto Brambilla, «supponendo un’età di ingresso a 22 anni, verranno iscritti automaticamente circa 350mila lavoratori all’anno per i prossimi 5 anni e oltre 24 miliardi in più nei primi 8 anni».
Sul fronte delle erogazioni, invece, la nuova possibilità per i fondi pensione di gestire direttamente le rendite consentirà di ridurre i riscatti, RITA e le trasformazioni in rendita assicurativa che, in totale, nel 2025 sono stati pari a 5,1 miliardi e, secondo l’ipotesi avanzata da Itinerari Previdenziali, potrebbero consentire nei prossimi 8 anni un aumento del patrimonio di circa 20 miliardi.
Una mappatura del mercato istituzionale italiano
Con un approccio prevalentemente quantitativo, il Report – realizzato con cadenza annuale a partire dai bilanci ufficiali degli enti analizzati– illustra caratteristiche e attività dei principali operatori del Paese indagandone tra i diversi aspetti anche numerosità, dimensione, rendimenti e composizione patrimoniale, e catalogando inoltre i soggetti gestori cui questi investitori affidano i propri patrimoni, sia direttamente (tramite mandati di gestione) sia indirettamente (mediante la sottoscrizione di strumenti del risparmio gestito).
Nel dettaglio, come rilevato dalla tredicesima edizione della pubblicazione, sono 268 i player istituzionali operativi a fine 2025 (21 in meno rispetto all’anno precedente). Si tratta di 84 Fondazioni di origine Bancaria (-1 rispetto al 2024), 20 Casse Professionali Privatizzate, 33fondi negoziali e 131 fondi preesistenti (-20 rispetto al 2024 e -173 negli ultimi 10 anni), cui si aggiungono poi Casse e fondi di assistenza sanitaria integrativa, 324 secondo gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute, fermi però al 2022.
«Un numero sicuramente elevato – la precisazione del Professor Brambilla – tanto più se si considera che i primi 50 fondi rappresentano da soli, per iscritti e patrimonio, i due terzi dell’intero settore e che alla sanità privata manca ancora, a differenza della previdenza complementare, una legge quadro che regolamenti in via definitiva un sistema sempre più rilevante per un Paese che invecchia come l’Italia. Ciononostante, quest’anno è stato fatto un primo importante passo verso una maggiore trasparenza del settore, con l’introduzione, a partire dal 2027, dell’obbligo di pubblicazione dei bilanci d’esercizio per tutte le forme di assistenza sanitaria integrativa».
In termini patrimoniali, nel 2025 gli investitori istituzionali evidenziano un patrimonio che ammonta a 334,38 miliardi di euro, in aumento di 19 miliardi (+6%), in linea con la crescita registrata lo scorso anno. In dettaglio, 53,1 miliardi fanno capo alle Fondazioni di origine Bancaria, 122,68 miliardi alle Casse di Previdenza, 81,52 ai fondi negoziali, 71,89 ai fondi preesistenti e circa 5,19 miliardi si stima possano essere gestiti dalle forme di assistenza sanitaria integrativa. A questi investitori si aggiungono i soggetti operanti nel welfare cosiddetto privato, e cioè i fondi pensione aperti, i Piani Individuali Pensionistici (PIP) e le Compagnie di Assicurazione relativamente al ramo Vita, il cui patrimonio complessivo ammonta a 746,63 miliardi, con un aumento di circa 32 miliardi di euro rispetto ai 714,22 del 2024. Sommando il welfare contrattuale alle Casse e Fondazioni e al welfare privato, il patrimonio totale raggiunge i 1.081 miliardi con un aumento di 51,46 miliardi rispetto ai 1.029,54 miliardi di euro del 2024. Allargando lo sguardo all’intero periodo temporale di riferimento, si conferma l’aumento del patrimonio degli investitori istituzionali rispetto ai 404,11 miliardi di euro del 2007: un incremento complessivo, nonostante le innumerevoli crisi, pari al 134%. Come il 2024, il 2025 è stato quindi un anno positivo per tutti gli investitori istituzionali.
Figura 2 – L’evoluzione del patrimonio degli investitori istituzionali italiani (valori in miliardi)

I rendimenti 2025 e le conferme del primo semestre 2026
Nel 2025 l’andamento dei mercati finanziari ha beneficiato della progressiva stabilizzazione dell’inflazione in prossimità degli obiettivi delle Banche Centrali e del conseguente allentamento delle politiche monetarie. Nonostante l’acuirsi di nuove tensioni geopolitiche, la crescita economica e il commercio internazionale non hanno subito contrazioni significative, mostrando una tenuta superiore alle attese. Le tendenze osservate sui mercati si sono riflesse sui risultati degli investitori istituzionali, che hanno registrato in media rendimenti positivi, in particolare per le linee a maggiore contenuto azionario e, in misura minore, per quelle che investono maggiormente in titoli di Stato e altri titoli di debito: i fondi aperti e i PIP-Unit Linked hanno segnato performance rispettivamente pari al 5,7% (+6,5% nel 2024) e al 5,1% (+9% nel 2024), seguiti dai fondi negoziali con il 4,8% (+6% nel 2024) e dai fondi preesistenti con il 3,8%; le gestioni separate hanno registrato un +1,5% e le Fondazioni di origine Bancaria un +7,5%.
«Valutando la redditività su orizzonti temporali più coerenti con il risparmio previdenziale – precisa Alberto Brambilla – emerge che la buona diversificazione degli investimenti ha consentito di mantenere un vantaggio nella media a 10 anni sia per i rendimenti composti sia per quelli cumulati, su inflazione e media quinquennale del PIL, pareggiando il rendimento del TFR ad eccezione dei fondi negoziali,mentre anche i risultati dell’ultimo triennio mostrano rendimenti nettamente positivi e superiori ai benchmark del TFR e dell’inflazione in scia al recupero dei mercati finanziari dopo il crollo del 2022, che invece pesa ancora sui risultati a 5 anni».
Figura 3 – Rendimenti a confronto: annui, dal 2015 al 2025, medi annui composti a 3, 5 e 10 anni, cumulati
(valori percentuali)

Peraltro, nei primi sei mesi del 2026 gli investitori istituzionali registrano in media risultati positivi nonostante l’incertezza legata all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente: 3,8% per i fondi pensione negoziali, 4,3% per i fondi aperti, 5,7% per i PIP “nuovi” mentre le gestioni separate di ramo I hanno segnato +0,8%. Scomponendo per linee di investimento, i comparti azionari hanno registrato performance in media pari al 6,7% nei fondi negoziali, al 6,8% nei fondi aperti e all’8,1% nei PIP di ramo III; nelle linee bilanciate i risultati sono in media pari al 4% nei fondi negoziali, al 4,4% nei fondi aperti e al 4,7% nei PIP. Rendimenti medi intorno all’1% si rilevano per i comparti obbligazionari e garantiti. Nello stesso semestre, il TFR è cresciuto del 2,3% e l’inflazione del 2,7%.
Positivo l’andamento delle Casse privatizzate, il cui patrimonio alla fine del primo semestre 2026 è stimato oltre i 132 miliardi, con flussi contributivi netti positivi. Per le Compagnie di Assicurazione nel primo semestre 2026, si evidenzia una lieve crescita dei nuovi premi (+0,6% rispetto all’analogo periodo del 2025), riconducibile principalmente all’incremento della raccolta di ramo III (+9,4%) mentre prosegue, seppur in diminuzione, la raccolta negativa del ramo I (-3,0%).



