Nonostante una spesa per la previdenza obbligatoria complessivamente sotto controllo, alcune gestioni mostrano segnali di fatica anche nel 2024: bene commercianti, parasubordinati, dipendenti del settore privato e, al di fuori del perimetro INPS, liberi professionisti iscritti alle Casse. Ancora in passivo la gestione dei dipendenti pubblici
Nel 2024 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni previdenziali INPS e alle Casse dei liberi professionisti, al netto della quota GIAS, è ammontata a 286,138 miliardi di euro, con un aumento sull’anno precedente di 18,73 miliardi (+7% in termini percentuali), imputabile sia all’incremento del numero dei pensionati sia alla rivalutazione delle rendite all’inflazione, piena – in verità – solo nel caso delle rendite di importo più basso. Un aumento che, secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, non sposta il giudizio complessivo sulla tenuta della previdenza italiana: il sistema regge e continuerà a farlo in futuro, a patto di compiere scelte coerenti con la demografia e di saper contenere una spesa assistenziale fuori controllo da troppo tempo.
In particolare, lasciate ormai alle spalle le difficoltà del periodo pandemico, prosegue lo slancio delle entrate contributive, cresciute di 11,74 miliardi nel 2024, quando il valore ha toccato quota 260,59 miliardi di euro. Il bilancio della nostra previdenza beneficia dunque di fatto del miglioramento dei parametri occupazionali: aumento dei lavatori attivi, dei salari e del monte ore lavorate compensano l’incremento della spesa, tanto che migliora anche il saldo previdenziale pur restando in negativo per 25,55 miliardi di euro.
«Lo scorso anno il passivo era di 30,72 miliardi, quindi il miglioramento c’è seppur non “miracoloso” – chiarisce Michaela Camilleri per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – ma il trend è da considerarsi comunque buono. Tanto più se si considera, come già rilevato dalle precedenti edizioni del Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, che il dato complessivo risente pesantemente dei disavanzi di alcune gestioni, che ormai da tempo vessano in condizioni di disequilibrio».
I dati di dettaglio delle principali gestioni INPS
A fronte di un risultato complessivamente positivo per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti, meritano allora peculiare attenzione i passivi di alcune gestioni dell’Istituto Nazionale di Previdenza sociale (da solo rappresentativo del 95% delle entrate e del 97% dell’intera spesa di sistema), a cominciare da quella dei dipendenti pubblici che, ancora una volta, presenta il disavanzo più marcato.
All’interno di un quadro segnato da forti differenze interne, con riferimento al 2024, sono infatti solo 4 le gestioni obbligatorie INPS che si distinguono per saldi previdenziali positivi: il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, con un attivo di 23,6 miliardi di euro; i commercianti, che presentano un saldo positivo pari a 5,90 miliardi; i lavoratori dello spettacolo ex ENPALS, con +357,79 milioni di euro; la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati che, con un saldo salito da 8,62 a 9,91 miliardi, si conferma favorita dall’istituzione piuttosto recente, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni dall’importo contenuto.
Tutte le altre gestioni presentano invece “conti in rosso”: secondo le stime del Tredicesimo Rapporto Itinerari Previdenziali, con un saldo negativo di 46,3 miliardi di euro, il passivo più elevato è appunto quello dei dipendenti pubblici, da solo rappresentativo del 90,5% delle perdite registrate dai fondi che hanno chiuso l’anno in deficit. Non trascurabile, tuttavia, anche la situazione della gestione degli artigiani, del fondo CDCM (coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e del fondo di previdenza dei giornalisti ex INPGI, di recente confluito in INPS. Per l’ex INPGI, il passivo al 2024 ammonta a 443,7 milioni. Di difficile valutazione, infine, i saldi negativi dei fondi speciali confluiti nel FPLD: mentre i pensionati che aumentano anno dopo anno vengono caricati sulle ex gestioni, i nuovi assunti vengono conteggiati nel fondo dei lavoratori dipendenti dalla data di incorporazione.
Le principali gestioni INPS: focus su dipendenti privati e dipendenti pubblici
L’aggregato dei fondi pensione dei lavoratori privati comprende, oltre al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in senso stretto (FPLD), anche i dati relativi alla gestione dei dirigenti di aziende industriali (ex INPDAI) e alle gestioni degli ex fondi speciali (fondo trasporti, telefonici, elettrici) che, con contabilità separate, sono confluiti nel tempo al suo interno e cui si aggiungono ulteriori Fondo Volo, Fondo Imposte di Consumo e Fondo Clero, più altri fondi minori non presi in considerazione dal Rapporto. Il totale dei fondi dei dipendenti privati, che assorbe più della metà delle prestazioni e oltre il 60% delle entrate dell’intero sistema obbligatorio, ha presentato nel 2024 un saldo da 11,588 miliardi. Valore positivo risultante da entrate contributive al lordo dei trasferimenti pari a 162,451 miliardi di euro e da uscite per prestazioni pari a 150,863 miliardi di euro: il miglioramento rispetto ai 3,889 miliardi di euro è netto e principalmente imputabile al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (+23,6 miliardi), unica gestione in attivo del comparto, insieme alla gestione ex ENPALS.
Guardando dunque al FPLD in senso stretto, che rappresenta peraltro la gestione previdenziale numericamente più significativa del comparto, il saldo previdenziale per l’anno di indagine è positivo per 23,61 miliardi di euro. Nel dettaglio, le entrate contributive salgono a quota 150,716 miliardi, comprensivi degli apporti della GPT e della GIAS per le contribuzioni figurative relative alle prestazioni di sostegno al reddito, ma crescono anche le uscite per prestazioni (al netto GIAS), che risultano pari a 127,106 miliardi (l’apporto GIAS è stato di 32,551 miliardi di euro). A ogni modo, anche i principali indicatori di tenuta sono buoni: il rapporto attivi/pensionati è di 2,08, ben al di sopra del valore nazionale. Il rapporto tra contributo medio al netto dei trasferimenti (cioè, quello realmente pagato da lavoratori e imprese) e pensione media al lordo della GIAS (cioè, l’importo di pensione effettivamente incassato dal lavoratore al lordo dell’IRPEF) è di 2,29 volte.
Tabella 1 – Fondo pensioni lavoratori dipendenti FPLD

«D’altra parte, come per gli anni precedenti – precisa Camilleri – il risultato complessivo del fondo è appunto condizionato negativamente dagli ex fondi speciali che, nel loro insieme, presentano un saldo negativo di 11,06 miliardi, ex INPGI compresa: malgrado l’esigua rappresentatività pesano sui conti INPS soprattutto le prestazioni di miglior favore erogate ai vecchi iscritti. Un fenomeno che riguarda ormai le sole pensioni di più remote e, considerata la progressiva armonizzazione delle regole di calcolo e pensionamento introdotta a partire dalla riforma Dini, e i cui effetti sono pertanto da ritenersi ormai “in esaurimento”».
A causa di un disavanzo importante, al FPLD sembra quasi fare da contraltare, in negativo, la gestione dei dipendenti pubblici (ex INPDAP): al netto dei 10,8 miliardi di euro del contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro – lo Stato, per l’appunto – il deficit 2024 ammonta a 46,363 miliardi di euro, risultanti da entrate per 47.275 milioni e uscite per 93.638 milioni (compresi 4,8 milioni erogati ai pensionati pubblici come quote di pensioni al minimo). Da considerare inoltre la GIAS che, in forza dell’art 2, comma 4, della L. 183/2011, ha contribuito con 19,2 miliardi di euro in favore delle gestioni pensionistiche dei pubblici dipendenti. Tuttavia, laddove si considerasse, come avveniva quando INPDAP era autonomo, l’apporto complessivo dello Stato di 10,8 miliardi per il contributo aggiuntivo (previsto dalla L. 355/1995 in quanto lo Stato fino alla costituzione di INPDAP non versava i contributi previdenziali a suo carico), le entrate salirebbero a 58,075 miliardi, riducendo così il disavanzo a 35,563 miliardi di euro.
Tabella 2 – Fondo dipendenti pubblici (ex INPDAP)

Le principali gestioni INPS: artigiani, commercianti e parasubordinati
Tra le gestioni in rosso, anche quella degli artigiani che presenta un disavanzo di 3,818 miliardi di euro; dato in verità piuttosto in linea con i risultati degli anni precedenti. In particolare, sempre con riferimento al 2024, ammontano a 10,482 miliardi i versamenti contributivi, in miglioramento rispetto ai 10,215 del 2023 anche per effetto dell’aumento dell’aliquota introdotto dalla legge Monti-Fornero; registrano invece un certo peggioramento le uscite per prestazioni, che “pesano” per 14,300 miliardi di euro, di cui 720 milioni di sole integrazioni al minimo (il 5,03% delle uscite).
«Difficile valutare – commenta la dottoressa Camilleri – il futuro del comparto, che ha senza dubbio a lungo risentito, oltre che della crisi economica, anche dell’impatto della legge 233/90 che, equiparando le regole di calcolo delle pensioni a quelle dei lavoratori dipendenti, ha in molti casi generato prestazioni non coerenti con i contributi realmente versati (pensioni ormai vecchie, e in calo progressivo). A pesare in chiave prospettica soprattutto l’effetto combinato della progressiva diminuzione dei lavoratori in attività e del continuo aumento dei pensionati, che ormai dal 2017 hanno superato i lavoratori».
Per il 2024, il rapporto attivi/pensionati è pari a 0,74, mentre il rapporto tra pensioni media e contributo medio ammonta a 1,34: due parametri da migliorare per la stabilità di una gestione che fatica anche nel “ricambio generazionale”. Guardando sempre al 2024, gli artigiani sessantenni rappresentano infatti il 25,9% del totale, la classe di età 50-59 il 34,4% e quella da 40 a 49 anni il 24,2%. Solo il 3,3% degli artigiani ha attualmente meno di 30 anni.
Situazione opposta per il saldo della gestione commercianti che, nel 2024, ha registrato un attivo di 590 milioni di euro, con un apporto GIAS pari a 2.014 milioni, quindi a oltre 2 miliardi. Migliorano in particolare le entrate contributive – negli ultimi anni a un buon livello, sempre per effetto dell’aumento delle aliquote – che passano da passano da 12,642 a 12,946 miliardi, mentre peggiorano di 868 milioni di euro le uscite per prestazioni che salgono a 12,356 miliardi; cifra quest’ultima comprensiva di 558 milioni di integrazioni al minimo, il 4,51% del totale. Nel complesso, dunque, il saldo è positivo benché in calo rispetto ai 1,514 miliardi del 2023. Giova in questo caso, e soprattutto nel confronto con gli artigiani, un discreto rapporto attivi/pensionati che, anche grazie a nuovi iscritti operanti nei servizi e turismo, si mantiene tutto sommato costante nel tempo intorno alla soglia di 1,28.
Merita infine attenzione la Gestione Separata, destinata alla copertura dei cosiddetti parasubordinati: gestione che, anche nel 2024, presenta un saldo contributi/prestazioni in positivo per 9,913 miliardi di euro. Come rilevato dal Tredicesimo Rapporto Itinerari Previdenziali, l’attivo è il risultato di 12,409 miliardi di entrate e “soltanto” 2,496 miliardi di uscite per prestazioni, tutte peraltro calcolate con il metodo contributivo, un unicum tra le gestioni INPS. Avviata nel marzo 1996, la Gestione Separata mostra risultati strettamente correlati alla sua età ancora molto giovane: una vita relativamente breve che, per il momento, beneficia di un ottimo rapporto attivi/pensionati (2,78) e ha generato pensioni di importo contenuto (4.320 euro annui l’importo medio dei trattamenti in pagamento). D’altra parte, piuttosto modesto è anche il numero delle prestazioni erogate, 621.400, in aumento rispetto allo scorso anno quando erano 586.480, a fronte di 1.7300.000 contribuenti.
«Alla luce di pensioni di importo contenuto e periodi di versamento generalmente poco estesi nel tempo – commenta Camilleri – dovrebbe allora far riflettere il peso dell’aliquota contributiva, oggi superiore a quella di artigiani e commercianti. Ecco perché il Rapporto propone per il futuro delle rimodulazioni, che appaiono ancora più necessarie con riferimento a una gestione alla quale si appoggiano, spesso in via solo temporanea, persone che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro, magari con rapporti di collaborazione non stabili».





