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Dagli stili di vita agli screening oncologici: perché occorre fare più prevenzione in Italia

Sanità
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Per migliorare il benessere individuale e allentare al tempo stesso la pressione sul SSN, a beneficio dell’intera collettività, occorre il contributo di tutti. Eppure, i dati suggeriscono come molti italiani siano ancora “restii” ad adottare stili di vita più salutari (come esercizio fisico o riduzione del consumo di alcol) e tendano a sottovalutare l’importanza della prevenzione, come dimostra l’adesione ancora piuttosto contenuta ai  programmi di screening promossi dalla sanità pubblica

Come più volte sottolineato dal Professor Silvio Angelo Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, l’essere o meno in salute non dipende esclusivamente dalla genetica, o dalla “fortuna”, ma è anche e innanzitutto una scelta consapevole, oltre che una responsabilità individuale. Molte delle malattie che minacciano il nostro benessere psico-fisico e, al tempo stesso, appesantiscono un Servizio Sanitario Nazionale già messo sotto pressione tanto dai vincoli di finanza pubblica quanto dal progressivo invecchiamento della popolazione, sarebbero infatti in parte evitabili abbracciando stili di vita più sani e improntati alla prevenzione. Con ripercussioni positive per l’intero sistema socio-sanitario: un autentico circolo virtuoso nel quale una decisione salutare per sé diviene un vero e proprio atto di solidarietà collettiva, nei confronti della comunità e delle generazioni future.

L’assunto di partenza è in effetti semplice, almeno sul piano teorico: eccesso di peso, sedentarietà, abitudine al fumo e uso non moderato di alcol possono aumentare il rischio di sviluppare alcune patologie croniche (non trasmissibili) o comunque dalle conseguenze cliniche anche piuttosto severe. Poiché si tratta per lo più di comportamenti modificabili, il loro monitoraggio, la diagnosi precoce e le azioni di contrasto rappresentano interventi essenziali di prevenzione: come si sta muovendo l’Italia in tal senso? La risposta in alcuni recenti statiche Istat, che monitorano il comportamento dei nostri concittadini nel corso del 2025 rispetto ad alcuni fattori di rischio per la salute, offrendone un ritratto non del tutto lusinghiero.

Prevenzione e fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol

Come riferisce l’Istituto, nel confronto con l’UE a 27 Paesi, l’Italia presenta tassi tutto sommato contenuti di obesità e una quota inferiore di fumatori abituali; tuttavia, il Belpaese si distingue anche per la scarsa diffusione dell’attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il mantenimento di un buon stato salute.

Nel dettaglio, al 2025, risulta pari al 46,4% la quota di persone con età superiore ai 18 anni che si trova in una condizione di eccesso di peso: di queste, il 34,8% è clinicamente in sovrappeso, mentre l’11,6% soffre di obesità. Una condizione che riguarda circa 5 milioni e 750mila persone, quota tutto sommato stabile rispetto all’anno precedente ma in chiaro aumento se si guarda invece all’ultimo decennio, quando è sì diminuita la quota relativa al sovrappeso ma è contestualmente aumentata, dal 9,8% all’11,6%, la componente relativa all’obesità. Tra gli adulti, l’eccesso di peso colpisce soprattutto gli uomini e tende a crescere di pari passo con l’età: il picco di prevalenza dell’obesità si registra tra i 65 e i 74 anni per entrambi i generi, mentre l’eccesso di peso patologico tende solitamente a ridursi dai 75 anni in su. Tra i minori, poco più 1 ragazzo su 4 risulta in eccesso di peso, per un totale di circa 2 milioni di soggetti: in questo caso, la maggiore diffusione della condizione riguarda i bambini tra i 3 e i 10 anni, con il sovrappeso che si riduce quindi con l’adolescenza.

Nel frattempo, diminuisce rispetto al 2024 la sedentarietà ma resta comunque pari al 30,8% – circa 17 milioni e 670mila individui – la quota di persone di 3 anni o più che dichiarano di non svolgere né sport né attività fisica nel corso del proprio tempo libero. In questo caso, sono le donne a presentare livelli di sedentarietà più elevati (34,2% contro 27,2%): un gap che trova conferma a quasi tutte le età e, in particolare, tra le persone di 75 anni e più dove si dichiara sedentario il 47,2% degli uomini e il 65,9% delle donne. La quota di sedentari è pari al 15,5% tra i bambini di 6-10 anni e si mantiene bassa tra i minori, mentre a partire dai 35-44 anni riguarda già più di 1 adulto su 4. Tra le persone di 65 anni, forse prevedibilmente, la tendenza cresce e più di 1 persona su 3 si dichiara sedentaria, con particolare impatto dai 75 anni in su, fra i quali quasi 6 intervistati su 10 dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero.

Tabella 1 – Eccesso di peso, sedentarietà, consumo di alcol e fumo nel 2025

Eccesso di peso, sedentarietà, consumo di alcol e fumo nel 2025
Fonte: Istat

Sia l’eccesso di peso sia la sedentarietà mostrano poi un forte gradiente territoriale, con la quota di persone adulte in eccesso di peso che raggiunge il 49,3% nel Mezzogiorno (il 37% è in sovrappeso mentre il 12,3% è obeso). Allo stesso modo, le prevalenze di persone che non svolgono sport né attività fisica aumentano significativamente passando dal Nord (20,3%) al Centro (26,0%) e al Sud (41,2%). Con la sola significativa eccezione della Sardegna, nella maggior parte delle regioni meridionali e insulari più del 40% della popolazione non pratica attività fisica: le percentuali più elevate di sedentarietà si rilevano in Calabria (46%), Sicilia (45,7%), Campania (44,8%) e Basilicata (41,3%)

Quanto al consumo di alcol e fumo, nel 2025 risulta pari al 18,6% la quota di fumatori tra la popolazione di 11 anni o più, il che significa che circa 10 milioni di persone dichiarano di consumare tabacco o fumare quindi sigarette, sigari o pipa. D’altro canto, soprattutto tra i giovani, risulta in aumento il ricorso a nuovi prodotti, come sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato non bruciato. Per entrambi i dispositivi, l’aumento di consumo ha interessato indifferentemente uomini e donne, con una crescita molto marcata tra i 18 e i 34 anni (+8,5% tra il 2021 e il 2025): nel 2021, gli utilizzatori di sigarette elettroniche erano poco più di 1 milione mentre oggi sono più di 2. Sempre con riferimento al 2025, il consumo a rischio di bevande alcoliche ha riguardato 8 milioni e 79mila persone. Nel complesso, il 15,1% della popolazione dagli 11 anni in su: particolarmente rilevante quell’8,2% interessato dal fenomeno del cosiddetto binge drinking, molto diffuso tra gli uomini (12% tra i maschi contro il 4,6% tra le donne). Sul fronte dell’età, comportamenti non moderati nel consumo di alcolici si osservano più frequentemente tra gli adolescenti di 11-17 anni, tra i giovani e gli adulti fino a 44 anni e tra gli over 65, per i quali  il superamento delle quantità raccomandate avviene soprattutto in occasione dei pasti e si può pertanto associare sia ad abitudini culturalmente assai radicate sia a una scarsa consapevolezza dei possibili rischi per la salute. Meglio in questo caso il Mezzogiorno, dove si osservano le prevalenze meno elevate (13,2% al Sud e 12,1% nelle Isole) di consumo di alcol a rischio, a fronte del 17,9% del Nord-Est.

Dai comportamenti a rischio agli effetti per la salute: patologie croniche, decessi e prevenzione

“Cattive abitudini” che possono appunto concorrere anche all’insorgenza di malattie o di loro eventuali complicanze tanto che, come riferisce sempre Istat, nel 2025 il 46,8% della popolazione adulta (dai 18 anni in su) ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica, mentre è ammontata al 26,5% la quota di ha riferito comorbilità, vale a dire la presenza contemporanea di due o più patologie croniche. Se a queste malattie si aggiunge però anche l’obesità, che l’OMS fa a tutti gli effetti rientrare tra le cronicità, la quota di persone con almeno una patologia cronica sale al 51,1% mentre la comorbilità passa al 29,1%. Dati tanto più importanti laddove si considerino anche le statistiche sui decessi (l’anno di riferimento è in questo caso il 2023): le cause di morte più frequenti nella popolazione si confermano le malattie del sistema circolatorio (206.119 decessi) e i tumori (175.147), che insieme causano il 57% del totale dei decessi; seguono le malattie del sistema respiratorio e le demenze (inclusa la malattia di Alzheimer), responsabili rispettivamente dell’8% e del 5% dei decessi. Tra loro, dunque, anche patologie – come quelle cardio-vascolari – la cui comparsa e il cui decorso possono essere influenzate da fattori di rischio quali fumo, alcol, eccesso di peso e scarsità di esercizio.

Quanto invece ai tumori, nell’ambito della prevenzione e di quei comportamenti che possono favorire una diagnosi precoce e aumentare l’efficacia delle possibili cure, da non trascurare anche il tema dell’adesione a eventuali programmi di screening lì dove e quando previsti. Il report dell’Osservatorio Nazionale Screening ha di recente diffuso i dati relativi alle risposte ottenute agli inviti effettuati nel 2025, con particolare riferimento alle tre iniziative di screening oncologico attualmente offerte a titolo gratuito dal SSN, a quelle persone che soprattutto in funzione del sesso e dell’età vengono maggiormente considerate a rischio di insorgenza di una determinata patologia, vale a dire screening mammografico, cervicale e colon-rettale: su 17.717.331 persone invitate, quelle che hanno aderito sono state 7.514.527, solo poco più del 42% del totale.

Figura 1 – Copertura da esami per screening mammografico, cervicale e colonrettale, stratificato
per macroaree geografiche  (anno 2025)

Copertura da esami per screening mammografico, cervicale e colorettale, stratificato per macroaree geografiche (anno 2025)
Fonte: Osservatorio Nazionale Screening

Nel dettaglio, mentre il programma di screening per il tumore della mammella ha migliorato il valore di copertura rispetto all’anno precedente, attestandosi al 53,1%, quello di screening cervicale ha registrato una copertura complessiva del 48,4%, in calo di circa 2,6 punti rispetto al 2024. Leggermente in crescita anche lo screening colon-rettale, il cui livello di copertura complessivo resta però piuttosto basso – 34,9% – anche nel confronto con gli altri programmi previsti. Piuttosto marcate, poi, le differenze territoriali, con i valori massimi registrati soprattutto al Nord; ampiamente al di sotto della media nazionale, invece, Sud e Isole, seppur con un trend di miglioramento nel corso del tempo che lascia spazio a qualche piccolo spiraglio di ottimismo per il futuro.

Divergenze territoriali che persistono anche passando dall’analisi del tasso di copertura a quella del tasso di adesione, che misura l’effettiva risposta dei cittadini a fronte dell’invito alla prevenzione. Nel 2025 la mammografia di screening è stata offerta a 4.086.909 persone, ma l’adesione corretta – vale a dire “ripulita” da soggetti che non abbiano potuto aderire per ragioni di natura tecnica o clinica (ad esempio, errori di recapito o test già effettuato di recente) – è stata complessivamente pari al 58,4%, con un aumento rispetto al 2024 del 4%. Bene soprattutto il Nord con il 66% (+3% sul 2024), seguono quindi il Centro con il 55,9% (+2%) e Sud e Isole, con un valore del 47,9% in crescita di ben 7 punti percentuali rispetto al 2024 e in parte spiegato dalle azioni mirate alla promozione degli screening oncologici nelle regioni meridionali previste dal Programma nazionale equità per la salute 2021-2027, che iniziano ora a raccogliere i propri frutti. Si colloca ciononostante al Sud la regione che regista il tasso più basso, vale a dire la Calabria che, con il 39,4%, si distanzia enormemente dal 78,7% messo a segno dalla provincia autonoma di Trento e dell’82% della Valle d’Aosta; dato però, quest’ultimo, condizionato dal basso valore estensione degli inviti, verosimilmente indirizzati soprattutto a persone che avevano già risposto positivamente a precidenti sollecitazioni.

Per quanto riguarda lo screening cervicale, complessivamente considerati ottimali valori  di estensione superiori al 90% (non raggiunti nel 2025 solo dalla Provincia Autonoma di Bolzano, dalla Campania, dell’Emilia-Romagna e dal Friuli-Venezia Giulia), a fronte di 3.639.937 inviti, sono stati 1.497.603 i test effettivamente realizzati. Il tasso di adesione corretta è a livello nazionale è quindi in questo caso del 43,5%, con il valore più basso in assoluto registrato dalla Calabria con il 16,7%; piuttosto basso anche il dato del Lazio che, con il 29,1% fa di poco peggio della Sicilia, ferma al 29,3%. Mentre Nord e Centro perdono però complessivamente 1 e 1,5 punti percentuali rispetto al 2024, Sud e Isole crescono ancora, migliorando nel confronto con l’anno precedente di 4 punti percentuali (37% vs 32,7%).

Venendo infine allo screening colon-rettale, nel 2025 il numero di persone di età compresa tra 50 e 69 anni invitate a eseguire il test di screening per la ricerca del sangue occulto è stato di 8.249.833 soggetti, pari al 98,2% della popolazione avente diritto.  L’adesione all’invito si è però fermata al 35,8%, in linea con il 2024: ancora una volta, meglio il Nord  (47,2% stabile rispetto al 2024), mentre sotto alla media nazionale sia il Centro (31,1%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente) sia Sud e Isole, con un valore del 22,1%, in aumento dell’1% rispetto al 2024. Anche in questo caso, la regione con il tasso più basso di adesione è risultata la Calabria pari al 6,4%, mentre il Veneto ha raggiunto il valore più alto con il 65,3%.

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