Logo il Punto

Oppressi dalle tasse? Sì, ma solo in pochi

ilPunto di Vista
Categorie Categorie Fisco

Ancora una volta dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF  a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali emergono importanti contraddizioni: l’Italia ne esce come un Paese solo all’apparenza povero, dove il grosso carico fiscale grava su quel 18,78% di contribuenti che dichiarano redditi dai 35mila euro in su, ma che sembra raccontare molto altro se si guarda anche ai consumi

L’articolo è stato pubblicato sul Sole 24 Ore dell’1/5/2026
Quasi la metà degli italiani non ha redditi, mentre il 30% paga l’80% di tutta l’IRPEF di cui 65% a carico del 18,78% che dichiara da 35mila euro in su.  

È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati MEF e Agenzia delle Entrate relativi ai redditi prodotti nel 2024, dichiarati nel 2025 e resi disponibili qualche giorno fa. Il primo paradosso è che su una popolazione, a fine 2024, di 58.943.464 persone quelli che dichiarano redditi da 300mila euro lordi anno (circa 155mila euro netti) in su, sono 58.700, lo 0,1%, della popolazione, e pagano il 6,49% di tutta l’IRPEF (e si suppone molta parte di IRES e IRAP), pari a 14,03 miliardi per un importo pro capite di 238.006 euro. Da soli versano più IRPEF dei 27,8 milioni di cittadini italiani con redditi fino a 20mila euro che, in totale, corrispondono 10,84 miliardi di euro.

Per garantire a questi nostri connazionali la sola spesa sanitaria, che nel 2024 è costata 2.347 euro pro capite, facendo la differenza tra quanta IRPEF è stata da loro versata e il costo totale, occorre che altri italiani onesti si carichino, per il solo 2024, di una spesa di 54,45 miliardi. Ciò significa che esauriti questi 10,8 miliardi, a parte qualche modesto pagamento di IVA e accise, questi cittadini beneficiano di tutti i servizi dello Stato in modo totalmente gratuito per tutto l’anno. Non solo: sono anche i maggiori beneficiari delle prestazioni correlate all’ISEE, che sono costate nel solo 2024 oltre 190 miliardi, a carico ovviamente dei pochi cittadini che pagano le tasse.

Quelli che hanno presentato una dichiarazione dei redditi sono stati 42.837.963 (267.885 in più rispetto ai redditi 2023): a ogni dichiarante corrispondono 1,375 abitanti. Quelli che versano almeno un euro di IRPEF sono solo 34,105 milioni; di questi oltre 2,2 milioni pagano in totale 213.097, quindi il 46% circa degli italiani non ha redditi, non paga tasse, vive a carico della collettività e tuttavia beneficia gratuitamente di tutti i servizi dello Stato e degli enti locali (assistenza sociale, istruzione e tutto il resto). Certo, se le liste d’attesa aumentano e i giovani medici emigrano all’estero dove prendono 4 o più volte del misero stipendio italico, non c’è da stupirsi, anzi è già un miracolo che qualcosa funzioni nonostante a pagare siano in pochi.

Ma chi sono? Quelli che dichiarano oltre 35 mila euro lordi l’anno (circa 2 mila euro netti al mese) sono il 18,78%, meno di 8 milioni e pagano il 65% di tutta l’IRPEF.

Se aggiungiamo i redditi da 29 a 35mila euro (l’11,44% dei contribuenti) si scopre che il 30% degli italiani paga l’80% di tutta l’IRPEF e, probabilmente, anche gran parte delle imposte dirette. Riassumendo, il 70% degli italiani che dichiarano redditi fino a 29mila euro pagano il 21,33% (2 punti in meno rispetto al 2023) di tutta l’IRPEF, un’imposta di 46 miliardi, pari a un terzo della spesa sanitaria.

Analizzando per scaglioni di redditi i dichiaranti redditi negativi sono 1.148.697; da 0 a 7.500 euro lordi sono 6.820.135, vivono in media con meno di 3.500 euro l’anno e pagano sempre mediamente 19 euro di IRPEF l’anno. Proseguendo oltre nell’analisi, si trovano poi 7.426.239 soggetti, che corrispondono con la persona a carico a 10.227.548 di abitanti, i quali dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi l’anno, vivono con 11.250 euro in media e versano 204 euro l’anno. Tra 15mila e 20mila euro di reddito lordo sono 4,79 milioni e pagano un’imposta media annua di 1.773 euro, che si riduce a 1.288 euro per singolo abitante. Con i contribuenti tra 20mila e 26mila euro, che sono 6,65 milioni, e con i 3,05 milioni tra i 26mila e i 29mila euro lordi l’anno, arriviamo al fatidico 70%.

Dunque, chi paga? Oltre ai 58.700 che dichiarano da 300mila euro in su e pagano come 259 contribuenti fino a 20mila euro di reddito, quelli che dichiarano tra 200mila a 300mila sono 89.358 (3mila in più del 2023) e pagano 7,8 miliardi di IRPEF, pari al 3,63% del totale, con un’imposta media di 87.065 euro. Tra 100mila e 200mila euro ci sono 601.622 (45mila in più del 2023) dichiaranti che versano 26,2 miliardi pari al 12,14% del totale e un’imposta media di 43.600 euro Seguono 1,9 milioni che dichiarano da 55mila a 100mila euro di reddito annuo e si sobbarcano 39,75 miliardi di IRPEF, con un versamento medio di 20.634 euro, e quelli tra 35mila a 55mila euro (5,36 milioni), pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro.

In conclusione, è difficile pensare che solo il 18% della popolazione dichiari redditi da 35mila euro in su e credere che 11 milioni di italiani vivano con redditi da zero a 7.500 euro, cioè una media di circa 312 euro lordi al mese, e che altri 10 milioni vivano con meno di mille euro lordi al mese. Siamo così poveri?

È povero un popolo che, nel 2024, si gioca 150 miliardi al gioco d’azzardo più altri 25 miliardi irregolari (quasi 3mila euro a testa, neonati compresi)?

È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a pay-tv, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica  e molto altro? No! E infatti siamo i primi nella classifica OCSE per evasione fiscale e ultimi per tasso di occupazione e produttività. Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, basando le sue politiche su un falso sogno, il cui asse portante è l’ISEE, incentrato sul pericoloso binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato”, mentre invece “più dichiari meno agevolazioni, meno bonus e più tasse e più controlli”. E, infatti, meno si dichiara e più agevolazioni e distribuzione di denaro pubblico (a debito), AUUF, sussidi, prestazioni assistenziali e bonus si ottengono, oltre alla generosa NASpI. Ieri APE, pensioni, quattordicesime, poi bonus a pioggia, defiscalizzazioni, con oggi  anche “le bollette”, hanno creato negli ultimi 10 anni 800 miliardi di nuovo debito e zero sviluppo (siamo gli ultimissimi della classe).

C’è sempre un motivo per fare debito. E allora perché lavorare e dichiarare se tutta la politica vuole distribuire soldi non suoi per raccattare qualche voto?

Menu