Ancora una volta dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali emergono importanti contraddizioni: l’Italia ne esce come un Paese solo all’apparenza povero, dove il grosso carico fiscale grava su quel 18,78% di contribuenti che dichiarano redditi dai 35mila euro in su, ma che sembra raccontare molto altro se si guarda anche ai consumi
Quasi la metà degli italiani non ha redditi, mentre il 30% paga l’80% di tutta l’IRPEF di cui 65% a carico del 18,78% che dichiara da 35mila euro in su.
È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati MEF e Agenzia delle Entrate relativi ai redditi prodotti nel 2024, dichiarati nel 2025 e resi disponibili qualche giorno fa. Il primo paradosso è che su una popolazione, a fine 2024, di 58.943.464 persone quelli che dichiarano redditi da 300mila euro lordi anno (circa 155mila euro netti) in su, sono 58.700, lo 0,1%, della popolazione, e pagano il 6,49% di tutta l’IRPEF (e si suppone molta parte di IRES e IRAP), pari a 14,03 miliardi per un importo pro capite di 238.006 euro. Da soli versano più IRPEF dei 27,8 milioni di cittadini italiani con redditi fino a 20mila euro che, in totale, corrispondono 10,84 miliardi di euro.
Per garantire a questi nostri connazionali la sola spesa sanitaria, che nel 2024 è costata 2.347 euro pro capite, facendo la differenza tra quanta IRPEF è stata da loro versata e il costo totale, occorre che altri italiani onesti si carichino, per il solo 2024, di una spesa di 54,45 miliardi. Ciò significa che esauriti questi 10,8 miliardi, a parte qualche modesto pagamento di IVA e accise, questi cittadini beneficiano di tutti i servizi dello Stato in modo totalmente gratuito per tutto l’anno. Non solo: sono anche i maggiori beneficiari delle prestazioni correlate all’ISEE, che sono costate nel solo 2024 oltre 190 miliardi, a carico ovviamente dei pochi cittadini che pagano le tasse.
Quelli che hanno presentato una dichiarazione dei redditi sono stati 42.837.963 (267.885 in più rispetto ai redditi 2023): a ogni dichiarante corrispondono 1,375 abitanti. Quelli che versano almeno un euro di IRPEF sono solo 34,105 milioni; di questi oltre 2,2 milioni pagano in totale 213.097, quindi il 46% circa degli italiani non ha redditi, non paga tasse, vive a carico della collettività e tuttavia beneficia gratuitamente di tutti i servizi dello Stato e degli enti locali (assistenza sociale, istruzione e tutto il resto). Certo, se le liste d’attesa aumentano e i giovani medici emigrano all’estero dove prendono 4 o più volte del misero stipendio italico, non c’è da stupirsi, anzi è già un miracolo che qualcosa funzioni nonostante a pagare siano in pochi.
Ma chi sono? Quelli che dichiarano oltre 35 mila euro lordi l’anno (circa 2 mila euro netti al mese) sono il 18,78%, meno di 8 milioni e pagano il 65% di tutta l’IRPEF.
Se aggiungiamo i redditi da 29 a 35mila euro (l’11,44% dei contribuenti) si scopre che il 30% degli italiani paga l’80% di tutta l’IRPEF e, probabilmente, anche gran parte delle imposte dirette. Riassumendo, il 70% degli italiani che dichiarano redditi fino a 29mila euro pagano il 21,33% (2 punti in meno rispetto al 2023) di tutta l’IRPEF, un’imposta di 46 miliardi, pari a un terzo della spesa sanitaria.
Analizzando per scaglioni di redditi i dichiaranti redditi negativi sono 1.148.697; da 0 a 7.500 euro lordi sono 6.820.135, vivono in media con meno di 3.500 euro l’anno e pagano sempre mediamente 19 euro di IRPEF l’anno. Proseguendo oltre nell’analisi, si trovano poi 7.426.239 soggetti, che corrispondono con la persona a carico a 10.227.548 di abitanti, i quali dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi l’anno, vivono con 11.250 euro in media e versano 204 euro l’anno. Tra 15mila e 20mila euro di reddito lordo sono 4,79 milioni e pagano un’imposta media annua di 1.773 euro, che si riduce a 1.288 euro per singolo abitante. Con i contribuenti tra 20mila e 26mila euro, che sono 6,65 milioni, e con i 3,05 milioni tra i 26mila e i 29mila euro lordi l’anno, arriviamo al fatidico 70%.
Dunque, chi paga? Oltre ai 58.700 che dichiarano da 300mila euro in su e pagano come 259 contribuenti fino a 20mila euro di reddito, quelli che dichiarano tra 200mila a 300mila sono 89.358 (3mila in più del 2023) e pagano 7,8 miliardi di IRPEF, pari al 3,63% del totale, con un’imposta media di 87.065 euro. Tra 100mila e 200mila euro ci sono 601.622 (45mila in più del 2023) dichiaranti che versano 26,2 miliardi pari al 12,14% del totale e un’imposta media di 43.600 euro Seguono 1,9 milioni che dichiarano da 55mila a 100mila euro di reddito annuo e si sobbarcano 39,75 miliardi di IRPEF, con un versamento medio di 20.634 euro, e quelli tra 35mila a 55mila euro (5,36 milioni), pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro.
In conclusione, è difficile pensare che solo il 18% della popolazione dichiari redditi da 35mila euro in su e credere che 11 milioni di italiani vivano con redditi da zero a 7.500 euro, cioè una media di circa 312 euro lordi al mese, e che altri 10 milioni vivano con meno di mille euro lordi al mese. Siamo così poveri?
È povero un popolo che, nel 2024, si gioca 150 miliardi al gioco d’azzardo più altri 25 miliardi irregolari (quasi 3mila euro a testa, neonati compresi)?
È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a pay-tv, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica e molto altro? No! E infatti siamo i primi nella classifica OCSE per evasione fiscale e ultimi per tasso di occupazione e produttività. Siamo evasori? Sì, ma è lo stesso Stato il “promotore” del nero, basando le sue politiche su un falso sogno, il cui asse portante è l’ISEE, incentrato sul pericoloso binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato”, mentre invece “più dichiari meno agevolazioni, meno bonus e più tasse e più controlli”. E, infatti, meno si dichiara e più agevolazioni e distribuzione di denaro pubblico (a debito), AUUF, sussidi, prestazioni assistenziali e bonus si ottengono, oltre alla generosa NASpI. Ieri APE, pensioni, quattordicesime, poi bonus a pioggia, defiscalizzazioni, con oggi anche “le bollette”, hanno creato negli ultimi 10 anni 800 miliardi di nuovo debito e zero sviluppo (siamo gli ultimissimi della classe).


