Secondo le statistiche diffuse da Banca d’Italia e Istat la ricchezza delle famiglie italiane aumenta a 11.732 miliardi di euro, ma in termini reali rimane inferiore del 5% rispetto al 2021, segnando in realtà uno dei valori più bassi del periodo 2005-2024
Nelle scorse settimane sono state divulgate le stime sulla ricchezza italiana con la consueta pubblicazione annuale congiunta rilasciata da Banca d’Italia e Istat, che consente di avere una lettura integrata delle attività patrimoniali detenute dai settori istituzionali del Paese (vale a dire le famiglie, nella loro duplice valenza di consumatori/produttori di beni e servizi; le società finanziarie; le società non finanziarie; le pubbliche amministrazioni) e della loro evoluzione del tempo.
Il patrimonio delle famiglie italiane aumenta, ma non in termini reali
In particolare, in relazione all’anno 2024, è emerso che la ricchezza delle famiglie è stata pari a 11.732 miliardi di euro netti, con un valore pro capite di 199mila euro: un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente, a prezzi correnti. Tuttavia, se si leggono i dati a prezzi costanti, il valore della ricchezza 2024 si rivela essere ancora inferiore a quello registrato nel 2021 (da cui si distanzia in negativo di oltre 5 punti percentuali) a causa della forte inflazione registrata nel 2022. In relazione al reddito lordo disponibile, è vero che la ricchezza netta è rimasta pressoché invariata dal 2023 (nello specifico, la ricchezza è 8,2 volte il reddito lordo), ma bisogna considerare che si tratta comunque di uno dei dati più bassi registrati nel periodo 2005-2024.
Figura 1 – Ricchezza delle famiglie italiane e sue componenti (2005-2024). Valori in miliardi di euro

Se si analizza la composizione del patrimonio medio netto familiare in Italia, nel periodo considerato si conferma la preminenza delle attività non finanziarie (cresciute dell’1,9% a prezzi correnti, pari a circa 124 miliardi di euro), trainate dalla componente delle abitazioni, in significativo incremento per il terzo anno consecutivo. Infatti, il valore degli immobili residenziali, salito a 5.662 miliardi alla fine del 2024, è di poco inferiore rispetto al livello massimo registrato nel 2011, quando raggiunse quota di 5.701 miliardi di euro. Vale la pena considerare che, sebbene poco più della metà della ricchezza lorda delle famiglie del Paese risulti composta da attività non finanziarie (52,9% del totale), rispetto al 2023 si è registrato un aumento dell’incidenza delle attività finanziarie, in primis del risparmio gestito, che acquisisce un peso del 15,4%, seguito da azioni (13,8%) e depositi (12,4%).
Nello specifico, alla fine del 2024, le attività finanziarie del settore “famiglie italiane”, dal valore complessivo di 6.013 miliardi di euro, sono aumentate del 3,6% in confronto all’anno precedente (206 miliardi), trainate soprattutto dagli incrementi delle quote dei fondi comuni (+92 miliardi), dei titoli di debito (+60 miliardi) e delle riserve assicurative (+45 miliardi). Sicuramente, un fattore non di poco conto che ha inciso positivamente sull’aumento delle attività finanziarie e, di conseguenza, sulla ricchezza è stato l’andamento favorevole del mercato.
Provando a operare un confronto internazionale con altre economie avanzate, la posizione dell’Italia in termini di ricchezza media delle famiglie rimane pressoché stabile in rapporto al reddito lordo, contrariamente a quanto accade per esempio in Francia e Regno Unito, dove si è registrata una contrazione per il terzo anno consecutivo.
Figura 2 – Ricchezza netta delle famiglie nel confronto internazionale
in rapporto al reddito lordo delle famiglie (2005-2024)

Analizzando i valori pro capite della ricchezza media delle famiglie, si osserva come l’Italia non esca particolarmente vincente dal confronto: con la somma di 199mila circa ad personam, che pur tiene conto del miglioramento percentuale rispetto al 2023, il nostro Paese si aggiudica uno degli ultimi posti della classifica, facendo solo poco meglio di Regno Unito e Spagna. Discorso simile può essere esteso anche alle attività non finanziarie, il cui peso sul totale del patrimonio familiare italiano rimane a un livello percentuale tra i più bassi nei Paesi considerati.
Aumenta la ricchezza delle società, si aggrava il passivo delle amministrazioni pubbliche
Spostandoci dall’orizzonte familiare a quello societario, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle società non finanziarie è pari a 1.015 miliardi di euro (+78 miliardi rispetto al 2023), grazie a uno strategico bilanciamento tra l’aumento della ricchezza lorda e la crescita delle passività (rispettivamente +152 miliardi e + 74 miliardi). Anche in questo comparto, tra le attività reali ha fatto da traino un cospicuo aumento del valore degli immobili, mentre lato finanziario è cresciuto in maniera sensibile il valore di mercato delle aziende in portafoglio.
Positivo anche il bilancio delle società finanziarie, il cui patrimonio è cresciuto di 26 miliardi, assestandosi a 610 miliardi nel 2024: è proseguita la contrazione dei depositi attivi e dei prestiti, a fronte della crescita delle azioni (+9,9%), delle quote di fondi comuni (+5,9%) e dei titoli (+1,8%), mentre si è registrata una diminuzione dei depositi passivi. Tutto un altro discorso per le amministrazioni pubbliche, in negativo alla fine del 2024 di 1.522 miliardi di euro, con un peggioramento di 96 miliardi rispetto al 2023, principalmente per effetto dell’aumento delle passività (+3%). Nel contesto internazionale, il rapporto tra ricchezza netta delle pubbliche amministrazioni e il PIL è peggiorato solo in Italia, dove dal 2005 si continua a registrare un saldo negativo, e in Francia.

