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Geopolitica, tecnologia e clima: i rischi di breve e lungo periodo

Economia e Società
Categorie Categorie Sostenibilità, Scenari geopolitici

Tra acuirsi delle tensioni commerciali e crescente minaccia di conflitti armati, la geopolitica domina la scena dei principali rischi di breve termine secondo il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum. Sul lungo termine, anche fattori ambientali e legati all’innovazione tecnologica sembrano però destinati a condizionare fortemente gli scenari del prossimo decennio

L’incertezza continua a essere il tema ricorrente per descrivere l’outlook sui rischi globali per il 2026. E l’inizio dell’anno, dal blitz USA in Venezuela alle tensioni sulla Groenlandia, fino allo scoppio dei tumulti in Iran, sembra confermare l’era post COVID come un New Normal, ossia un periodo caratterizzato dal susseguirsi di crisi improvvise e inaspettate.

Secondo il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum, i rispondenti alla survey, condotta su 1.300 esperti in tutto il mondo e inerente alla percezione sui rischi globali, hanno espresso un giudizio negativo sulle prospettive sia nel breve sia nel lungo periodo, con il 50% degli intervistati che prevede un outlook turbolento o addirittura critico nei prossimi 2 anni. Percentuale che peggiora al 57% se si prende in considerazione un orizzonte temporale di 10 anni.

I principali fattori di rischio e instabilità nel breve termine

A influire sulla percezione di instabilità sono una serie di fattori riassunti in quattro principali macrocategorie, introdotte nel Report 2024, definite come forze strutturali sempre più interconnesse, che sono alla base dell’evoluzione dello scenario dei prossimi decenni: l’accelerazione tecnologica, i mutamenti geostrategici, il cambiamento climatico e le tendenze demografiche.

In particolare, tra le principali minacce per il 2026 non sorprende che al primo posto figurino le tensioni geo-economiche (al primo posto anche allargando l’orizzonte temporale ai prossimi 2 anni), seguite dai timori per i conflitti armati tra Stati. L’aggressiva politica commerciale dell’amministrazione USA, con l’utilizzo di dazi e tariffe come strumenti di ritorsione e di negoziazione, ha contribuito a mettere in discussione le alleanze internazionali, mettendo sotto pressione i meccanismi di cooperazione multilaterale in un mondo già indebolito da crescenti rivalità, supply chain globali instabili e conflitti prolungati che rischiano di travalicare i confini regionali.

Secondo il Report, una minore trasparenza e il venire meno del rispetto del diritto internazionale, uniti all’acuirsi di misure protezionistiche, stanno minacciando la stabilità di relazioni di lunga durata, il commercio e gli investimenti, con l’effetto di alimentare la propensione al conflitto. Il risultato è l’emergere di un panorama sempre più polarizzato in cui lo scontro sta sostituendo la collaborazione e la fiducia – definita come la moneta della cooperazione – sta perdendo valore.

Parallelamente, in una partita strettamente collegata al crescere delle tensioni geopolitiche, vi sono i rischi legati allo sviluppo tecnologico, campo di sfida (in primis, tra Stati Uniti e Cina) per la supremazia globale e fattore con forti ripercussioni a livello economico-sociale. Infatti, se da un lato l’innovazione sta creando significative opportunità in diversi settori, dall’altro rappresenta sia nel breve sia nel lungo termine una potenziale fonte di incognite, che spaziano dall’impatto sul mercato del lavoro e sull’informazione, fino all’industria della sicurezza e della difesa. In particolare, misinformazione e disinformazione si posizionano al secondo posto tra i rischi più impattanti del prossimo biennio, perdendo la vetta dopo due anni consecutivi, mentre la cybersecurity si colloca al sesto posto. Misinformazione/disinformazione e cybersecurity sono invece rispettivamente al quarto e all’ottavo posto nella classifica riguardante i prossimi dieci anni,  nella quale si aggiungono al quinto posto i possibili sviluppi negativi legati all’intelligenza artificiale.

I principali rischi globali nel lungo periodo

Allargando l’orizzonte temporale al lungo periodo, a dominare le preoccupazioni per il prossimo decennio sono soprattutto fattori di carattere ambientale: al primo posto si conferma il rischio di eventi climatici estremi (presente al quarto posto anche nella classifica dei rischi di breve periodo), ad aprire un podio composto anche da “perdita della biodiversità e distruzione di interi ecosistemi” e dagli effetti di “cambiamenti critici del sistema Terra” (scioglimento delle calotte glaciali, riscaldamento degli oceani ecc.). Presenti in top 10 anche il rischio di carenza di risorse naturali, al sesto posto, e l’inquinamento, al decimo posto.

Figura 1 – Principali rischi globali nel breve (prossimi 2 anni) e nel lungo periodo (prossimi 10 anni)

Dalla geopolitica all'ambiente: i rischi globali nel breve e nel lungo periodo
Fonte: Global Risks Report 2026, World Economic Forum

Timori che trovano riscontro anche nei dati: secondo il Copernicus Climate Change Service, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale (il record appartiene al 2024) nel periodo di osservazione dal 1850 a oggi. Non solo, nell’ultimo triennio dal 2023 al 2025 la media delle temperature globali è stata per la prima volta superiore di 1,5 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale (1850-1900), limite considerato critico dagli obiettivi fissati dall’Accordi di Parigi del 2015.

Come detto, i rischi citati, e le relative forze strutturali alla loro base, non sono eventi isolati, separati tra loro, ma fattori strettamente interconnessi e che influiscono l’uno sull’altro, con ricadute concatenate su diversi aspetti della società e dell’economia. Il World Economic Forum mette quindi in guardia sulla pressione posta sui sistemi democratici dalla crescente polarizzazione sociale e politica, in cui proliferano movimenti estremisti che sfidano la resilienza delle istituzioni. Le disuguaglianze sono state giudicate il rischio globale più interconnesso per il secondo anno di fila seguito dal rallentamento dell’economia, in un contesto in cui la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi e l’aumento del costo della vita pesa sulle fasce meno abbienti.

Nel complesso, tutte queste criticità sembrano presagire una deriva in cui la competizione sostituisce la cooperazione: il 68% dei rispondenti alla survey descrive il panorama mondiale del prossimo decennio come multipolare e frammentato, un contesto nel quale i singoli Paesi daranno priorità a interessi nazionali piuttosto che ad azioni collettive, mettendo in dubbio la capacità della comunità internazionale di affrontare sfide condivise come il cambiamento climatico, la salute globale e la stabilità economica.

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