La costruzione di uno scenario di sostenibilità richiede politiche condivise, basate su un dialogo pubblico capace di guardare al medio e lungo termine. Le scelte europee sono fondamentali ma non devono ostacolare la necessaria transizione ecologica
Siamo nella morsa di una contraddizione. Le scelte per lo sviluppo sostenibile si fanno sempre più urgenti. I dati metereologici indicano un’accelerazione della crisi climatica; la giustizia sociale richiederebbe importanti scelte di inclusione, tra i Paesi e nei Paesi; la difesa della democrazia e dei diritti presuppone un dibattito pubblico e scelte politiche basate su una visione di medio e lungo termine.
Al tempo stesso, non c’è mai stata così tanta paura del futuro, come in questi tempi.
Il decennio si è aperto con una devastante quanto imprevedibile pandemia; sul piano geopolitico siamo testimoni (e coinvolti), in guerre vicine al nostro territorio che durano da anni, senza una soluzione in vista. Le scelte della nuova amministrazione americana hanno gettato il mondo in una situazione che due anni fa non avremmo neppure potuto immaginare. Se a questo si aggiunge la vertiginosa accelerazione del progresso tecnologico, con la capillare diffusione dell’intelligenza artificiale e tutte le incognite che essa pone, possiamo capire le motivazioni per le quali le persone sono sempre più sfiduciate sulla possibilità di attrezzarci per un futuro tanto difficile da immaginare.
Eppure, senza la visione necessaria per effettuare scelte di medio lungo termine non è possibile costruire un futuro sostenibile. Non è possibile, cioè, assicurare una vita “decente” a tutta la popolazione mondiale e alle future generazioni.
Forte di queste convinzioni, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, a fianco del suo impegno per l’attuazione in Italia degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ha dato vita nei mesi scorsi a Ecosistema futuro, un’iniziativa di raccordo tra i soggetti che in questo Paese lavorano in un’ottica di costruzione di scenari e di strategie di lungo termine. L’obiettivo è valorizzare i punti di forza sui quali far leva per un dialogo pubblico più ricco e lungimirante, coinvolgendo per quanto possibile le nuove generazioni.
A questo proposito, è opportuno sottolineare che, seppure ci si muova in un contesto nel quale la politica sembra guardare soltanto al presente, alcuni passi significativi sono stati compiuti. Pensiamo alla riforma costituzionale del 2022 che all’articolo nove ha introdotto la tutela dell’ambiente e l’attenzione alle future generazioni; ma anche alla legge 167/2025, approvata dal Parlamento con un’ampia maggioranza trasversale, che ha introdotto la Valutazione di impatto generazionale (Vig) nell’iter di formazione delle nuove norme. Una legge che richiede provvedimenti di attuazione ai quali l’ASviS sta dedicando la massima attenzione.
In questo contesto, la finanza svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo sostenibile, con i progressi e le difficoltà illustrate con chiarezza, come ogni anno, in questo Quaderno. Gli investitori istituzionali assumono un ruolo sempre più centrale. Sono chiamati a compiere scelte che tengano insieme sicurezza, rendimento e sostenibilità, in un orizzonte temporale coerente con gli interessi delle generazioni future.
Operare in condizioni instabili richiede strumenti analitici più avanzati, una maggiore capacità di valutazione dei rischi sistemici e, soprattutto, una visione strategica capace di integrare i diversi megatrend in atto.
Emerge chiaramente l’importanza determinante delle politiche europee, con un quadro normativo in continua evoluzione: dalle modifiche introdotte dal pacchetto Omnibus alla proposta di revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) la normativa progettata per promuovere la trasparenza nel settore finanziario con particolare attenzione agli investimenti sostenibili, fino allo sviluppo di nuovi strumenti per la gestione dei rischi climatici.
Tuttavia, il percorso della seconda Commissione von der Leyen mostra la contraddizione nella quale si dibatte l’Unione. Negli anni scorsi la precedente Commissione si era posta l’obiettivo di fare dell’Europa la campionessa mondiale dello sviluppo sostenibile. Forse si è buttato il cuore oltre gli ostacoli e sono stati commessi degli errori, prevedendo norme di transizione ecologica troppo accelerate rispetto alle possibilità economiche del Continente. Negli ultimi anni, però, rischiamo di assistere a una precipitosa marcia indietro con lo smantellamento del Green Deal e delle politiche di rendicontazione non finanziaria delle imprese.
Le conseguenze possono essere molto negative, come ha denunciato il Direttore generale della Banca d’Italia Paolo Angelini nella conferenza di quest’anno al MAECI, in merito alla revisione della CSRD, la direttiva europea per la rendicontazione non finanziaria delle imprese, ma anche più in generale sulla revisione del Green Deal: «Regole stabili incoraggiano l’investimento riducendo l’incertezza dei progetti. Ciò vale in particolare per un settore quale quello delle rinnovabili, caratterizzato da elevati costi iniziali e rendimenti diluiti nel tempo. Le modifiche della Corporate Sustainability Reporting Directive introdotte con la legislazione detta Omnibus costringono l’Italia a rivedere la legge di recepimento approvata nel 2024, aumentando l’incertezza del quadro regolamentare. Sebbene spinte dal comprensibile desiderio di ridurre i costi per le imprese derivanti dagli obblighi informativi, queste modifiche rischiano di vanificare investimenti in sistemi informativi già realizzati o avviati, e di complicare la valutazione da parte del sistema finanziario dei progetti orientati alla transizione, traducendosi in un rallentamento del percorso di adozione delle rinnovabili1».
Bisogna, dunque, evitare retromarce che rischiano di annullare investimenti e politiche già avviate.
Nessuno vuole danneggiare la competitività delle imprese europee, ma non si devono neanche eliminare gli stimoli per adeguarsi a un futuro che sarà inevitabilmente pieno di sfide sulla sostenibilità. D’altra parte, studi molto attendibili, anche di fonte Istat, hanno dimostrato che sostenibilità e competitività non sono incompatibili; al contrario, le imprese che maggiormente hanno investito nella prospettiva dei criteri ESG sono anche quelle che maggiormente hanno migliorato la loro posizione sul mercato.
Qui sta la contraddizione, o se preferite il paradosso.
Se si guarda solo all’immediato, si vede l’interesse contingente delle imprese e dei consumatori a posporre qualsiasi scelta che comporti un sacrificio o, comunque, un cambiamento coraggioso. Questo comportamento però, non affronta le sfide del futuro. Ma per cambiare i parametri, con scelte di più lunga visione, è necessario avere fiducia nel contesto in cui si compiono queste scelte e nella classe dirigente alla quale si affidano le decisioni. Una fiducia che può nascere solo dal confronto e dal dialogo tra soggetti in buona fede, tra i soggetti davvero interessati al benessere collettivo.
In questo cammino, l’ASviS continuerà a svolgere un ruolo di riferimento, promuovendo conoscenza, dialogo e visione strategica. In un tempo segnato dall’instabilità, la vera sfida è mantenere una direzione chiara e coerente, capace di tutelare il benessere delle generazioni presenti senza compromettere quello delle generazioni future.
- “Un mondo turbolento: crisi politiche e shock economico-finanziari. Quali strategie per la sicurezza economica dell’Italia?” intervento di P. Angelini, Direttore generale della Banca d’Italia, alla XVI Conferenza MAECI – Banca d’Italia con i Delegati e gli Addetti finanziari accreditati all’estero, Roma, 2 aprile 2026 ↩︎


