Protagonisti della transizione demografica più impattante del periodo, i Silver (in particolare, gli over 65) e le loro esigenze abitative diventano fattori chiave nel disegnare il paradigma sociale ed economico di domani, in cui si fa strada una nuova concezione di casa
È innegabile che negli ultimi anni l’Italia sia stata – ed è ancora – attraversata da una trasformazione demografica senza precedenti, l’invecchiamento della popolazione, tale da avere modificato in modo significativo anche la struttura delle famiglie. Infatti, la diffusione delle famiglie di piccole dimensioni, e, ancora più nello specifico, delle famiglie mononucleari, riguarda in misura crescente le persone anziane che, in questo scenario, assumono un ruolo centrale per le specifiche esigenze abitative e sociali che caratterizzano le ultime fasi dell’esistenza.
Constatata la rilevanza sociale della dimensione dell’abitare dei Silver e in particolar modo degli over 65, diventa strategico leggerne il resoconto offerto dall’ultimo Censimento Istat relativo alla condizione abitativa degli anziani nel 2023: un’indagine che viene compresa anche attraverso le informazioni dedotte dal grado di urbanizzazione (DEGURBA – Degree of Urbanisation) dei comuni.
Più di una famiglia su quattro è composta solamente da anziani
In base al Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2023, più di 1 famiglia su 4 (ovvero il 25,9%) è composta solo da over 65 – si parla di quasi 6,9 milioni su un totale di 26,5 milioni – mentre le famiglie unipersonali di over 75 si attestano a 2,7 milioni, ben il 10% del totale. Analizzando il dato in funzione del livello di urbanizzazione, nelle zone rurali la quota delle famiglie composte solamente da anziani di 65 anni e più è del 28,1% a fronte del 25,4% delle città e delle piccole città.
Volendo approfondire ancora di più la condizione abitativa delle persone anziane, bisogna considerare il valore che questi attribuiscono alla “casa”, il cui titolo di godimento – proprietà o affitto – diventa un indicatore chiave per comprendere la loro stabilità e il loro senso di sicurezza abitativa. In tal senso, non sorprende che oltre l’83% delle famiglie composte esclusivamente da persone di 65 anni e più vive in una casa di proprietà, una quota di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale di tutte le altre famiglie (che si fermano al 70,9% del totale), e che torna pressocché simile in tutte le aree geografiche – pur con qualche leggero margine di differenza. La conferma di questa evidenza arriva anche dai dati Istat 2024, rielaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali: la fascia di età dei cosiddetti “Longennial” italiani – ovvero i cittadini over 50, diversamente dalle altre, vive per la stragrande maggioranza in case di proprietà, mentre coloro che vivono in affitto variano dal 9,3% degli over 65 al 14,8% della fascia 55-64.
Figura 1 – Famiglie composte solamente da anziani di 65 anni e più per titolo di godimento dell’abitazione
(anno 2023)

Tornando alla platea dei soli over 65, interessante notare come le famiglie anziane proprietarie di casa aumentano al diminuire del grado di urbanizzazione, passando dall’80,4% nelle città all’84,6% nelle piccole città, fino a raggiungere l’87,3% nei comuni rurali.
Per quanto concerne la dimensione delle abitazioni, quasi la metà delle famiglie composte solamente da anziani, ovvero il 46,5%, risiede in una casa medio-piccola, tra i 60 e i 99 metri quadri. Nel complesso, la loro distribuzione per classi di superficie risulta molto simile a quella delle altre famiglie, segno di una sostanziale continuità nei modelli abitativi lungo il ciclo di vita. Tale fattore è da imputare alla tendenza degli anziani a continuare a vivere nella stessa casa anche dopo l’uscita dei figli o il venire meno del coniuge. Nello specifico, le famiglie di solo anziani che vivono in abitazioni da anche più di 150 metri quadri (pari a circa l’11,8% del totale) risultano più frequenti nel Nord-Est e nelle Isole, a conferma di una maggiore disponibilità di spazi, specialmente nelle piccole città e nelle aree rurali. Al contrario, nei contesti urbani si concentrano le abitazioni più piccole, a causa dei costi più elevati e della minore disponibilità di spazio abitativo.
La dimensione dell’abitare degli over 65
Sebbene rimanere nella casa di proprietà sia il desiderio maggiore deiSilver, a partire dalle dimensioni dell’abitazione, spesso troppo grande per una coppia di soli anziani o addirittura per una famiglia unipersonale over 75, diventa spesso difficile per questa fascia di popolazione riuscire ad abitare bene la casa a loro disposizione, tra problemi di gestione, mobilità e accesso. In termini di accessibilità, infatti, nonostante a livello nazionale si riscontri una maggiore presenza dell’ascensore negli edifici in cui vivono famiglie composte solo da anziani rispetto a quelli delle altre famiglie (rispettivamente il 31,7% e il 30%), una parte non trascurabile di nuclei familiari anziani (30,2%) vive ai piani alti di edifici privi di ascensore, condizione che può rappresentare un serio fattore di disagio o di limitazione della mobilità quotidiana.
Un’evidenza a più riprese emersa anche dalle indagini demoscopiche condotte da Itinerari Previdenziali nel corso della realizzazione dei Quaderni di Approfondimento dedicati alla cosiddetta Silver Economy: dai risultati si stima infatti che circa 4 milioni di anziani vivono in abitazioni non attrezzate per consentire una mobilità con girelli e carrozzine e anche con sostegni. Del resto, solo poco meno del 22% degli intervistati 50/74enni dichiarava di vivere in una casa predisposta per una persona con difficoltà motorie o disabilità; percentuale destinata a salire di poco, al 28,2%, tra gli over 75, probabilmente “costretti” a un maggiore adeguamento delle proprie abitazioni dall’avanzare dell’età e, di conseguenza, da una mobilità più limitata. Una tendenza che sembrerebbe trova conferma anche nella survey, sempre rivolta alla platea over 50, realizzata nel 2025 e presentata il prossimo 28 aprile alla Camera dei Deputati: alla domanda se la loro abitazione sia predisposta per una persona disabile o che potrebbe diventarlo, solo il 17,5% degli intervistati ha risposto affermativamente.
Alla luce di quanto illustrato, l’analisi censitaria Istat dimostra che la compagine abitativa diventa il punto di convergenza di un’economia fatta di interventi strutturali, servizi e cura, tanto più strategica se l’oggetto di analisi comprende la fascia di popolazione più incidente, in termini di numeri e capacità economiche, del Paese: gli anziani. La dimensione casa è fondamentale soprattutto per coloro che si accingono a vivere le ultime fasi della loro esistenza, ma urge un cambiamento nella concezione dell’abitare. Soprattutto in virtù di quelli che sono gli indicatori di benessere equo e sostenibile, con riferimento alle relazioni sociali e alla sicurezza, che tanto dipendono dal tessuto di legami in grado di fornire sostegno e aiuto nella vita quotidiana soprattutto ai Silver, “proteggendoli” dal rischio di esclusione sociale.
In generale, gli anziani soli fanno per lo più riferimento alla rete parentale (92,8% del totale over 75), seguita da quella degli amici o del vicinato, ma l’efficacia delle reti di sostegno è fortemente influenzata dal contesto territoriale: le aree rurali si distinguono per essere un ambiente socialmente più sicuro rispetto ai centri urbani, dove però, come evidenziato in apertura, comunque risiede una quota consistente della popolazione presa in considerazione. Da qui, possibili soluzioni come il senior living o il co-housing, ovvero proposte residenziali “moderne”, capaci di integrare spazio abitativo, servizi e legami di prossimità per permettere ai silver di abitare bene gli ultimi anni di vita in più che hanno guadagnato.

