Logo il Punto

La situazione dei presidi residenziali in Italia: il bilancio di una disponibilità assistenziale con gravi disomogeneità Nord-Sud

Economia e Società
Categorie Categorie Trend demografici, Non autosufficienza

Nonostante un aumento nel numero degli ospiti, la presenza di strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie non è ancora compatta sul territorio nazionale, con gravi lacune nell’offerta dedicata agli anziani non autosufficienti

Che l’Italia stia attraversando un cambiamento demografico senza precedenti è una constatazione ormai nota. Così come è – o dovrebbe essere – chiaro che il nuovo fattore da tenere in particolare considerazione è rappresentato da quei “longevi” protagonisti della trasformazione di un Paese che deve necessariamente adattarsi alle esigenze di una parte sempre più cospicua di popolazione che vive più a lungo di quanto ci si sarebbe aspettato.

Sugli anziani, o meglio sui Silver, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali punta i riflettori da tempo: analizzando, passando in rassegna e valutando tutto quello che li riguarda economicamente e socialmente. Eppure, se si esamina il contesto italiano in termini di welfare per questa fascia di popolazione che si fa sempre più importante, nel numero, nel peso economico e nelle esigenze, sembra che qualcosa non torni: laddove il progressivo invecchiamento della popolazione – le stime suggeriscono che nel 2050 più di un terzo del Paese avrà più di 65 anni – richiede uno sforzo in più nelle prestazioni assistenziali e socio-sanitarie, soprattutto nell’ambito della non autosufficienza,  l’Italia pare non essere pronta ad accompagnare i suoi “anziani” nella loro fase di vita in più, perdendo l’occasione di sfruttare una leva di crescita non indifferente.

Dati alla mano: il resoconto Istat sul 2024

Lo scorso gennaio l’Istituto Nazionale di Statistica ha divulgato il report “Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie all’1 gennaio 2024” che offre un quadro dettagliato sul panorama italiano. All’inizio del 2024, risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un’offerta di 425.780 posti letto disponibili, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente). Tuttavia, si tratta ancora di un’offerta molto disomogenea sul territorio, con una netta discrepanza tra il Nord e il Sud del Paese.

Prima di affrontare però la questione territoriale, è importante analizzare la composizione demografica degli ospiti. Nel complesso, le strutture accolgono 385.871 ospiti (anche in questo caso, con una maggiorazione sul 2023 pari al 6%), di cui il 75% ultra65enne, il 19% di età compresa tra i 18 e i 64 anni, mentre il restante 6% sono minori. Ancora più nello specifico, le 9.407 unità di servizio socio-sanitarie – ovvero le strutture, pubbliche o private, pensate per l’erogazione di servizi residenziali con livelli di assistenza sanitaria medio alta – accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti disponibili, mentre un ulteriore 15% viene spartito tra gli anziani autosufficienti e le persone con disabilità.

Figura 1 – Posti letto dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per tipologia di utenza prevalente e ripartizione geografica (valori percentuali)

 Posti letto dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per tipologia di utenza prevalente e ripartizione geografica (1 gennaio 2024, valori percentuali)
Fonte: Istat

Volendo scendere maggiormente nel dettaglio sul focus anziani ospitati nelle strutture residenziali, il report riferisce che all’inizio del 2024 gli individui di 65 anni e più ammontano a poco più di 291mila, vale a dire 20 ogni 1.000 anziani residenti. Di questi, quasi 239mila non sono autosufficienti, mentre coloro che sono in condizione di autosufficienza rappresentano meno di un quinto del totale. Da sottolineare, anche in base alla maggiore longevità, che la componente femminile prevale nettamente su quella maschile, considerando che il 73% del totale sono donne.

Per quanto riguarda invece gli over 80, la quota totale registrata nelle strutture residenziali è pari a 186mila anziani ospitati in struttura (il 78% del totale anziani ospitati risulta non autosufficiente, per un totale di 186mila individui), con un tasso di ricovero pari a 49 ospiti per 1.000 residenti (rapporto che scende a 12,3 per 1.000 residenti nel range 75-79 anni).

Estendendo la fascia demografica agli adulti tra i 18 e i 64 anni, sono circa 72mila gli ospiti totali dei presidi residenziali: la classe di età più rappresentata è quella dei 45-64 anni, con oltre 41mila utenti, seguita dai 25-44 anni, che raggiungono quasi le 23mila unità. Per quanto riguarda i minori, all’1 gennaio 2024 sono quasi 22mila quelli complessivamente accolti nelle strutture residenziali, il 2 per 1000 dell’intera popolazione minorenne in Italia: di questi, oltre 10mila (si parla di quasi la metà del totale) sono stranieri.

Il divario Nord-Sud e il problema nella gestione della non autosufficienza

L’offerta residenziale sul territorio si differenzia fortemente in base alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72% nel Nord-Ovest e 75% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno, dove invece la maggioranza degli ospiti è composta da anziani autosufficienti, persone con disabilità e immigrati.

Sul tema della disponibilità dei posti letto, torna in evidenza la netta discrepanza territoriale. Se la dotazione, infatti, risulta molto elevata nelle aree settentrionali della Penisola, con 28 posti letto ogni 1.000 anziani residenti nel Nord-Ovest e 32 nel Nord-Est, nelle regioni meridionali la quota di posti destinata a questo target di utenza raggiunge il valore minimo pari a sei posti letto ogni 1.000 anziani residenti.

Figura 2 – Anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari
per genere e ripartizione
(valori percentuali)

 Anziani non autosufficienti ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per genere e ripartizione
Fonte: Istat

Anche per quanto riguarda il tasso di ricovero, il Nord, specialmente sul versante orientale, raggiunge i livelli più alti, con una media di 31 ospiti per 1.000 anziani, mentre il Sud registra un livello di istituzionalizzazione molto più basso: 9 ospiti ogni 1.000 residenti anziani. Le disomogeneità territoriali emergono anche osservando la distribuzione degli anziani non autosufficienti, specialmente di genere femminile. I tassi di ricovero delle donne anziane sono infatti molto alti nelle regioni settentrionali, con oltre 35 anziane non autosufficienti ospitate in struttura per 1.000 residenti: analizzando lo stesso target, il Centro Italia raggiunge una media di 14 ospiti, mentre Sud e Isole rispettivamente 7 e 8 ospiti ogni 1.000 residenti (la media nazionale è di 20).

Prima di avanzare le ultime considerazioni in merito a quanto restituisce il report Istat, è doveroso soffermarsi anche sulla titolarità delle strutture residenziali censite. Infatti, la proprietà delle strutture nel 45% dei casi è in mano a enti no profit, nel 25% a enti privati, nel 18% a enti pubblici e nel 12% a enti religiosi. La gestione dei presidi è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (si parla del 76% dei casi), di cui oltre la metà appartiene al settore no profit: solo il 13% delle strutture risulta gestito dal settore pubblico.

Arrivati alla fine dell’analisi della relazione dell’Istituto Nazionale di Statistica, di fronte a un Paese che invecchia, non sempre in buona salute, con una conseguente richiesta di assistenza “attiva” sempre più massiccia, sorge spontaneo domandarsi se non sia il caso di implementare la rete assistenziale offerta oggi dalle – disomogenee – strutture presenti sul territorio. E dinanzi a un simile stato di cose, non potrebbe che essere più auspicabile la promozione di una politica che integri l’offerta pubblica al welfare complementare, incentivando la scolarizzazione della popolazionein merito alle possibili coperture di Long Term Care in grado di alleggerire il peso dell’invecchiamento – e quello della spesa pubblica, rendendo davvero vivibili gli anni in più che gli anziani hanno guadagnato.

Menu