A partire dalla survey “Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani”, realizzata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e da Format Research, è possibile delineare il quadro abitativo degli over 50 del nostro Paese, che si tengono stretti i loro immobili di proprietà e appaiono poco informati circa le prospettive offerte dal senior living
Il tema dell’invecchiamento, in Italia così come anche in altri Paesi sviluppati, non chiama più solo in causa una questione demografica, ma soprattutto un cambiamento profondo – una transizione – che sta ridisegnando il tessuto economico e sociale dello Stato. Questa la fotografia scattata dall’indagine “Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani”, presentata lo scorso 28 aprile alla Camera dei Deputati, ideata dai Professori Alberto Brambilla e Gian Carlo Blangiardo per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e condotta in collaborazione con Format Research su un campione di 5.120 unità statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 50 anni, stratificato per genere, classe anagrafica (50-64 anni, 65-74 anni, dai 75 anni in su) e macroarea geografica di residenza (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole).
I Longennial rappresentano la generazione più solida del Paese per quanto riguarda le proprietà immobiliari: l’82,5% vive in una casa di proprietà e una quota non trascurabile del campione (il 24,1%) possiede addirittura un secondo immobile. Tuttavia, emerge una frattura: sebbene la consapevolezza dei rischi legati all’età sia alta, le abitazioni non sembrano ancora pronte ad accogliere le sfide concrete della non autosufficienza o della disabilità. Si tratta di un gap tecnologico, ma anche culturale: la domotica, gli strumenti per la sicurezza domestica, così come anche le alternative abitative Silver oriented, pur essendo teoricamente aiuti apprezzati, faticano a essere familiarizzati.
In questo scenario, l’economia della longevità si palesa dunque come un terreno davvero fertile per gli investimenti utili a colmare la distanza tra il desiderio di mantenere autonomia e la necessità di rendere gli spazi degli over più sicuri, sostenibili e smart.
I Longennial e la casa di abitazione
Come premesso, la condizione abitativa è un elemento centrale della sicurezza economica e sociale degli over 50 italiani. Tolto il 17,5% degli intervistati nella survey che dichiara di vivere in affitto o in altre forme abitative, il restante campione coinvolto dalla ricerca vive in una casa di proprietà: un dato che rimane costante dal 2022, a documentare come il patrimonio immobiliare sia un elemento strutturalmente solido per questa fascia di popolazione, specialmente tra gli uomini e tra i Silver più maturi (tanto che la tendenza a essere proprietari dell’immobile in cui si risiede diventa meno marcata nella fascia 50-64 anni).
Per comprendere le condizioni di vita dei Longennial è poi necessario valutare anche il fattore “localizzazione dell’abitazione”, il quale a propria volta incide sull’accesso ai servizi, sulle opportunità di relazione sociale e sulla qualità stessa dell’invecchiamento. In questo caso, la survey documenta una diminuzione della residenza nei comuni di grandi dimensioni: si passa infatti dall’80,9% del 2022 all’attuale 75,1%.
Figura 1 – La localizzazione della casa di abitazione dei Longennial italiani

Tale cambiamento suggerisce un progressivo decentramento residenziale della popolazione Silver, che tende a essere sempre di più concentrata tra semicentro e periferia, verosimilmente anche a causa dell’aumento dei costi abitativi, oltre che per effetto della trasformazione funzionale delle aree centrali di molte città. Non solo, il massiccio spostamento verso la periferia può essere inoltre considerato il risultato della ricerca di soluzioni abitative più accessibili e compatibili con stili di vita più tranquilli, seppur sempre con un occhio di riguardo verso il tema dell’accessibilità ai servizi e della mobilità. Di qui, l’importanza di politiche pubbliche sensibili verso il rischio di una eccessiva “periferizzazione dell’invecchiamento”, la quale potrebbe a propria volta aumentare la dipendenza dalle reti familiari e, soprattutto, di sedimentare ancora di più le disuguaglianze territoriali.
La casa e gli investimenti nella sostenibilità
Investire nella sostenibilità della propria casa sta iniziando ad assumere un carattere significativo tra i Longennial, ma il modo in cui avviene dipende molto dalla visione economica di lungo periodo di questa fascia demografica: le modalità e le motivazioni degli interventi sono, in sostanza, il riflesso delle possibilità e delle aspettative di un ritorno di natura economica. L’indagine riferisce che il 76,6% degli intervistati presta attenzione alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico nelle spese per la propria abitazione, contro il 23,4% che afferma di non farlo. In particolare, la fascia 50-64 anni dimostra una maggiore attenzione rispetto agli over 74. Marcate anche le differenze legate al titolo di studio: la sensibilità verso la “questione sostenibile” cresce all’aumentare del livello di istruzione. Se i Longennial con titoli universitari dichiarano di prestare attenzione “sempre” o “qualche volta”, tra coloro con tiolo di studio basso si concentra la maggioranza di chi non è per niente attento al tema (28,3%) o di coloro che rinviano gli interventi di efficientamento al futuro.
In questo senso si può dire che la transizione energetica trova nei Silver dei protagonisti inconsapevoli, guidati più dal “buonsenso economico” che da spinte ideologiche. Chi sceglie di rendere la propria casa green lo fa principalmente perché l’efficientamento si rivela una scelta lungimirante anche in termini di bilancio familiare.
Vivere in casa da longevi: una questione culturale
L’inserimento di nuove tecnologie per migliorare l’autonomia di movimento e la sicurezza dell’abitazione è uno degli snodi più rilevanti del rapporto tra Silver, casa e invecchiamento, in cui si fa strada una visione sempre più preventiva, laddove la casa viene vista come uno spazio di permanenza nella fase avanzata della vita, in cui si vuole – finché possibile – preservare la propria autonomia. Rispetto al 2022, cresce in modo significativo la quota di chi ha previsto interventi in modo rilevante (dal 17,9% al 25%), in particolar modo nella fascia 65-74 anni (pari al 34,8% del totale), indicando una fase della vita in cui c’è maggiore consapevolezza del rischio e una più alta capacità di investimento.
Tuttavia, il rapporto dei Longennial con la casa rimane ancorato a una percezione molto identitaria, anche a causa di una scarsa conoscenza delle possibili altre soluzioni alternative adottabili per vivere bene la longevità, come ad esempio quelle offerte dal senior living.
Figura 2 – La percezione delle possibilità offerte dal senior living

Alla domanda sulla disponibilità a vendere la propria casa per trasferirsi in un appartamento più piccolo, magari in un complesso pensato e dedicato a Silver e giovani, la risposta è prevalentemente negativa (l’81,1% contro il 18,9%). D’altra parte, solo il 7,2% degli intervistati dichiara di conoscere le possibilità e i servizi offerti da un modello abitativo di tal tipo e soluzioni affini. Data l’evidente mancanza di familiarità con il concetto stesso di senior living, sarebbe dunque poco corretto affermare che da parte della popolazione italiana longeva vi sia un rifiuto consapevole: più corretto semmai affermare che, in assenza di conoscenze concrete su caratteristiche, costi e benefici di queste soluzioni, il trasferimento in un contesto dedicato resta fuori dall’orizzonte decisionale della maggioranza degli over 50.
A conferma, infine, di quanto la casa sia ancora percepita dai Longennial come una dimensione fortemente identitaria, sul piano sia sociale sia economico, arrivano da ultimi i dati in merito alla gestione dell’amministrazione della casa (pagamento di spese condominiali, bollette, affitto, etc). Infatti, l’85,5% degli intervistati sceglie di occuparsene personalmente, confermando il trend, già emerso nel 2022, secondo cui per le generazioni più mature, l’abitazione non viene identificata solo in uno spazio fisico, ma piuttosto in un ambito simbolico di controllo e responsabilità, dove la gestione economica rappresenta una componente imprescindibile della propria autonomia personale.

