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Salgono i redditi ma aumentano i poveri

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Dall’analisi della serie storica delle dichiarazioni ai fini IRPEF emergono sia uno slittamento verso redditi maggiori da parte di una fascia consistente della popolazione sia una riduzione del carico fiscale  (e una crescita di bonus e agevolazioni), soprattutto a favore dei redditi al di sotto dei 29mila euro. Una fotografia in dissonanza con le statistiche Istat che segnalano l’impoverimento della popolazione italiana e l’aumento della povertà relativa e assoluta

L’articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera, L’Economia del 25/5/2026

I dati pubblicati negli scorsi giorni dal Dipartimento delle Finanze del MEF e rielaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali offrono una fotografia delle dichiarazioni IRPEF rese dagli italiani nel 2025 relative all’anno fiscale 2024 che dovrebbe quantomeno far riflettere quando si discute del sistema fiscale.

Suddividendo i contribuenti per classi di reddito dichiarato al netto dell’effetto detrazioni e TIR, il raffronto degli ultimi 17 anni permette di valutare come si è redistribuito il carico fiscale IRPEF fra le varie fasce di reddito sia per numero di contribuenti e versanti sia per reddito dichiarato e imposta IRPEF media pagata. Da questa ripartizione emerge uno slittamento verso redditi maggiori di una fascia consistente della popolazione, il che sarebbe in contrasto con i recenti dati Istat che indicano un aumento dei cosiddetti “poveri assoluti e relativi”. Rispetto al 2008 sono infatti aumentati i contribuenti totali di 1.035.061 unità ma sono cresciuti molto di più i versanti, cioè quelli che pagano almeno qualche euro di imposta (+3.017.391, +9,71%), a riprova non solo di uno slittamento verso l’alto dei redditi, ma anche di una loro più marcata presenza tra i dichiaranti.

In particolare, se i dichiaranti della prima classe di reddito con redditi zero o negativo sono più che raddoppiati nel periodo in esame (+603.946), si sono invece ridotti di circa 3,77 milioni quelli tra zero e 7.500 euro; nel complesso quindi nella fascia tra zero/negativo e 7.500 euro si è verificata una riduzione di 3,17 milioni di dichiaranti. Le due successive classi di reddito, da 7.500 a 15.000 e da 15 a 20mila euro l’anno, si riducono rispettivamente di 2,25 milioni e 2,14 milioni, il che indicherebbe un miglioramento della situazione economica per questa parte di contribuenti che, essendo numericamente aumentati, slittano nelle fasce di reddito superiori. E, infatti, la fascia di reddito tra 20 e 29mila euro segna un aumento di quasi 1,97 milioni di contribuenti; quella da 29 a 35mila segna anch’essa un incremento di 2,6 milioni di soggetti così come quella da 35 a 55mila con un incremento di altri 2,88 milioni di soggetti. Aumentano anche i dichiaranti redditi da 55mila euro in su (+1,15 milioni).

Nel periodo in esame possiamo quindi rilevare tre fenomeni:
  • un aumento di coloro che si dichiarano senza reddito (+603.946), per un totale di 1,15 milioni di dichiaranti su 42,83 milioni totali;
  • un aumento del numero complessivo dei contribuenti (+1,035 milioni) a fronte di una robusta crescita dei “versanti” (+3,017 milioni);
  • un consistente passaggio di dichiaranti dalle fasce più basse a quelle più alte a partire da quella con redditi tra 20mila e 29mila euro.
In dettaglio, le prime 3 classi di contribuenti fino a 20mila euro si riducono di 7,56 milioni mentre quelle successive da 20 fino a 55mila euro aumentano di 7,45 milioni, quasi una traslazione perfetta.

Si conferma pertanto nel periodo un positivo “slittamento verso l’alto” dei redditi più bassi che vanno a incrementare le fasce di reddito oltre i 20mila euro. Per quanto riguarda i versanti, cioè quelli che pagano almeno 1 euro di IRPEF, si verifica lo stesso fenomeno di “slittamento verso l’alto” con una riduzione di 5,34 milioni per le classi fino a 20mila euro e un aumento 7,23 milioni per le classi successive fino a 55mila euro portando così a un incremento dei versanti con un’imposta netta più alta, anche se permane un’ampia fascia di contribuenti, spesso nell’area “grigia” che dichiara redditi molto bassi, probabilmente per continuare a beneficiare dei sussidi legati all’ISEE.

Passando all’esame del gettito fiscale per classi di reddito, emerge che i contribuenti fino a 20mila euro riducono il gettito dai 27,5 miliardi del 2008 ai 10,8 miliardi del 2024, con una diminuzione di 16,7 miliardi (-60,73%); i contribuenti con redditi da 20 a 29mila euro versano 1,86 miliardi in più del 2008 grazie sostanzialmente al robusto incremento dei versanti (+1,83 milioni). Per tutte le successive classi crescono sia i contribuenti sia il versato; in particolare quelli da 29 a 35mila versano 13,63 miliardi in più (+85,49%); quelli da 35 a 55mila, 25,19 miliardi in più, (+92,62%) e quelli da 55 a 100mila, 14,08 miliardi in più rispetto al 2008 (54,82%). Aumentano anche i versamenti dei contribuenti tra 100 e 200mila di 10,88 miliardi (+70,78%) e quelli oltre i 200mila euro di 9,87 miliardi (+82,26%). In conclusione, nel periodo in esame il gettito aumenta di 58,8 miliardi, ma con una divaricazione sempre più marcata: fino a 29mila euro la differenza con il 2008 è di 14,85 miliardi in meno di imposte pagate, mentre da 29mila euro in su l’incremento è di 73,64 miliardi. Se ne deduce che il grosso dei contribuenti fino a 29mila euro di reddito (29,89 milioni pari a 41,13 milioni di italiani) sono beneficiari di tutte le agevolazioni fiscali offerte dai vari governi, e quindi pagano meno tasse, mentre incassano molti più servizi; quelli tra 29 e 35mila euro versano molta più IRPEF e beneficiano sempre meno di detrazioni di lavoro dipendente, del TIR, dell’AUUF e di altre agevolazioni.

I “nuovi obbligati del fisco”, cioè quelli con redditi sopra i 35mila euro, pagano per tutti e non hanno alcun beneficio.

Le risultanze che emergono dalle dichiarazioni sono quindi opposte rispetto a quanto affermano i media e la politica. Questi dati dimostrano che non c’è un impoverimento delle classi meno abbienti e neppure della classe media; quello che invece si evidenzia è una riduzione netta del carico fiscale che viene trasferito dalle classi con redditi dichiarati fino ai 20mila euro a quelle sopra i 29mila euro, mentre sono abnormemente aumentati detrazioni, bonus, TIR, AUUF e ridotti i contributi sociali, falsando così ulteriormente i profili fiscali. Con riflessi negativi sull’occupazione, sia regolare – che aumenta ma mantenendoci comunque agli ultimi posti in Europa – sia irregolare, così come sulle aliquote fiscali che non sono 3, come dichiarato dal governo, ma oltre 10.

Dall’esame della serie storica evidenzia pertanto un trend in cui i redditi crescono e c’è una traslazione dai redditi più bassi a quelli più elevati, in evidente dissonanza con le statistiche Istat che segnalano l’impoverimento della popolazione italiana e l’aumento della povertà relativa e assoluta.

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