Enti previdenziali e Longevity Risk finanziario: come cambiano gli investimenti

18
Mar

Convegno di Primavera Dove Dove Cassa Geometri, via Luisa di Savoia 17, Roma

Il 2025 ha visto mercati azionari mondiali in crescita, sostenuti da un contesto macroeconomico stabile e dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, nonostante shock temporanei causati da politiche commerciali e dazi statunitensi. Sul fronte obbligazionario l’anno era iniziato col piede sbagliato, ma con il passare dei mesi titoli di Stato e debito corporate hanno saputo restituire rendimento agli investitori, grazie a una politica monetaria complessivamente accomodante nelle maggiori economie globali. Il percorso non è stato tuttavia uniforme per tutta l’asset class. In particolare, tra i titoli di Stato si è assistito a un ribaltamento delle posizioni, con i BTP italiani tra i bond sovrani più performanti in Europa, grazie anche alla fiducia nella politica di bilancio del governo che si è riflessa in un abbattimento dello spread, mentre altri Paesi come Francia e Giappone, un tempo ritenuti più affidabili, hanno visto performance molto meno soddisfacenti.

Le prospettive 2026 rimangono incerte, soprattutto a causa dei possibili effetti negativi dei dazi statunitensi sul commercio internazionale e, di conseguenza, sulla crescita economica globale. Permangono poi instabilità geopolitiche con l’inquilino della Casa Bianca che rimarrà inevitabilmente protagonista su diversi fronti: dal Venezuela, a seguito della sorprendente cattura di Maduro, alle mire sulla Groenlandia, dai due processi di pace da costruire e rafforzare in Ucraina e a Gaza alle relazioni complicate con l’Europa.

Se il 2026 è iniziato sulla falsariga dell’anno precedente, confermando una tenuta dei mercati finanziari nonostante uno scenario dominato da numerosi fattori di rischio, nelle decisioni di asset allocation gli investitori istituzionali si trovano non solo a fronteggiare le incertezze di breve, ma soprattutto a dover fare i conti con profondi cambiamenti strutturali a livello economico-sociale, a cominciare dal tema della longevità.

In questo contesto in continua evoluzione, infatti, il mondo sta affrontando la più grande transizione demografica di tutti i tempi.

Da un lato, la maggiore fase di invecchiamento della popolazione, per tanti Paesi industrializzati, è iniziata da tempo, con l’Italia che conta già oggi il 24% di over 65 sul totale della popolazione, destinati a toccare il 35% nel 2050; dall’altro, le modifiche alla struttura della popolazione non riguarderanno solo l’età ma anche la composizione familiare con circa il 20% delle famiglie italiane rappresentato da nuclei senza figli e il 34% costituito da persone sole. In un Paese sempre più longevo e in cui cambia la composizione familiare, mutano i bisogni e gli stili di vita e, di conseguenza, sarà necessario ideare nuove forme di risparmio e nuove tipologie di protezione. Mutamenti che coinvolgono gli enti previdenziali che dovranno gestire il Longevity Risk, ripensando gli investimenti sia per consolidare le posizioni previdenziali degli iscritti che vivranno più a lungo sia per predisporre una serie di prestazioni aggiuntive rispetto a quella pensionistica in settori come, ad esempio, l’abitazione, l’assistenza sanitaria, la gestione della non autosufficienza.

Quali soluzioni e strategie di investimento liquide e illiquide dovranno adottare gli enti previdenziali per generare quell’extra-rendimento necessario a gestire il rischio longevità legato all’aumento dell’aspettativa di vita degli iscritti?


Il convegno è a porte chiuse e la partecipazione strettamente su invito. Per eventuali richieste, scrivere a info@itinerariprevidenziali.it

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