Giunta nel 2026 alla sua tredicesima edizione, l’indagine su entrate fiscali e finanziamento del welfare si pone l’obiettivo di analizzare le dichiarazioni individuali dei redditi ai fini IRPEF, così come l’ammontare e i profili di distribuzione delle altre principali imposte dirette e indirette, allo scopo di verificare la sostenibilità del sistema di protezione sociale italiano. In particolare, se le entrate da fiscalità generale sono sufficienti a coprire le principali funzioni di welfare non sorrette da contributi di scopo, vale a dire sanità e assistenza sociale a carico dello Stato, delle regioni e degli enti locali.
L’Osservatorio esamina i dati MEF e Agenzia delle Entrate relativi alle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF 2025 per l’anno di imposta 2024 ed elaborate dalla pubblica amministrazione a maggio 2026. All’analisi sulle dichiarazioni IRPEF – condotta per importi, tipologia di contribuenti e territori lungo una serie storica di 17 anni, dal 2008 al 2024 – si affianca poi una panoramica delle altre principali imposte (in particolare, IRAP, IRES, ISOST e IVA) e una loro comparazione alle evoluzioni delle variabili economiche.
Dall’analisi emergono alcune “distorsioni del sistema fiscale” e alcune verità scomode, distanti dalle modalità con cui si è soliti affrontare il dibattito pubblico sul fisco: non è vero che l’Italia è un Paese oppresso dalle tasse perché i veri oppressi sono pochi, meno del 20% della popolazione, mentre una parte consistente di cittadini italiani è di fatto totalmente a carico della collettività, corrispondendo una quota IRPEF neppure sufficiente a coprire il costo pro capite della spesa sanitaria. Si evidenza con chiarezza quanto l’enorme spesa assistenziale incentivi al non lavoro (siamo infatti ultimi nelle classifiche Eurostat ma primi per NEET) e alle sottodichiarazioni, pur di beneficiare dei tanti bonus e agevolazioni distribuiti in base all’ISEE (il vero motore del “nero”). Si assiste quindi a una forte redistribuzione, principalmente a carico dei redditi sopra i 35mila euro lordi l’anno.





