Oltre alle contribuzioni versate e agli anni di partecipazione, l’ammontare della posizione accumulata nel fondo pensione dipende anche dalle scelte di allocazione operate dagli iscritti tra le diverse proposte di investimento: quanto il comparto scelto è coerente con il profilo dell’aderente?
L’ammontare della posizione individuale accumulata nel fondo pensione dipende non solo da contribuzioni versate e anni di partecipazione, ma anche dalle scelte di allocazione operate dagli iscritti tra le diverse proposte di investimento offerte dalle forme pensionistiche. Va da sé che l’offerta di linee di investimento condiziona in parte anche le scelte compiute dagli iscritti. Nel complesso, stando agli ultimi dati COVIP relativi al 2025, l’offerta si compone di 655 comparti di investimento, di cui oltre la metà costituiti da comparti garantiti e obbligazionari. Nelle diverse tipologie di forme pensionistiche, un maggior equilibrio dell’offerta si registra nei fondi aperti e anche nei PIP; le linee azionarie sono offerte dai due terzi dei fondi negoziali e da un quarto dei fondi preesistenti.
Figura 1 – L’offerta di comparti di investimento

Le scelte di allocazione degli iscritti
Come si posizionano, dunque, gli iscritti nei diversi profili di investimento proposti dai fondi pensione? Per procedere all’analisi vengono in aiuto i dati COVIP relativi alla distribuzione degli iscritti per comparto di investimenti e alla loro esposizione alla componente azionaria. Calcolare la quota di azioni presente nei portafogli dei singoli iscritti non è un semplice esercizio finanziario ma consente di trarre indicazioni circa l’adeguatezza del comparto di investimento scelto rispetto all’obiettivo previdenziale, nonché sulla coerenza riguardo ad alcune caratteristiche individuali di tipo socio-demografico come, ad esempio, l’età.
Una buona regola è quella di posizionarsi su profili più “rischiosi”, cioè con un maggior peso della componente azionaria, nei primi anni della carriera lavorativa, per poi spostarsi gradualmente su profili più “conservativi” all’approssimarsi dell’età di pensionamento. In realtà, ciò che risulta dall’analisi dell’Autorità di vigilanza è la prevalenza dei profili caratterizzati da una quota azionaria bassa o addirittura nulla: i garantiti, con il 33,7% degli iscritti, e quelli obbligazionari, con un ulteriore 12,1%. Nei profili bilanciati si colloca il 40,3% degli iscritti, mentre rimane più esiguo il peso degli azionari, pari al 13,9%. Negli ultimi anni, il peso dei profili garantiti è tuttavia sceso: rispetto al 2020, diminuendo di 7,5 punti percentuali a favore dei profili più rischiosi (azionari e bilanciati, rispettivamente +6,4% e +2,2%).
Guardando alle diverse tipologie di fondi pensione, i profili garantiti raccolgono il 26,5% degli iscritti ai fondi negoziali, percentuale che sale al 36% nei fondi preesistenti (si tratta delle gestioni assicurative) e al 59,1% nei PIP (gestioni separate di ramo I), mentre resta marginale nei fondi aperti (11,4%). Gli aderenti che si posizionano su profili bilanciati e azionari sono circa il 78% nei fondi aperti, percentuale che si riduce al 60,4% nei fondi negoziali, al 48% nei fondi preesistenti e del 34,1% nei PIP; in generale, la percentuale di iscritti con profilo azionario risulta significativa solo per i fondi pensione aperti (29,6%).
Figura 2 – Iscritti per tipologia di forma e comparto di investimento

Incrociando la distribuzione degli iscritti per profilo di investimento con quella per classi di età emerge che gli iscritti ai PIP scelgono in larga prevalenza, e già a partire da età molto giovani, un profilo garantito, mentre per gli iscritti alle altre tipologie di forma si notano tendenze all’aumento del peso delle linee garantite al crescere dell’età, in particolare dopo i 55 anni.
Fin qui le scelte di investimento degli iscritti sono state valutate sulla base delle diverse soluzioni offerte dai fondi pensione, classificate in quattro profili principali (azionario, bilanciato, obbligazionario e garantito). Come spiega l’Autorità di Vigilanza, ciò, da un lato, permette di fare confronti agevoli ma, dall’altro, porta a includere nella stessa categoria anche linee di investimento piuttosto diverse rispetto alla quota di azioni detenuta (come nel caso, ad esempio, delle linee bilanciate verso le quali si indirizza la scelta di quasi il 40% degli iscritti). Scendendo allora nel dettaglio dell’effettiva esposizione azionaria delle singole posizioni individuali, la tendenza alla riduzione della quota azionaria all’aumentare dell’età è evidente nei fondi aperti, con percentuali intorno al 55-60% al di sotto dei 35 anni che poi tendono a diminuire progressivamente senza tuttavia scendere al di sotto del 25% anche oltre i 60 anni. Per contro, gli iscritti ai fondi negoziali hanno una percentuale di azioni appiattita sul 25-30% su tutte le classi di età fino a 59 anni, per poi scendere nelle fasce più anziane.
Figura 3 – Quota azionaria nei portafogli previdenziali degli iscritti per tipologia di forma

Le tendenze osservabili dalle scelte di investimento dei nuovi iscritti
I flussi annuali di nuove iscrizioni consentono di ricavare indicazioni anche sulle tendenze in atto nella scelta dei profili di investimento. I nuovi iscritti nel 2025 si sono orientati in prevalenza, circa i tre quarti, verso i profili con un grado di rischio più elevato. Oltre ai profili bilanciati, con il 43,3%, quelli azionari sono stati scelti dal 27,9% dei nuovi iscritti; i profili garantiti sono stati preferiti dal 19,3%, seguono gli obbligazionari con il 9,5%. Nell’ambito delle singole tipologie di forma pensionistica, il peso dei comparti azionari è in media più elevato nelle forme di mercato, rappresentando il 53% dei nuovi iscritti ai fondi aperti e il 34,9% di quelli iscritti ai PIP. È più basso nei fondi preesistenti (23,2%) mentre è ancora modesto nei fondi negoziali, nei quali i profili azionari sono stati preferiti dal 12% dei nuovi iscritti. Rispetto alla ripartizione degli iscritti totali, tra i nuovi aderenti si registra in media il maggior peso dei profili azionari e, per contro, una minore incidenza delle preferenze per i profili garantiti. Nello spiegare tale diverso peso riveste un ruolo rilevante l’età dei nuovi iscritti che, essendo concentrati in misura maggiore nelle fasce più giovani, risulta essere in media più bassa rispetto a quella degli aderenti totali. Tuttavia, anche guardando all’interno delle diverse classi di età dei nuovi iscritti, il peso dei profili azionari è più alto se confrontato con gli iscritti totali.
Estendendo l’analisi delle scelte di investimento su un più ampio orizzonte temporale, pari agli ultimi otto anni, in media la quota di nuovi iscritti che ha scelto un profilo azionario è triplicata, passando dall’8,3% del 2018 al 27,9% del 2025, mentre quella che ha preferito i profili garantiti è scesa dal 45% al 19,3%. Sono i fondi aperti e i PIP a registrare in media l’aumento più marcato. Restano distanziati i fondi negoziali, per i quali si rileva comunque un incremento dei nuovi aderenti ai profili azionari, più accentuato negli ultimi due anni. Tale risultato è riconducibile anche al progressivo ampliamento del numero dei fondi che offrono linee azionarie: su un totale di 33 fondi negoziali, quelli che dispongono di una linea azionaria sono infatti passati da 13 nel 2018 a 23 nel 2025.
Le novità 2026 per le adesioni automatiche
Tra le novità introdotte con la Legge di bilancio 2026, è ora previsto che i contributi e le quote di TFR pervenuti a seguito di adesioni automatiche attraverso il meccanismo che entrerà in vigore l’1 luglio siano investiti in percorsi o linee di investimento caratterizzati da differenti profili di rischio-rendimento, tenendo conto dell’orizzonte temporale dell’investimento e dell’età anagrafica dell’aderente. Il superamento della linea garantita come soluzione di “default” per i lavoratori silenti, individuata originariamente dal legislatore nella riforma del 2005 con l’introduzione del cosiddetto “silenzio-assenso”, costituisce un importante passo in avanti per il sistema in linea con l’obiettivo di migliorare le prospettive di rendimento nel lungo periodo e di gestire in modo più efficiente il profilo di rischio delle posizioni individuali.




