Novembre 2025 è stato un mese complesso per il mercato del lavoro, nel corso del quale sono calati contemporaneamente occupati e disoccupati a fronte di un aumento degli inattivi. Un quadro occupazionale che, pur con punte da record, inizia a mostrare segnali di rallentamento
A novembre 2025, il tasso di disoccupazione in Italia è sceso al 5,7%, con un calo di 30mila persone in cerca di lavoro (-2%) rispetto al mese precedente: si tratta del dato più basso della serie storica Istat che parte dal 2004. Il tasso di occupazione 15-64 anni, invece, è leggermente diminuito al 62,6% (-0,1%), pari a un numero di occupati di 24,188 milioni di poco al di sotto del record di 24,222 milioni toccato il mese precedente e, con un incremento rispetto a novembre 2024, di 180mila unità.
A livello di genere, il calo mensile dell’occupazione risulta più marcato per le donne, che segnano una diminuzione di 30mila unità rispetto ai -4mila tra gli uomini a cui corrisponde rispettivamente un aumento di 49mila e di 23mila unità del numero di inattivi. Su base tendenziale, invece, la dinamica si conferma più favorevole alla componente femminile, che vede una crescita di 106mila unità rispetto alle 79mila di quella maschile, continuando però a mantenere un gap sostanziale di 16,1 punti percentuali in termini di tassi (71,1% contro 54%). Un gap che vale la coda alle classifiche europee.
Guardando alla distribuzione per età, la crescita su base tendenziale continua a essere guidata dagli over 50 che aumentano di 454mila unità (+4mila su base mensile): 153mila sono over 64enni, dato che riflette anche il progressivo aumento dell’età pensionabile. Nella fascia 35-49 anni gli occupati diminuiscono di 198mila unità (-63mila su base mensile), così come nella fascia 15-24 anni (-102mila su base annuale, -13mila su base mensile), mentre in quella 24-35 anni aumentano di 25mila (+37mila su base mensile). Segnali positivi arrivano dalla lettura per posizione professionale: tra i lavoratori dipendenti, i contratti a termine diminuiscono sia su base mensile (-30mila) che annuale (-204mila), mentre quelli permanenti aumentano di 258mila rispetto a novembre 2024 (+6mila rispetto a ottobre 2025); in calo di 11mila gli autonomi nel mese, ma in crescita di 126mila rispetto all’anno precedente.
Una prima analisi di questi numeri suggerisce un quadro in miglioramento che consolida il trend positivo degli ultimi anni. Uno sguardo più approfondito rivela però come al contemporaneo calo di occupati e disoccupati faccia da contraltare la crescita della quota di inattivi, con un tasso del 33,5% e un aumento in valore assoluto di 72mila unità rispetto al mese precedente, con persistenti e significative differenze di genere e per età. Il tasso di inattività degli uomini è del 24,7% contro il 42,4% delle donne, mentre nelle fasce 25-34 anni e 35-49 anni si attesta rispettivamente al 24,9% e al 18,3% contro il 78,8% della fascia 15-24 anni e il 30,5% di quella 50-64 anni.
La dinamica registrata a novembre 2025 risulta in linea a quanto accaduto nel resto dell’anno: ad esempio, a febbraio a fronte di un calo dei disoccupati di 93mila unità e degli occupati di 3mila unità, gli inattivi sono aumentati di 88mila; stessa cosa è accaduta ad aprile, luglio, agosto e settembre, mentre ad esempio a luglio i disoccupati sono scesi di 80mila, gli occupati saliti di 16mila e gli inattivi di 74mila. Nel complesso, nei primi undici mesi del 2025 i disoccupati sono diminuiti di 174mila unità, gli occupati sono aumentati di 128mila e gli inattivi sono cresciuti di 55mila.
Questa tendenza sembrerebbe suggerire una fase di rallentamento più che una vera forza del mercato, in cui una parte del calo della disoccupazione è spiegata dal ritiro dell’offerta di lavoro e solo in parte dalla creazione di nuovi impieghi. D’altronde, al progressivo aumento dell’occupazione è corrisposta una crescita economica modesta nell’ultimo biennio, a un ritmo decisamente più lento rispetto all’espansione registrata nel post COVID, nonostante il record di occupati.
Dunque, se da una parte è vero che il tasso di inattività si è ridotto di oltre 4 punti dall’inizio della serie storica nel 2024, e ancor di più rispetto ai picchi del 38-39% toccati tra il 2009 e il 2011, dall’altra si parla ancora di 12,44 milioni di individui (7,82 milioni escludendo la fascia 15-24 anni) che non partecipano al mercato del lavoro. Una platea che risulta a carico della collettività, una cui parte è presumibile ipotizzare contribuisca a ingrossare le fila del sommerso, e che sull’altro versante pare confermare un altro problema strutturale del nostro mercato del lavoro al quale più che le persone manca l’offerta.



