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Adesione automatica al fondo pensione: come vengono investiti i contributi dall’1 luglio 2026?

Pensioni
Categorie Categorie Previdenza complementare, Investimenti

L’1 luglio 2026 è entrato in vigore il meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione per i lavoratori dipendenti neoassunti del settore privato: dove e come vengono investiti i contributi e il TFR?

La Legge di Bilancio per il 2026 ha introdotto diverse novità in materia di previdenza complementare con l’obiettivo, da un lato, di aumentare le adesioni e dall’altro di incrementare il flusso della contribuzione, accrescendo al contempo la flessibilità nelle prestazioni pensionistiche complementari e i rendimenti attesi delle posizioni individuali nel lungo periodo. Tra le novità principali è stato previsto, a decorrere dall’1 luglio 2026, un meccanismo di adesione automatica dei lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione (con esclusione dei lavoratori domestici) che sostituisce quello precedente dell’adesione con modalità tacita. Con l’adesione automatica confluiscono direttamente nel fondo pensione il TFR maturando, il contributo a carico del datore di lavoro e del lavoratore, nella misura stabilita dagli accordi collettivi. 

Come vengono investiti i contributi dell’aderente automatico

A differenza di quanto avveniva in precedenza con l’adesione con modalità tacita, i contributi datoriali e dei lavoratori e il TFR non vengono più destinati automaticamente a un comparto garantito o particolarmente prudente. Le nuove regole prevedono infatti che siano investiti in percorsi o linee di investimento caratterizzate da differenti profili di rischio rendimento, tenendo conto in particolare dell’orizzonte temporale dell’investimento e dell’età anagrafica dell’aderente.

Si tratta di opzioni di investimento basate sull’adozione di una strategia di allocazione del portafoglio di tipo life-cycle, cioè impostata sul ciclo di vita dell’aderente, che prevede un adeguamento progressivo del profilo di rischio in funzione dell’età dell’iscritto. L’obiettivo è evitare che gli iscritti più giovani rimangano per decenni investiti in comparti garantiti che, pur offrendo maggiore stabilità nel breve periodo, nel lungo termine possono risultare penalizzanti a causa di rendimenti più contenuti, spesso insufficienti a tenere il passo con l’inflazione. Con i percorsi life-cycle, invece, durante i primi anni della carriera il patrimonio viene investito in linee con una maggiore esposizione azionaria, così da beneficiare di aspettative di rendimenti più elevati disponendo di orizzonti di investimento lunghi per il recupero di eventuali perdite. Con l’avvicinarsi del pensionamento, il livello di rischio viene progressivamente ridotto attraverso il passaggio automatico verso comparti con minore esposizione azionaria, senza che l’aderente debba intervenire direttamente richiedendo uno switch di comparto, al fine di ridurre la volatilità dei risultati e di preservare meglio il montante accumulato.

Come funzionano i modelli life-cycle previsti dalla COVIP

Il 23 giugno scorso la COVIP ha pubblicato le istruzioni che definiscono i criteri minimi che devono soddisfare tali percorsi e linee di investimento cui affluiscono i contributi e le quote di TFR a seguito di adesioni automatiche. In base a quanto definito nel documento predisposto dall’Autorità di Vigilanza, queste linee possono essere costruite secondo 3 modalità differenti, accomunate dall’obiettivo di ridurre progressivamente l’esposizione agli investimenti in strumenti rischiosi (cosiddetto glide path) con l’avvicinarsi del pensionamento:

  • passaggi automatici tra comparti distinti, in funzione dell’età anagrafica o dell’orizzonte temporale al pensionamento degli aderenti; 
  • combinazioni predefinite di comparti, le cui rispettive quote percentuali variano nel tempo in funzione dell’età anagrafica o dell’orizzonte temporale al pensionamento degli aderenti, senza che ciò comporti quindi il trasferimento dell’intera posizione individuale dell’aderente;
  • definizione di scadenza predefinita (cosiddetto target date), di norma corrispondente alla fascia temporale nella quale ricade la data di pensionamento di una specifica coorte di aderenti, e conseguente adeguamento della composizione degli investimenti del comparto; l’aderente rimane dunque nella stessa linea, senza necessità di switch o trasferimenti. 

Secondo le indicazioni della COVIP, ogni percorso life-cycle deve articolarsi in tre fasi principali, che modificano progressivamente il livello di rischio dell’investimento: 

  • nella fase iniziale, intesa come quella destinata agli aderenti che ricadono nella fascia di età più giovane, l’investimento in titoli di capitale detenuti direttamente e indirettamente è almeno pari al 50% della posizione individuale accumulata;
  • nella fase finale, intesa come quella destinata agli aderenti prossimi al pensionamento, l’investimento in titoli di capitale detenuti direttamente e indirettamente è non superiore al 20%;
  • nelle fasi intermedie, la componente di titoli di capitale viene ridotta secondo una traiettoria prefissata di avvicinamento alla fase finale.

La durata della fase iniziale, delle fasi intermedie e della fase finale sono individuate tenendo conto che la fase iniziale termina almeno 15 anni prima del pensionamento e la fase finale non può essere superiore a 5 anni.

Si tenga conto che l’aderente automatico può decidere in ogni momento di modificare l’opzione di investimento di default, scegliendo una diversa modalità di allocazione della posizione individuale e dei versamenti futuri, ovvero di trasferire l’intera posizione individuale in altro comparto o combinazione di comparti (switch) previsti dalla medesima forma pensionistica, anche in deroga al periodo minimo di permanenza di un anno dall’iscrizione o dall’ultima riallocazione automatica.

Stando ai dati dell’ultima Relazione COVIP, a fine 2025 i fondi pensione che offrivano piani di tipo life-cycle erano poco diffusi: 11 fondi negoziali su 33 per un totale di 75.300 posizioni (circa il 7,6% delle posizioni complessive di tali fondi e l’1,7% di quelle totali del settore); 11 fondi aperti su 38, con un numero di posizioni in essere pari a 450.000 (il 31,6% del totale delle posizioni riferite a tali fondi e il 19,9% di quelle totali del settore); 23 PIP su 71 (55 con più di una linea di investimento).  È, dunque, possibile che non tutti i fondi siano stati in grado di adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 30 giugno 2026. Motivo per cui la COVIP ha previsto un periodo transitorio diverso a seconda della situazione in cui si trovi il fondo:

  • se il fondo ha almeno due linee di investimento ma non ha ancora adottato un modello life-cycle,può comunque ricevere le adesioni automatiche e avrà tempo fino al 30 giugno 2027 per completare l’adeguamento. Nel frattempo, il TFR e i contributi vengono investiti nella linea che meglio si adatta all’età dell’aderente e al suo orizzonte temporale;
  • se il fondo non si è adeguato e non dispone di almeno due linee di investimento con profili di rischio differenti, non può ricevere le adesioni automatiche. Anche in questo caso dovrà adeguarsi entro il 30 giugno 2027.

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