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Istat, calo e invecchiamento della popolazione proseguono ma cresce la partecipazione al lavoro

Lavoro
Categorie Categorie Trend demografici

Le nuove previsioni Istat confermano tendenze demografiche già in atto da diversi anni. Il calo e l’invecchiamento della popolazione proseguono ma l’aumento della partecipazione contrasta la riduzione della forza lavoro

Le nuove previsioni demografiche Istat 2025-2080 confermano tendenze già in atto da diversi anni che difficilmente sarà possibile invertire. Come noto, l’Italia fa parte del gruppo di Paesi più longevi che ha già raggiunto il picco in termini di dimensione della popolazione ed è entrata nella fase di discesa. Secondo lo scenario mediano, da un lato, la popolazione residente si ridurrà dai 58,9 milioni all’1 gennaio 2025 a 54,8 milioni nel 2050 e, dall’altro, la quota di popolazione over 65 passerà dal 24,7% del 2025 al 34,5% del 2050.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei risultati più sicuri perché trainato dall’ingresso nelle età anziane delle generazioni nate durante il baby boom degli anni Sessanta e della prima metà degli anni Settanta. Nel breve periodo (2025-2030), l’età media della popolazione aumenta da 46,9 a 48,0 anni, mentre la quota di persone con almeno 65 anni passa dal 24,7% al 27,2%. La popolazione di 15-64 anni scende dal 63,4% al 62,1%, mentre i giovani fino a 14 anni scendono dall’11,9% al 10,7%. Tra il 2030 e il 2050 il transito delle generazioni del baby boom nelle età anziane raggiunge la massima intensità: l’età media supera i 51 anni, gli ultrasessantacinquenni arrivano al 34,5% del totale e la quota di 15-64enni si riduce al 55,3%. Nel lungo periodo (2050-2080) il processo di invecchiamento prosegue, ma con ritmi più contenuti: l’età media raggiunge 52,1 anni, la quota di over 65 si stabilizza intorno al 36,8% e la popolazione in età lavorativa continua a diminuire, attestandosi al 53,2%.

Ciononostante, il tasso di attività, che misura la quota delle forze di lavoro sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, è previsto in crescita dal 66,7% nel 2025 al 71,0% nel 2050, con un aumento di 4,3 punti percentuali. L’incremento atteso riflette una progressiva maggiore partecipazione al lavoro, favorita soprattutto dall’aumento dell’attività femminile – potendo sfruttare margini di miglioramento maggiori rispetto agli uomini – e dalla permanenza più prolungata delle persone nelle età lavorative più mature. Il tasso di attività femminile, oggi inferiore di circa 18 punti percentuali a quello maschile, sale dal 57,8% del 2025 al 64,2% nel 2050, con un incremento di 6,4 punti percentuali. Per gli uomini la crescita prevista è più contenuta, dal 75,6% al 77,2% (+1,6%). Di conseguenza, il divario di genere si riduce da 17,9 a 13,0 punti percentuali al termine dell’orizzonte previsivo, rimanendo comunque rilevante.

Figura 1 – Tasso di attività 15-64 anni e 15-74 anni totale e per genere

Tasso di attività 15-64 anni e 15-74 anni totale e per genere
Fonte: Previsioni sulle forze di lavoro 2025-2080 Istat

Il dato nazionale sulla partecipazione al mercato del lavoro nasconde forti differenze territoriali. Entro il 2050, il tasso di attività cresce dal 73,2% al 76% nel Nord-est, dal 72,2% al 74,9% nel Nord-ovest e dal 70,5% al 74,7% nel Centro; nel Mezzogiorno il tasso aumenta, invece, al 61,4%, con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 56,4% del 2025 e superiore di 4,3 punti rispetto alla crescita osservata in Italia. L’aumento, pur significativo, determina però solo una parziale riduzione del divario territoriale: nel 2050 la distanza rispetto alle ripartizioni del Centro-Nord rimarrebbe dell’ordine di circa 14 punti percentuali. Il divario territoriale tra Mezzogiorno e il resto del Paese è ancora più accentuato guardando al genere, con il tasso di attività femminile del Mezzogiorno fermo al 49,6% nel 2050 contro la media nazionale del 64,2%.

L’incremento dei tassi di attività attenuerà, pur senza una piena compensazione, l’effetto della progressiva contrazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni, la cui incidenza sul totale dei residenti, come si è detto, è prevista passare dal 63,4% odierno al 55,3% nel 2050. In valori assoluti si tratta di quasi 7 milioni di 15-64enni in meno. Il calo risulta più marcato tra le donne, da 18,5 a 14,3 milioni, mentre per gli uomini si passa da 18,8 a 15,9 milioni, in relazione al fatto che nel lungo termine questi ultimi cumulano il vantaggio di un rapporto tra i sessi a loro favorevole sul piano delle immigrazioni dall’estero.

Grazie alle positive aspettative circa i futuri tassi di attività, le forze di lavoro diminuiscono in misura più contenuta rispetto alla popolazione complessiva.Nel complesso, la forza lavoro tra i 15 e i 64 anni scende da 24,8 a 21,4 milioni: circa 3,4 milioni di persone in meno entro il 2050. Gli uomini attivi passano da 14,1 a 12,2 milioni e le donne da 10,7 a 9,2 milioni, con una flessione pari al 13,5% per i primi e al 13,7% per le seconde. Per l’effetto congiunto del calo della popolazione e della crescita dei tassi di attività, gli inattivi di 15-64 anni si riducono da 12,4 a 8,8 milioni (-29,2%), con gli uomini che passano da 4,6 a 3,6 milioni (-20,8%), mentre le donne da 7,8 a 5,2 milioni (-34,2%). Nelle ipotesi, dunque, la componente femminile continua a essere più numerosa, ma il divario rispetto agli uomini si restringe sensibilmente.

Ampliando l’analisi del tasso di attività fino a 74 anni, l’Istituto delinea un quadro meno problematico per il mercato del lavoro. In uno scenario di calo demografico, in cui però aumenta la speranza di vita, mentre la popolazione di 15-64 anni si riduce, quella dei 65-74enni cresce fino al 2039 (da 6,9 milioni nel 2025 a 9 milioni). Negli anni successivi, questa fascia della popolazione diminuisce fino a 7,5 milioni nel 2050, per l’ingresso delle generazioni meno numerose nate dalla metà degli anni Settanta. In un’ipotesi di crescita del tasso di attività dei 65-74enni dall’11,8% odierno al 16,5% nel 2050, supportata dal miglioramento delle condizioni di salute e sopravvivenza e dal previsto spostamento in avanti dell’età pensionabile, il numero di attivi passa da 817mila a 1,2 milioni in tale fascia di età. Considerando l’intera popolazione di 15-74 anni, il tasso di attività aumenterebbe dal 58,1% nel 2025 al 60,2% (66% per gli uomini e 54% per le donne). Nel complesso, rispetto a quanto accade tra i 15-64enni, dove la popolazione attiva scende di 3,4 milioni entro il 2050, subendo una riduzione del 13,6%, tra i 15-74enni il calo assoluto è di 2,9 milioni, pari a una variazione dell’11,5%. Il contributo delle età mature e anziane, quindi, è in grado di compensare la riduzione subita nelle classi di età centrali per 419mila potenziali lavoratori.

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