In continuità con i precedenti approfondimenti dedicati agli investimenti sostenibili e all’integrazione dei criteri ESG nei portafogli istituzionali, la sesta edizione del Quaderno curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali analizza le strategie di sostenibilità dei principali player istituzionali del Paese, traendo le sue premesse da un questionario di oltre 70 domande somministrato a Casse di Previdenza, fondi pensione negoziali e preesistenti, Fondazioni di origine Bancaria e Compagnie di Assicurazione.
Sono 133 gli enti e le società rispondenti nel 2026, in aumento di due unità rispetto allo scorso anno e più che raddoppiato rispetto al 2019, anno di realizzazione della prima survey[1]. In particolare, hanno aderito all’iniziativa: tutte le 19 Casse di Previdenza privatizzate (con esclusione di ONAOSI), per un totale attivo rappresentato di oltre 115 miliardi di euro; 40 Fondazioni di origine Bancaria, per 42 miliardi di attivo, vale a dire l’82,6% del totale attivo delle 84 Fondazioni italiane; 22 fondi pensione preesistenti e 31 fondi pensione negoziali, per un ANDP rispettivamente di 56,7 (pari a circa l’81,4% dell’ANDP complessivo) e 73,3 miliardi di euro (il 98,3% dell’ANDP complessivo); 21 Compagnie di Assicurazione, per un totale investimenti superiore ai 370 miliardi, pari al 52% dei circa 717 miliardi di patrimonio della classe C (rami Vita diversi dai prodotti Linked e rami Danni). Un campione che, includendo i più importanti attori del welfare mix italiano, può considerarsi sia per rappresentanza numerica sia per dimensione patrimoniale ben rappresentativo delle scelte in materia di sostenibilità degli istituzionali italiani: pari al 59% – vale a dire 78 rispondenti su 133 – quanti integrano formalmente i criteri ESG nei propri portafogli di investimento.
A partire dalla domanda principale del questionario, volta appunto a chiarire se l’ente adotti o meno una formale politica di investimento SRI, sono invece cinque le sezioni in cui si articola l’indagine, nell’intento di scattare una fotografia quali-quantitativa del processo di diffusione di principi di investimento responsabile nel comparto del welfare italiano: a. definizione della politica SRI; b. pianificazione delle strategie di investimento; c. modalità di attuazione; d. valutazione e trasparenza; e. prospettive future, anche in funzione dell’evoluzione del quadro normativo. Utili poi a definire il campo di indagine, nonché caratteristiche e peculiarità dei soggetti rispondenti, alcuni interrogativi preliminari su dimensione patrimoniale e gestione finanziaria (diversificazione degli investimenti, livello di soddisfazione in merito alla performance, asset allocation presente e futura, rapporto con eventuali gestori o advisor), i cui esiti sono per il secondo anno consecutivo ulteriormente approfonditi all’interno del paper “Sentiment e prospettive del mercato istituzionale italiano”.
Completa infine il quadro offerto dai risultati dell’indagine anche l’esperienza diretta di investitori, gestori e fabbriche prodotto: una raccolta di testimonianze e case history che, oltre a concretizzare i numeri presentati nel Quaderno, vuole essere da stimolo – attraverso la messa a sistema di metodologie e competenze – al confronto di tutti gli operatori coinvolti. Ne risulta, per l’ottavo anno consecutivo, il ritratto di una platea attenta nei confronti degli investimenti ESG che allo slancio dei primi anni ha però sostituito, come del resto sembra richiedere anche uno scenario complicato da tensioni geopolitiche e da un quadro regolamentare in ri-definizione un approccio sempre più maturo e consapevole alla finanza SRI.
[1] I risultati delle prime due edizioni sono stati ospitati all’interno del Sesto e del Settimo Report sugli Investitori istituzionali italiani. Il campione comprendeva inizialmente investitori previdenziali e Fondazioni di origine Bancaria; a partire dal 2021, anno di realizzazione del primo Quaderno di Approfondimento, l’indagine è stata estesa anche alle Compagnie di Assicurazione.







