La transizione demografica avrà come effetto, tra le altre cose, la necessità di ripensare il mondo degli investimenti anche alla luce del Longevity Risk. Ma come investono oggi le Compagnie di Assicurazione? La sintesi del Dodicesimo Report sugli investitori istituzionali Itinerari Previdenziali
Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione ha delle inevitabili conseguenze a livello di sistema che spaziano dal mercato del lavoro al modello dei consumi, fino alle implicazioni circa la sostenibilità dei sistemi di welfare, in primis per quanto riguarda le funzioni di sanità, previdenza e assistenza. Una profonda trasformazione strutturale che coinvolge anche l’industria assicurativa, determinando un cambiamento nella richiesta di prodotti e servizi di protezione e investimento.
In particolare, l’allungamento dell’aspettativa di vita porta con sé il cosiddetto Longevity Risk, ossia il rischio che le disponibilità economiche degli individui nella fase della pensione non siano sufficienti a mantenere un adeguato tenore di vita e a far fronte a eventuali esigenze di spesa connesse a cattive condizioni di salute o non autosufficienza. In quest’ottica, le assicurazioni possono offrire un contributo essenziale all’interno di una strategia finanziaria a protezione di tale rischio, nell’ambito di una pianificazione di lungo termine dei propri risparmi.
Al tempo stesso, però, la longevità comporta per le Compagnie di Assicurazione il rischio di dover gestire passività sempre più lunghe che necessitano una diversa modalità di gestione degli investimenti, influenzando di conseguenza l’asset allocation soprattutto in futuro, quando cominceranno a manifestarsi appieno gli effetti della transizione demografica. Il principio del matching fra le attività e le passività, infatti, impone alle imprese di assicurazione di dover rispettare gli impegni nei confronti dei propri assicurati, il che implica la necessità di avere accesso a un ampio range di attività da far corrispondere alle passività al fine di consentire al proprio portafoglio una sufficiente diversificazione.
Gli investimenti delle Compagnie di Assicurazione: i dati del Dodicesimo Report
Il Dodicesimo Report sugli investitori istituzionali italiani, il cui capitolo dedicato alle Compagnie di Assicurazione è stato realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in collaborazione con ANIA, offre un’analisi degli investimenti in riferimento ai patrimoni previdenziali di risparmio afferenti alle polizze tradizionali vita dei rami I, IV e V che compongono la cosiddetta classe C e che rappresentano essenzialmente il welfare individuale, caratterizzato da modelli di protezione sociale con prodotti che hanno durate contrattuali particolarmente lunghe (da un minimo di 3-5 anni fino a oltre 30) che richiedono di distribuire i propri attivi in investimenti con duration corrispondenti e diversificate.
Nel 2024, i premi complessivi del portafoglio italiano ed estero, diretto e indiretto, raccolti dalle imprese aventi la sede legale in Italia e dalle rappresentanze di imprese estere non comunitarie, sono cresciuti rispetto all’anno precedente del 17% a 159,1 miliardi (dopo il +0,9% del 2023), grazie soprattutto al +21% a 112 miliardi del comparto Vita (+8,9% a 47 miliardi il comparto Danni), che ha così recuperato ampiamente le flessioni registrate nei due anni precedenti (-10,5% nel 2022 e -2,2% nel 2023).
Venendo all’analisi degli investimenti del settore Vita, sempre al 2024 sono ammontati a 898 miliardi (29 miliardi in più rispetto al 2023), di cui il 69% (poco più di 615 miliardi) relativi alle polizze tradizionali (classe C), mentre il restante 31% (circa 282 miliardi) riguarda le polizze connesse a prodotti unit linked e a fondi pensione (la cosiddetta classe D). Tra gli strumenti finanziari detenuti dalle Compagnie, il comparto obbligazionario continua ad avere il peso maggiore con oltre 482 miliardi, principalmente (circa il 70%) in titoli di Stato, seguito dalle quote di fondi comuni pari a 95 miliardi, anche se in calo del 3,3% rispetto al 2023, e da circa 34 miliardi di azioni. Allargando l’orizzonte al decennio 2015-2024, si rileva che il patrimonio Vita della classe C è aumentato di circa 135 miliardi, da 480 a 615 miliardi, con una crescita media di circa 15 miliardi l’anno e un incremento complessivo del 28,2%.
Nel dettaglio, la parte investita in obbligazioni è aumentata complessivamente di circa 87 miliardi, vedendo però ridursi la quota sul totale degli investimenti dall’82,3% del 2015 al 78%, pur rimanendo l’investimento prevalente. Gli investimenti in quote di fondi comuni, invece, sono più che raddoppiati da 44 a 95 miliardi, con un’incidenza sul totale passata dal 9,2% al 15,4% (16,1% nel 2023). Da sottolineare, inoltre, la crescente attenzione rivolta ai fondi alternativi, anche ai fini di una maggiore diversificazione dei rischi e di una maggiore decorrelazione, in particolare all’immobiliare (il 17,8% del totale OICR), ai fondi infrastrutturali (8,1% dal 4,2% del 2021) e al private equity (4,8% dal 3,5% del 2021)
Gli investimenti collegati a polizze linked, invece, sono stati pari a fine 2024 a 282 miliardi, segnando un +8,3% rispetto al 2023 e un +21% rispetto a quattro anni prima. Oltre l’83% di tali attivi sono relativi a fondi di investimento, mentre la restante parte è investita in titoli di Stato (7,6%), equity (4%) e obbligazioni (3,6%).
Gli investimenti delle Compagnie di Assicurazione: un confronto europeo
Interessante, infine, un confronto a livello europeo, per il quale è necessario effettuare il calcolo del valore degli investimenti totali delle Compagnie a valore corrente così come previsto dall’attuale normativa di vigilanza Solvency II. L’analisi, condotta attraverso l’elaborazione dei dati pubblicati da EIOPA del quarto trimestre 2024, ha riguardato, oltre all’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna, i Paesi Bassi, il Belgio, la Danimarca, la Svezia e l’Irlanda.
Anche a livello europeo l’investimento prevalente è rappresentato da titoli a reddito fisso, che rappresentano in media il 39,7% dei portafogli, con una diversa distribuzione tra obbligazioni governative e societarie. Alla fine del 2024, la quota media di titoli di Stato nazionali era del 10,8%, inferiore rispetto all’Italia che, nonostante un trend in diminuzione, vede rimanere una concentrazione elevata (24%, pari a 243 miliardi), seconda solo alla Spagna (36,7%). Per quanto riguarda i titoli di Stato esteri, spiccano Olanda (15,7%) e Belgio (23,5%), mentre negli altri Paesi le quote si attestano tra il 7% e il 12%. L’investimento medio in obbligazioni societarie è di circa il 19%, con livelli più elevati in Francia, Danimarca, Spagna e Belgio; più contenute, intorno al 15%-17%, le esposizioni di Italia, Olanda e Germania.
I fondi di investimento costituiscono una quota crescente del portafoglio (media del 35,3%) superando i 3.300 miliardi, con livelli particolarmente alti in Svezia (64,7%), Irlanda (48,0%), Germania (38,4%) e Olanda (37,0%). Anche in Italia (33,5%), Francia (32,9%) e Belgio (29%) si rilevano quote significative. A livello geografico, l’investimento è concentrato soprattutto su fondi francesi, lussemburghesi e tedeschi, mentre i fondi italiani pesano per appena il 3,6%, pari a circa 119 miliardi. Più in generale, solo il 6,4% degli investimenti assicurativi dell’Unione Europea è destinato all’Italia (circa 557 miliardi), mentre la quota più rilevante si concentra in Francia (22,8%, pari a circa 2.000 miliardi), seguita dalla Germania (16,3%). Circa l’11,4% degli investimenti è rivolto a Paesi extraeuropei.


