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Longevità, mercati e sostenibilità: le sfide delle assicurazioni

Assicurazioni
Categorie Categorie Trend demografici, Investimenti, Sostenibilità

Il comparto assicurativo rappresenta uno strumento di protezione sociale contro il longevity risk e, più in generale, dalle sfide poste dalla transizione demografica. L’attuale contesto di volatilità di mercato impone però l’esigenza di coniugare obiettivi di rendimento di breve-medio termine con la gestione dei rischi di lungo periodo legati alla longevità

La storia recente, per quanto riguarda la demografia, è stata caratterizzata dalla conquista della longevità, determinata da un progressivo aumento dell’aspettativa di vita, che vede l’Italia ai primi posti in Europa e nel mondo con una speranza di vita media alla nascita di 83,5 anni (81,5 per gli uomini e 85,6 per le donne). Fenomeno accompagnato da un drastico calo della natalità, comportando un profondo mutamento nella struttura per età della popolazione e nella composizione dei nuclei familiari, con sempre più over 65enni soli e spesso senza parenti prossimi. Tutto ciò porta con sé il cosiddetto longevity risk, ossia il rischio che le disponibilità economiche degli individui nella fase della pensione non siano sufficienti a mantenere un adeguato tenore di vita e a far fronte a eventuali esigenze di spesa connesse a cattive condizioni di salute o non autosufficienza.

In tal senso, cresce l’importanza del ruolo di protezione sociale del settore assicurativo per le funzioni di previdenza, risparmio, prevenzione e assistenza, contribuendo a colmare il gap che il welfare pubblico non è un grado di garantire. Nel 2025, la raccolta premi complessiva registrata da tutte le imprese operanti nel nostro Paese ha raggiunto i 182 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto al 2024, con una crescita che ha riguardato sia i rami Danni (+6,5%) sia i rami Vita (+8,3%). In particolare, con riferimento alle sole imprese nazionali e alle rappresentanze di imprese extra europee, la raccolta premi nei rami Vita ha superato i 110 miliardi, in aumento del 7,5%, frutto principalmente del +19% delle polizze unit linked (ramo III) e, in misura ridotta, del +0,6% delle polizze sulla Vita (ramo I). Risultati positivi che devono però fare i conti con l’attuale scenario di incertezza sui mercati finanziari, con l’impennata dei costi dell’energia che rischia di provocare una ripresa dell’inflazione e di conseguenza rallentare, se non addirittura invertire, il percorso di riduzione dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali, tornando a penalizzare la raccolta premi del settore Vita come avvenuto nel biennio 2022-2023.

Al tempo stesso, però, la longevità comporta il rischio di dover gestire passività sempre più lunghe che necessitano una diversa modalità di gestione degli investimenti, influenzando di conseguenza l’asset allocation per coniugare obiettivi di rendimento di breve-medio termine e la gestione di lungo periodo del rischio longevity. Anche per questo, negli ultimi anni, a fianco dei tradizionali investimenti liquidi (in primis, bond e azioni) è cresciuto l’interesse delle Compagnie di Assicurazione verso i private market, al fine di aumentare la diversificazione e soddisfare le proprie esigenze di matching delle scadenze.

Secondo l’ultima indagine su investitori istituzionali e gestori finanziari curata da Itinerari Previdenziali, a cui hanno partecipato 21 Compagnie di Assicurazione (tra imprese e gruppi assicurativi), che rappresentano circa 370 miliardi di euro di investimenti e pesano per il 52% sul totale della classe C (rami Vita, esclusi i prodotti Linked e rami Danni), l’86% dei rispondenti detiene in portafoglio fondi di investimento alternativi, opzione preceduta da asset class più tradizionali, come obbligazioni (95%) e azioni (90%), e dai fondi comuni tradizionali (90%), e seguita dagli ETF (81%). Volgendo lo sguardo al futuro, il 71% si dichiara intenzionato ad aumentare la propria esposizione verso obbligazioni ed ETF, oltre a FIA e azioni (entrambi scelti dal 67%).

Figura 1 – Gli investimenti delle Compagnie di Assicurazione: presente e intenzioni future a confronto

Gli investimenti delle Compagnie di Assicurazione: presente e intenzioni future a confronto
Fonte: indagine annuale “Investitori istituzionali e gestori finanziari” 2026

Pur in un contesto dominato da incertezza, inoltre, le Compagnie di Assicurazione confermano il proprio impegno sui temi legati alla sostenibilità, con l’adozione di una politica formale SRI da parte del 90% del campione. Una scelta motivata nell’80% dei casi proprio per “gestire in maniera più efficace i rischi finanziari”, tanto più che anche nelle valutazioni ex post dell’applicazione di tali politiche gli impatti maggiori risultano essere “la diversificazione del rischio” (67%), preceduta dai benefici in termini di “reputazione dell’ente” (76%), sebbene solo il 24% ritenga che la componente ESG abbia mitigato il rischio complessivo del portafoglio durante le turbolenze dei mercati finanziari (percentuale analoga a chi ha risposto no) e il 52% l’abbia giudicata indifferente.

Passando alle strategie utilizzate, al primo posto si confermano le esclusioni con il 90% delle preferenze, seguite da best in class (70%) e dalle convenzioni internazionali (60%), quest’ultima in lieve discesa rispetto allo scorso anno. In lieve calo anche strategie più attive come l’engagement (50%), mentre gli investimenti tematici e l’impact investing rimangono nella parte bassa della classifica per diffusione entrambe con il 40%. Scendendo ancora più nel dettaglio, interessante notare, per quanto riguarda le esclusioni, come tutti i rispondenti applichino questa strategia (anche) al settore delle armi. Proprio alla luce della revisione dei criteri ESG relativi al settore degli armamenti, volti a una maggiore inclusione delle aziende di difesa nei portafogli sostenibili, nella survey di quest’anno è stato quindi aggiunto un ulteriore approfondimento finalizzato a indagare le tipologie di armi escluse: 4 Compagnie escludono tutte le tipologie (sia convenzionali che non convenzionali), 12 solo le armi non convenzionali (quindi le armi controverse come mine antiuomo, munizioni a grappolo, armi chimiche e armi biologiche) e le armi nucleari e in 2 solo le armi controverse con riferimento al PAI 14.

Figura 2 – Le strategie di investimento sostenibile adottate

Strategie di investimento sostenibile Compagnie
Fonte: Quaderno di Approfondimento 2026 – “ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”

Volgendo lo sguardo al futuro, il 71% delle imprese assicuratrici rispondenti dichiara di voler incrementare la propria esposizione agli investimenti sostenibili sia tramite l’acquisto diretto di strumenti finanziari (43%) sia tramite il ricorso a mandati di gestione (14%), sia ricorrendo a entrambi (43%). Tra le strategie che verranno utilizzate in futuro al primo posto si confermano le esclusioni, indicate dal 73% delle Compagnie che intendono aumentare l’esposizione a investimenti sostenibili, seguite a pari merito dalle convenzioni internazionali e da best in class con il 53% delle preferenze. Infine, per quanto riguarda i settori verso cui dovrebbero essere indirizzate maggiori risorse, il 76% dell’intero campione (16 rispondenti) indica il mercato delle energie rinnovabili, in linea alle tendenze emerse nelle passate indagini a conferma di come le tematiche ambientali mantengano un ruolo di primo piano all’interno del panorama ESG. Una particolare attenzione è inoltre rivolta agli aspetti legati alla transizione demografica e all’invecchiamento della popolazione, che coinvolgono campi come le infrastrutture sanitarie (33%), l’healthcare (29%) e la Silver Economy (24%). Residuali, infine, le preferenze verso la tecnologia (14%) e l’intelligenza artificiale (10%), forse a causa del recente rally che ha portato le valutazioni su livelli molto elevati suggerendo cautela nell’aumentare l’esposizione verso questi settori.

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