Logo il Punto

Longevity Economy: come assicurazioni e società di servizi rispondono alle sfide del cambiamento demografico

Assicurazioni
Categorie Categorie Longevity Economy, Trend demografici

La transizione demografica in corso pone assicurazioni e società di servizi davanti a un’importante responsabilità, e a una grande opportunità: aiutare il Paese a “progettare la longevità” abbandonando quell’approccio che vede nel progressivo invecchiamento della popolazione un’emergenza da gestire

a cura di Blue Assistance

NeIn Italia stiamo invecchiando rapidamente, ma non tutti allo stesso modo. I numeri di Istat raccontano un Paese in cui si vive più a lungo (speranza di vita oltre gli 83 anni), ma con forti differenze per salute, reddito, istruzione e territorio. Crescono gli over 65, aumentano gli over 80, cala la popolazione in età lavorativa. In parallelo, come rilevano ricerche GIMBE e diversi Osservatori sulla salute, aumentano le cronicità, si allungano le liste d’attesa, cresce la spesa sanitaria privata delle famiglie.

Nel dibattito pubblico questo scenario viene spesso letto come un “problema di costi”. In realtà, sta nascendo qualcosa di più complesso: una vera Longevity Economy. Gli anziani di oggi non sono solo utenti fragili del sistema sanitario, ma anche consumatori, risparmiatori, caregiver, volontari. Le indagini degli istituti di ricerca mostrano una generazione senior più attiva e centrale nella vita economica delle famiglie: una quota crescente di over 65 (circa il 60–65% secondo Istat) utilizza internet o lo smartphone, soprattutto se supportata da familiari, mentre più della metà dei pensionati dichiara di aiutare figli e nipoti sul piano economico. Le ricerche sulla Silver Economy (IPSOS, Censis) evidenziano anche aspettative elevate sulla qualità dei servizi sanitari e assistenziali, con una disponibilità crescente a investire in soluzioni più rapide, personalizzate e vicine al proprio domicilio.

Qui assicurazioni e società di servizi hanno una responsabilità e un’opportunità: aiutare il Paese a fare il salto da “gestire l’emergenza” a “progettare la longevità”.

Non basta aggiornare le polizze: serve cambiare logica. L’assicurazione non può limitarsi a intervenire quando il problema è esploso (un ricovero, una non autosufficienza, una spesa sanitaria imprevista), ma deve entrare nella quotidianità delle persone con strumenti di prevenzione, monitoraggio e supporto. Questo significa, ad esempio, affiancare alla copertura salute, programmi di prevenzione strutturati (legati all’età e al profilo di rischio), percorsi dedicati per la gestione delle malattie croniche, supporto concreto alle famiglie quando si presenta una situazione di fragilità.

Sul fronte della non autosufficienza, il gap tra bisogno e offerta è evidente. In Italia ci sono oltre 4,5 milioni di over 80 e più di 2 milioni di over 85; tra questi, le stime indicano che fino a due su tre presentano forme di non autosufficienza. A fronte di numeri così elevati, solo una minoranza trova risposta nelle RSA – intorno al 7–8% dei non autosufficienti secondo elaborazioni su dati ISTAT – mentre la gran parte dell’assistenza ricade sulle famiglie, che si affidano a circa un milione di assistenti familiari per una spesa privata complessiva stimata in oltre 7 miliardi di euro l’anno. Qui polizze LTC, servizi di assistenza domiciliare, soluzioni di sollievo per i caregiver e proposte di senior living possono diventare i pilastri di una nuova infrastruttura sociale, purché integrati fra loro e con il territorio, non vissuti come prodotti isolati.

La tecnologia, inoltre, è un pezzo importante di questa strategia, ma non è la soluzione da sola. Telemedicina, telemonitoraggio, piattaforme di digital health possono alleggerire il sistema sanitario sulle prestazioni di routine e portare le cure più vicino alle persone, soprattutto nelle aree interne o per chi ha difficoltà a spostarsi.

Le compagnie assicurative e le società di servizi possono organizzare ecosistemi che integrano sanità pubblica e privata, servizi alla persona, soluzioni digitali e strumenti di pianificazione per la Silver Age. La Longevity Economy diventa così un terreno in cui l’innovazione sociale ed economica coincidono: migliorare la qualità della vita degli anziani non è solo un costo da sostenere, ma un modo per creare valore, occupazione, filiere di servizi.

Resta però un nodo culturale: in Italia si fatica ancora a parlare di longevità in termini di pianificazione.

Le ricerche degli istituti demoscopici evidenziano scarsa consapevolezza della propria esposizione al rischio di non autosufficienza e una certa fiducia “implicita” nel fatto che qualcuno – lo Stato, la famiglia – in qualche modo se ne occuperà. Qui assicurazioni e operatori possono avere un ruolo educativo cruciale: spiegare quali saranno i bisogni tipici dei 70, 80, 90 anni, quanto possono costare, quali strumenti esistono per non arrivarci impreparati.

La Longevity Economy può diventare il laboratorio in cui si misura la capacità di un sistema – pubblico e privato insieme – di trasformare anni di vita in più in anni di vita che vale la pena vivere: autonomi finché possibile, ben assistiti quando necessario, con reti di protezione economiche e sociali che non lascino sole le persone e le famiglie.

Per le assicurazioni e le società di servizi significa ripensare il proprio mestiere: da pagatori di prestazioni a partner di lungo periodo nella gestione della vita che si allunga. Per il Paese, significa decidere se l’invecchiamento sarà una crisi da tamponare o una transizione da governare. La finestra per costruire questo nuovo equilibrio è aperta adesso.

MM
Marco Mazzucco, AD Blue Assistance e Direttore Vita&Welfare Reale Mutua

Menu