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I nuovi scenari per gli investimenti

Finanza
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Inflazione, debito pubblico, tensioni geopolitiche ma anche spinta dell’intelligenza artificiale e, più in generale, sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture: quali scenari per gli investimenti all’interno dell’attuale, e quantomai complesso, contesto internazionale?

a cura di Invesco. Questa comunicazione di marketing è per utilizzo da parte di Clienti Professionali

Il regime macroeconomico di riferimento rimane costruttivo. La crescita globale si mantiene sopra il potenziale, seppur in modo meno uniforme, ma l’inflazione resta più persistente rispetto agli standard dell’ultimo decennio; le Banche Centrali dispongono di minore flessibilità nell’assorbire gli shock e i mercati obbligazionari sono tornati a esercitare una funzione disciplinante sulle politiche fiscali e monetarie.

Un ciclo macro ancora favorevole, ma di natura diversa

L’attuale fase economica globale non assomiglia ai tradizionali cicli trainati prevalentemente dai consumi o da condizioni finanziarie particolarmente accomodanti. Il principale motore di crescita è oggi rappresentato dagli investimenti fissi e dalla riqualificazione della capacità produttiva legata allo sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture.

L’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali costituiscono infatti il nucleo iniziale di questo processo, ma la dinamica degli investimenti si sta rapidamente estendendo a difesa, sicurezza energetica, infrastrutture fisiche e transizione industriale. Dopo anni caratterizzati da modelli “asset-light”, il capitale torna a finanziare capacità produttiva e infrastrutture reali.

Un ciclo sostenuto dal capex tende ad avere una maggiore profondità industriale, effetti moltiplicativi più ampi e una capacità di sostenere la crescita degli utili più a lungo, anche in una fase matura con tassi d’interesse più elevati.

Parallelamente, le economie moderne hanno mostrato una resilienza sorprendente agli shock di offerta. Nonostante crisi energetiche, frammentazione geopolitica, riconfigurazione delle catene produttive e tensioni commerciali, l’economia globale ha continuato ad espandersi, sostenuta da crescente dinamismo e flessibilità nella gestione dei rischi operativi.

Gli Stati Uniti restano la locomotiva, ma il consumatore americano torna variabile chiave

Gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale motore del ciclo globale. Investimenti, aumento della produttività, profondità dei mercati dei capitali e leadership nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale hanno permesso all’economia americana di mantenere un marcato vantaggio ciclico. Tuttavia, queste nuove fonti di forza relativa degli Stati Uniti non possono prescindere dalla sostenibilità del consumatore americano, che rimane una variabile centrale per gli equilibri globali.

Negli ultimi anni la spesa delle famiglie è stata sostenuta dalla solidità del mercato del lavoro, dall’effetto ricchezza e dagli stimoli fiscali. Oggi una parte significativa di questi supporti si sta progressivamente esaurendo e il tasso di risparmio è stato in gran parte assorbito.

Il mercato del lavoro mostra segnali di graduale rallentamento: il tasso di partecipazione è in calo, le nuove assunzioni diminuiscono e la dinamica della domanda di lavoro appare meno vigorosa. Un eventuale indebolimento dei redditi disponibili potrebbe in questa fase emergere come un importante fattore di freno a un ciclo che tutto sommato continua a dipendere in misura ancora importante dal consumatore statunitense.

Europa, Giappone ed emergenti: momentum in miglioramento

A differenza del recente passato, altre aree geografiche mostrano oggi un momentum di crescita favorevole.

In Europa, la riaccelerazione dell’attività manifatturiera e la stabilità del mercato del lavoro continuano a sostenere i redditi reali e i profitti aziendali. Dopo lo shock energetico, l’economia europea ha dimostrato una capacità di ripresa superiore alle attese, sia sul fronte dei consumi che della fiducia delle imprese. La variabile chiave rimane la produttività: un eventuale trasferimento efficace degli investimenti in tecnologia, energia, difesa e infrastrutture verso una maggiore efficienza del sistema economico potrebbe tradursi in un potenziale di crescita superiore alle attese. Un processo fondamentale che, se effettivamente innescato, sarebbe tuttavia tangibile solo nel lungo periodo.

Il Giappone rappresenta uno dei cambiamenti strutturali più rilevanti. Dopo decenni di deflazione, le imprese stanno recuperando capacità di determinazione dei prezzi e redditività operativa. L’emergere di un ciclo più equilibrato tra inflazione, salari e profitti, insieme alle riforme di governance aziendale, potrebbe sostenere una crescita nominale strutturalmente più elevata.

Anche le economie emergenti mostrano prospettive interessanti, favorite dalla riallocazione delle catene produttive globali, dalla maggiore flessibilità monetaria e dal contributo delle materie prime.

La Cina continua invece a presentare una natura bifronte. La domanda interna rimane debole e il settore immobiliare continua a rappresentare un freno, mentre il comparto manifatturiero avanzato e i servizi ad alto valore aggiunto proseguono nel loro processo di espansione. La Cina appare oggi meno dipendente dalla crescita domestica e sempre più centrale in numerose filiere industriali strategiche.

Inflazione, debito pubblico e ritorno dei bond vigilantes

L’inflazione ha superato la fase più critica, ma il ritorno ai target appare lento. Alcune componenti core restano persistenti e i recenti shock energetici e commerciali hanno introdotto nuovi elementi di incertezza. Gli elementi tipici di una spirale inflattiva restano tuttavia generalmente assenti. Le pressioni salariali risultano contenute e infatti le recenti mosse delle banche centrali sembrano riconducibili a una logica di preservazione della credibilità piuttosto che all’avvio di un nuovo ciclo restrittivo di lunga durata.

Un fattore sempre più strutturale in questo contesto è chiaramente il livello di debito pubblico elevato e la necessità di finanziamenti crescenti. I mercati richiedono premi più elevati sulle curve dei tassi per detenere duration e assorbire i rischi fiscali ed inflattivi.

Il ritorno dei cosiddetti bond vigilantes implica che fasi di inasprimento delle condizioni finanziarie e di volatilità possano essere generata direttamente dai mercati obbligazionari, indipendentemente dalle decisioni delle Banche Centrali. Le diverse configurazioni che si presenteranno sulle curve dei tassi saranno un segnale sempre più importante all’asset allocation macro.

Le implicazioni per l’asset allocation

Le valutazioni azionarie rimangono impegnative, soprattutto negli Stati Uniti, ma sono supportate da una dinamica degli utili particolarmente solida. Il ciclo di business legato agli investimenti nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale ha creato una forte espansione dei profitti in alcune aree del mercato e questa dinamica sta progressivamente uscendo dal solo perimetro tecnologico e coinvolge altri settori industriali. Questo conferisce alla crescita degli utili una forza inerziale maggiore rispetto a quella che normalmente ci si aspetterebbe in una fase avanzata del ciclo. In altre parole, il mercato azionario non è sostenuto solo da un’espansione dei multipli, ma sempre più da un robusto aumento di profitti e margini operativi.

In termini di asset allocation manteniamo una visione costruttiva sull’azionario, pur privilegiando una maggiore diversificazione geografica e fattoriale. La concentrazione osservata nei grandi titoli growth statunitensi richiede un approccio più equilibrato, attraverso strategie equal-weight o esposizioni fattoriali maggiormente bilanciate dove lo stile momentum viene combinato con fattori value e quality.

Europa ed emergenti continuano a offrire opportunità interessanti grazie al miglioramento del momentum macroeconomico e a valutazioni relativamente più favorevoli. Vediamo ancora valore nel credito investment grade, soprattutto in Europa. Il profilo rischio-rendimento rimane interessante: qualità degli emittenti elevata, rendimenti assoluti attraenti e un contesto di revisioni positive ai rating di credito, non segnala un deterioramento creditizio sistemico.

Per la ricerca di fonti di carry superiori, riteniamo interessanti segmenti situati al confine tra mercati pubblici e privati, come senior secured loans e tranche AAA di CLO che rappresentano i segmenti dei mercati privati a più alta qualità e con spread competitivi. Anche il debito emergente in valuta locale continua a offrire valore, purché accompagnato da una gestione attiva del rischio valutario e della volatilità.

Infine, le materie prime, soprattutto i metalli, possono tornare a svolgere un ruolo strategico. I metalli industriali beneficiano della domanda legata a infrastrutture, difesa, elettrificazione e transizione energetica. L’oro può riaffermare il proprio ruolo come strumento di diversificazione in un regime in cui la correlazione tra obbligazioni e azioni risulta meno stabile rispetto al passato, e il trend del dollaro potrebbe invertire la rotta e indebolirsi.

Considerazioni sui rischi

Il valore degli investimenti e il reddito da essi derivante possono oscillare (in parte a causa di fluttuazioni dei tassi di cambio) e gli investitori potrebbero non ottenere l‘intero importo inizialmente investito.

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Questa comunicazione di marketing è per pura finalità esemplificativa ed è riservata all’utilizzo da parte dei Clienti Professionali in Italia. Non è destinata e non può essere distribuita o comunicata ai clienti al dettaglio.

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Il presente documento è pubblicato in Italia da Invesco Management S.A., President Building, 37A Avenue JF Kennedy, L-1855 Luxembourg, regolamentata dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier, Luxembourg. Settembre 2026.

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