Obiettivo del lavoro, anticipato nel 1997 da un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore e quindi esteso nel 2000 all’interno della Rivista Economia Italiana, è mettere a disposizione del pubblico, mediante una “ricostruzione” dei bilanci INPS, una serie storica di dati regionalizzati al fine di consentire un’analisi più precisa dell’andamento del sistema previdenziale italiano, nel quale l’Istituto “pesa” per circa il 75%.
Nel dettaglio, considerando che il processo di informatizzazione dei principali archivi gestionali dell’Istituto della Previdenza Sociale è iniziato nel 1974 su iniziativa dell’ingegner Gianni Billia, l’analisi territoriale delle entrate contributive e delle uscite per prestazioni è stata effettuata a partire dal 1980, primo anno in cui erano disponibili dati completi, fino al 1998.
Lo studio si sviluppa dunque applicando una metodica che consente la corretta imputazione delle “riscossioni” dei contributi per luogo di lavoro e dei “pagamenti” delle prestazioni previdenziali per luogo di residenza, nonché una “matrice” di correzione basata sui flussi derivanti dalle riscossioni dei contributi per il Servizio Sanitario Nazionale che l’INPS ha riscosso fino al 1997. In pratica, sul fronte delle entrate si è in pratica provveduto alla duplice operazione di riclassificazione delle riscossioni per luogo di lavoro, sul modello delle dichiarazioni ai fini dei contributi sanitari che sono su base regionale e provinciale, e a “spacchettare”, suddividendoli per regione, i dati “centralizzati” in capo alla direzione generale Inps con la successiva ripartizione per luogo di lavoro. Per quanto riguarda i pagamenti delle prestazioni, si è poi parimenti provveduto a “spacchettare” (a partire dal 1994, primo anno per il quale la metodica dei “flussi di cassa” presenta attendibilità) i pagamenti utilizzando basi statistiche fondate sulla residenza per provincia dei fruitori delle prestazioni pensionistiche.
Il saggio offre, infine, un’ulteriore analisi sulla mobilità interregionale al fine di determinare l’entità del fenomeno degli spostamenti da una regione all’altra di lavoratori al momento del pensionamento (ad esempio, quanti lavoratori che hanno operato in una azienda del Nord, al momento del pensionamento decidono di rientrare nella regione d’origine): dalle verifiche effettuate risulta tuttavia che tale mobilità è inferiore al 3% e, pertanto, tale da non influenzare i dati regionalizzati.







