Muovendo dall’analisi del progetto di legge D’Uva-Molinari sul ricalcolo delle pensioni oltre i 4.000 euro netti mensili (o 80.000 euro lordi l’anno), lo studio si propone di fare chiarezza sul tema delle cosiddette “pensioni d’oro” o di “privilegio” e, in particolar modo, di verificare fattibilità e possibili conseguenze delle proposte governative che le hanno poste al centro del dibattito politico e dell’attenzione mediatica nel corso degli ultimi mesi.
Tenendo conto anche delle successive proposte di modifica e dell’eventualità di innalzare la soglia del ricalcolo a 4.500 euro netti mensili (o 90.000 euro lordi l’anno), l’approfondimento – curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e condotto da Alberto Brambilla, Gianni Geroldi e Antonietta Mundo – si pone dunque l’obiettivo di quantificare la proposta Lega – Movimento 5 Stelle, di rimarcare l’arbitrarietà del metodo di ricalcolo proposto e di formulare quindi possibili misure alternative, che possano andare della direzione di rafforzare il sistema pensionistico consolidandone la sostenibilità di medio-lungo termine.
In conclusione, uno studio che consente di evidenziare i limiti di un’operazione “rischiosa” dal punto di vista giuslavoristico, a fronte di un ricavo stimato in circa 330 milioni di euro, destinato verosimilmente ad assottigliarsi anche a causa degli oneri per i potenziali ricorsi (che, secondo gli estensori, avrebbero di fatto ottime probabilità di successo).







