Principale novità di questo Quinto Rapporto sulla regionalizzazione del bilancio statale, edito da Bancaria Editrice, consiste nell’aver ampliato la scomposizione a livello regionale non più alla sola spesa per il welfare ma all’intero bilancio dello Stato. Se nel corso delle prime tre edizioni era stato regionalizzato, utilizzando la tecnica dei “flussi di cassa”, il bilancio previdenziale dell’INPS e, successivamente, nella quarta edizione, l’intera spesa previdenziale italiana, il nuovo documento compie dunque uno sforzo ulteriore estendo ulteriormente l’approccio.
Nel dettaglio, il Rapporto prende l’avvio, dunque, con l’analisi dei conti regionali (entrate contributive, uscite per prestazioni e saldi contabili) nel nostro maggiore istituto di previdenza, l’INPS, per proseguire dunque con i restanti enti previdenziali che contribuiscono al primo pilastro nel nostro Paese. Quindi, realizzato il bilancio previdenziale regionalizzato, il “viaggio” tra i numeri prosegue con l’analisi dei dati relativi alla spesa pubblica extra-welfare e alle entrate erariali per concludersi per l’appunto, con l’elaborazione del primo bilancio statale regionalizzato.
Dal Quinto Rapporto, così come nei precedenti lavori, emerge di fatto l’esistenza di squilibri nei conti previdenziali di molte regioni che, soprattutto in alcune aree del Paese, assumono dimensioni preoccupanti: di qui, la domanda se tali squilibri potessero essere colmati, in tutto o in parte, da un eventuale surplus prodotto dalla differenza tra la spesa pubblica extra welfare e le entrate erariali e per via induttiva, rapportando il flusso dei contributi previdenziali alle presumibili entrate fiscali. Un esercizio assai utile a stabilire che, mentre alcune aree miglioravano sensibilmente la loro posizione e altre realizzavano addirittura, alcune Regioni, e segnatamente quelle del Mezzogiorno, mostravano il permanere di pesanti deficit strutturali.







