Realizzato con cadenza annuale, l’Osservatorio dedicato alle entrate fiscali e al finanziamento del welfare analizza le dichiarazioni individuali dei redditi IRPEF, quelle aziendali relative all’IRAP e le altre principali imposte dirette e indirette (tra cui IRES, ISOST e gettito IVA) del Paese, allo scopo di comprenderne l’effettiva situazione socio-economica e, in particolare, di indagare le prospettive di tenuta di medio-lungo termine del suo sistema di protezione sociale.
Un’indagine, giunta ormai alla sua nona edizione, che si inserisce perfettamente all’interno delle verifiche di adeguatezza e sostenibilità condotte dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali attraverso i propri Osservatori sulla spesa pubblica e sulle entrate. In particolare, avvalendosi del vasto database reso disponibile dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Agenzia delle Entrate, la pubblicazione realizza quindi una puntuale mappatura delle dichiarazioni IRPEF e IRAP, con riferimento agli ultimi dati disponibili al momento dell’elaborazione del documento, vale a dire ai redditi 2020 per le dichiarazioni rese nel 2021 nel caso dell’IRPEF e ai redditi 2019 dichiarati nel 2020 per l’IRAP.
Dopo un’attenta analisi delle entrate totali e delle uscite per le spese di protezione sociale, l’Osservatorio si concentra dunque con peculiare attenzione sull’IRPEF, cui sono dedicati ben due capitoli, con l’obiettivo di elaborare indicatori utili a comprendere il profilo di distribuzione dei redditi dichiarati: l’analisi riguardante l’imposta sul reddito delle persone fisiche è pertanto svolta per tipologie di contribuenti (lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati e altri dichiaranti), per scaglioni di reddito e per regione, inclusa la ripartizione territoriale delle addizionali IRPEF regionali e comunali. In merito all’IRAP, il testo presenta invece la distribuzione territoriale dell’imposta per singola regione.
Quindi, anche a ideale completamento dell’analisi sul bilancio del sistema previdenziale italiano realizzata dal Nono Rapporto, l’Osservatorio estende il proprio campo d’osservazione anche alle restanti principali imposte dirette e indirette (in particolare IRES e ISOST, con un accenno a TASI e IMU e un breve focus sull’IVA) che concorrono al finanziamento del welfare state del Paese. Un approfondimento di estrema rilevanza in un momento in cui si discute di possibili riforme fiscali, trascurando tuttavia come il 79,20% degli italiani dichiari redditi fino a 29mila euro corrispondendo solo il 27,56% di tutta l’IRPEF, vale a dire un’imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per assistenza, sanità e welfare degli enti locali, e al quale si affianca – nell’ottica di comprendere l’andamento nel tempo di variabili economiche di primaria importanza per la salute dei conti dello Stato – un’indagine comparativa relativa agli ultimi 13 anni di dichiarazione dei redditi (2008-2020).
Tutti elementi essenziali non solo a realizzare una valutazione dell’impatto della pandemia di COVID-19, ma anche e soprattutto a riflettere su alcuni falsi miti che permeano il dibattito dalla fiscalità, a cominciare da quello dell’oppressione che vuole (tutti) i cittadini tartassati dal fisco e penalizzati delle eccessive imposte.








