Lo stato di salute di un’economia nazionale, Italia compresa, è diretta funzione della quantità e della qualità dell’offerta di lavoro che si produce al suo interno. Muovendo da questo fondamentale presupposto e, ancora di più, dalla constatazione delle scarse performance del nostro Paese in termini di sviluppo e crescita economica, il nuovo Osservatorio sul mercato del lavoro a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali si propone di indagare a fondo entrambi gli aspetti, mettendo a confronto tutti i principali indicatori rilevati (numero di occupati, tassi di attività, media settimanale delle ore effettivamente lavorate, produttività per ora lavorata, incidenza dei contratti a termine, durata media della vita lavorativa, rapporto pensionati/popolazione attiva, etc) con quelli registrati in Europa e, in particolare, nei due Paesi più facilmente raffrontabili con l’Italia, vale a dire Francia e Germania.
Dunque, documentato anche dalla comparazione internazionale, emerge il quadro di un Paese fondamentalmente timido sul piano delle politiche occupazionali e sensibilmente molto più debole rispetto agli Stati dell’Europa settentrionale. Ma non si tratta solo di un problema relativo a “quantità” e “qualità” del lavoro: infatti, emerge dal documento anche una tendenza all’autolimitazione propria dell’offerta di lavoro italiana, quasi avallando la vox populi secondo cui l’Italia sarebbe un Paese ansioso di andare in pensione il più presto possibile e orientato a consumare ricchezza già prodotta piuttosto che a crearne di nuova, appoggiandosi quasi estensivamente a forme assistenziali.
Pertanto, considerate tali premesse, il nuovo Osservatorio auspica una semplificazione e un ammodernamento dell’attuale organizzazione del mercato del lavoro – fermo ormai da 25 anni – e del lavoro stesso, che non prescinda in particolar modo da un miglioramento del sistema e dei tempi di formazione, essenziale per limitare il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di competenze professionali.









