Dopo aver passato in rassegna i possibili effetti sul sistema pensionistico italiano di Quota 100 e delle misure previdenziali contenute nel decreto-legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali formula una dettagliata analisi sulla seconda importante novità del cosiddetto “decretone”, vale a dire l’introduzione del reddito di cittadinanza, analizzandone non sono le caratteristiche peculiari, ma passando al vaglio anche le analogie e le differenze con il reddito di inclusione (Rei) varato nel corso della precedente legislatura.
In attesa di conoscere gli effetti (e le eventuali modifiche) dell’iter di discussione parlamentare, l’Osservatorio – curato da Alberto Brambilla, Natale Forlani, Gianni Geroldi e Claudio Negro – esamina, dunque, la platea dei potenziali percettori del reddito di cittadinanza e i benefici previsti, i suoi effetti sulla sostenibilità del welfare state italiano e la sua ambiziosa capacità di supportare delle buone politiche attive del lavoro. Il tutto non senza rimarcare elementi di forte criticità, come gli snodi burocratici della macchina organizzativa, il cui adempimento lascia presagire una grave difficoltà di attuazione, e la scarsa applicabilità dei regimi sanzionatori, considerata la parte più discutibile del decreto, con il serio rischio – in assenza di una banca dati per l’assistenza – che la misura finisca con il favorire uno sfruttamento opportunistico e poco efficiente delle risorse disponibili.
In tal senso, dopo un’attenta analisi di benefici e svantaggi, l’Osservatorio curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali approda alla convinzione che esistono fondati motivi per ritenere che il programma “Reddito di Cittadinanza”, fondato sul binomio di ampliare i sussidi e di rafforzare le politiche attive del lavoro, sia destinato a ridimensionare il proprio raggio di azione anche per la sproporzione tra i costi effettivi e la dotazione finanziaria del fondo sottostante.






