Salario minimo: la soluzione passa dall'articolo 39 della Costituzione

Benché sia scorretto definirle tra le più basse d'Europa, le retribuzioni italiane hanno vissuto una dinamica piuttosto sfavorevole negli ultimi vent'anni: più che una soluzione al problema il salario minimo pare però una scorciatoia, che non tiene conto delle vere criticità che afflligono il nostro Paese 

Silvano Veronese

Si è sviluppato un grande e vivace dibattito sul salario minimo orario per legge, proposto con forza ed efficacia dalla opposizione parlamentare e, dopo l'iniziale rigetto, gestito dal governo con qualche difficoltà e incertezza. Entrambe queste posizioni eludono, però,  il vero problema che investe la situazione salariale italiana, rappresentata da una situazione da Far West carica di violazioni contrattuali, di “decontrattualizzazioni” delle retribuzioni  e di illegalità, le quali investono comunque, tutto sommato,  una piccola minoranza della massa del lavoro dipendente.

Ciò è scaturito dalla diffusione di statistiche OCSE ed Eurostat, male interpretate e che hanno fatto dichiarare – con disprezzo della serietà e della verità - anche ad autorevoli esponenti del mondo politico e sindacale che la retribuzione salariale italiana è la più bassa dei Paesi OCSE ed europei! Va tenuto conto innanzitutto che la comparazione tra le retribuzioni lorde di più Paesi, recentemente diffusa dalle summenzionate statistiche OCSE o Eurostat, è elaborata raffrontando retribuzioni medie lorde, medie ponderate e non aritmetiche e cioè ragguagliate al peso di ogni retribuzione delle varie qualifiche e mansioni che regolano l’inquadramento professionale e perciò retributivo dei lavoratori. Se le retribuzioni delle qualifiche basse sono in numero molto superiore di quelle riferite alle qualifiche alte, ovviamente la retribuzione media sarà bassa e viceversa. 

Premesso queste osservazioni tecniche, che ci permettono  di capire la dinamica non positiva (denunciata da dette  statistiche) delle retribuzioni italiane negli ultimi vent’anni, occorre tener conto quanto  è successo a livello retributivo  in questo ventennio in Italia: 

a) sono molto cresciute le mansioni elementari o di bassa qualifica e determinati  lavori "poveri" (tipici in agricoltura, nei servizi alla persona, nelle attività ausiliare nei trasporti, nella distribuzione, nell’assistenza privata socio-sanitaria, etc) e, nel contempo, sono calate le mansioni e qualifiche alte, in particolare nell’industria, nel settore del credito e in altre attività più qualificate a seguito dell’introduzione nel lavoro dell’informatica e della automazione; 

b) sono cresciute nelle lavorazioni e nei settori “poveri” tre fenomeni estremamente negativi, e cioè il “sottosalario” (erogazione delle retribuzione non corrispondente al minimo contrattuale), i contratti “pirata" sottoscritti da sedicenti organizzazioni datoriali e sindacali autonome, e le retribuzioni parzialmente pagate “in nero” il cui  valore ovviamente non può apparire nelle statistiche; 

c) si è praticata una forma irregolare di “esternalizzazione” con sub-appalto di lavorazioni  da parte di grandi aziende committenti a oscure piccole aziende del “sottobosco” di gestori di manodopera “non qualificata” (vigilantes, fattorini, magazzinieri, rider, addetti alle pulizie e al packaging, addetti all’assistenza socio-sanitaria, etc). Questa manodopera viene malamente retribuita in base ai contratti “pirata” sopra menzionati, non perscepisce la tredicesima mensilità o il TFR, spesso senza il pagamento dei contributi sociali; 

d) il rinnovo triennale  dei contratti nazionali (CCNL) in alcuni settori non avviene da anni (anche da 7 o 10, come nel trasporto ferroviario e aereo);

e) sono enormemente calate le grandi aziende pubbliche (con la svendita dell’IRI) e anche private (il 93% delle imprese iscritte alla Confindustria non hanno più di 10 dipendenti) e, quindi, nel mare magnum delle piccole e micro aziende (anche per difficoltà organizzative) non è diffusa la contrattazione integrativa aziendale che - per l’appunto -  ha la funzione di integrare il salario negoziato e previsto  nei CCNL come era stato  indicato nel “patto sociale” con il governo Ciampi 23/7/1993. 

Salvo il primo punto (si tratta di un fenomeno che investe la trasformazione del lavoro), si tratta di palesi violazioni di quanto stabilito dai CCNL, violazioni che dovrebbero essere perseguite e cancellate in quanto irregolarità da parte della normale attività di vigilanza degli Uffici e Ispettorati  del Ministero del Lavoro e dai Sindacati. Per fortuna che esiste la meritoria attività di coraggiosi sostituiti procuratori come il pubblico ministero Paolo Storari di Milano, e altri, che ha evidenziato questa situazione irregolare, che è anche una forma di sleale concorrenza rispetto alla moltitudine di aziende serie e corrette sul piano del trattamento contrattuale dei  propri dipendenti.  

 

Quali conclusioni sul salario minimo? 

Per tutte queste ragioni la media delle retribuzioni lorde italiane non è aumentata, e anzi appare diminuita, ma ciò non significa che le singole retribuzioni, in particolare nei settori portanti dell’economia e dell’occupazione, non siano lievitate o cresciute negli anni presi in esame. Le retribuzioni italiane sembrano distanti da quelle dei Paesi più evoluti (Francia, Germania, Svizzera  e Paesi nordici), però bisogna tener conto che la retribuzione media mensile italiana deve essere aumentata dell’8,33% per il rateo mensile della gratifica natalizia (la tredicesima mensilità), più l’ 8% poco meno per il TFR che è sempre – pur differita – parte della  retribuzione. La gratifica natalizia e il TFR esistono solamente in Italia. Con questi ricalcoli, le differenze si accorciano sensibilmente o persino si annullano.

Comunque, affermare come dice qualcuno, che le retribuzioni italiane sono le più basse d’Europa è una sciocchezza enorme, in quanto esse sono appena al di sotto delle retribuzioni medie dell’area Euroun’area ben più significativa e importante dell’intera Europa sia intesa come l'UE a 27 Paesi sia intesa in senso geografico e dunque estesa a Russia, Bielorussia, Moldavia, Serbia, Montenegro, Islanda. 

La definizione di una retribuzione minima per legge è una scorciatoia che non risolve le irregolarità e situazioni di “sottosalario” se non si risolvono i fenomeni sopra denunciati, la cui eliminazione garantirebbe per tutti i settori lavorativi attraverso la contrattazione sindacale regolare (che già oggi copre il 95% della massa lavoratrice) una retribuzione oraria superiore di  quanto indicato con la recente proposta di legge avanzata da molte forze politiche. 

Se si vuole veramente fare pulizia della situazione denunciata sopra, Parlamento e governo, attraverso una legge ordinaria in attuazione parziale della Costituzione, riconoscano la validazione extra omnes (cioè per tutti i lavoratori) dei CCNL negoziati e sottoscritti dai sindacati considerati rappresentativi su elementi di certezza (iscritti e voti RSU).                                           

Silvano Veronese per la Fondazione Anna Kuliscioff

17/8/2023

 
 

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