2024, anno di elezioni: il voto negli Stati Uniti

Nel 2024, per la terza volta da quando si svolgono le votazioni per il Parlamento europeo, oltre alle elezioni in UE, si svolgeranno quelle del Presidente degli Stati Uniti d’America. Una concomitanza che accade ogni 20 anni e che lascia presagire mesi di intense campagne elettorali

Lorenzo Vaiani

In poco più di 12 mesi gli americani saranno chiamati a votare prima il candidato Repubblicano per la corsa alle presidenziali e poi, nel novembre 2024, a eleggere il 47° Presidente degli Stati Uniti. Elezioni quanto mai cruciali in uno scenario internazionale estremamente teso e caratterizzato da particolare incertezza, e all'interno di un contesto di economia domestica che, seppure risollevato da una congiuntura economica favorevole, presenta qualche nube all’orizzonte. 

La corsa alle presidenziali appare una volta di più estremamente imprevedibile. Infatti, se sul fronte democratico il candidato alla presidenza (anche se non ancora formalmente) sarà l’uscente Presidente Joe Biden, sul lato repubblicano si prospettano primarie agguerrite, soprattutto nel confronto tra il 45° Presidente, Donald Trump, e l’attuale Governatore della Florida, Ron DeSantis, senza dimenticare che ha presentato formalmente la sua campagna anche l’ex Vicepresidente di Trump, Mike Pence. Anche se quasi tutte le case sondaggistiche americane (che negli ultimi anni, non va dimenticato, diverse volte hanno mancato di esattezza nelle previsioni di voto), vedono come grande favorito Donald Trump, al momento dato in vantaggio di circa 25 punti percentuali su DeSantis (50-55% vs 25-30%), bisogna tenere a mente che sull’ex Presidente gravano processi importanti e con capi d’imputazione non trascurabili. Trump appare poi una figura estremamente divisiva per il Partito Repubblicano stesso che, difficilmente, riuscirebbe a sopportare/tollerare nuovamente le tensioni vissute solo pochi anni fa.

Ma cosa racconta la storia recente (dal secondo Dopoguerra in poi) delle presidenziali USA? La figura 1 mostra i risultati delle ultime venti elezioni: la lunghezza di ciascuna barra indica la durata in carica di ciascun presidente; laddove la barra superi i 4 anni significa che il presidente in questione ha fatto 2 mandati. Fatta questa premessa, dal grafico emerge chiaramente come negli ultimi 30 anni (dal 1993 a oggi) vi sia stata una perfetta alternanza tra Democratici e Repubblicani, i quali per ultimi sono riusciti ad avere consecutivamente due presidenti differenti, vale a dire Ronald Regan, che fece il doppio mandato tra il 1981 e il 1989 em successivamente, George Bush padre. Viceversa, il Partito Democratico in una sola (eccezionale) occasione fu in grado di replicare la presidenza con due candidati diversi, ovvero tra il 1961 e il 1969, quando a seguito dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy divenne presidente Lyndom Johnson, poi rieletto nel 1964. 

Le elezioni del prossimo anno potrebbero inoltre passare alla storia come il secondo caso in cui un presidente riesca a fare un doppio mandato in maniera non consecutiva (la prima, e a oggi l’unica volta, fu quella di Grover Cleveland a fine Ottocento). Anche in caso di vittoria del Presidente uscente si riscriverebbe un ulteriore record: in caso di rielezione, Joe Biden, che già oggi è il presidente più anziano ad aver mai governato, guiderebbe il Paese fino alla veneranda età di 86 anni, età che difficilmente potrebbe essere superata. Proprio quest’ultimo aspetto anagrafico potrebbe peraltro rivestire un ruolo non marginale, sia in campagna elettorale - è infatti indubbio che possa essere un’importante carta da giocare (lato repubblicano) l’elevata età di Joe Biden - sia in caso di successiva elezione, con la possibilità che possa essere invocato il 25° emendamento qualora le condizioni di salute comportino l’inabilità allo svolgimento delle funzioni presidenziali.

Figura 1 – Successione e durata in carica dei Presidenti del Stati Uniti d’America (POTUS) dal 1945 a oggi

Figura 1 – Successione e durata in carica dei Presidenti del Stati Uniti d’America (POTUS) dal 1945 a oggi

Fonte: elaborazioni a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Uno degli indizi che fanno capire che la campagna elettorale, anche se non formalmente, è già cominciata è la visita del Segretario di Stato Antony Blinken in Cina di questi giorni, la prima da oltre 5 anni a questa parte. I rapporti tra le due superpotenze sono sicuramente non ottimali ma a Pechino sono consapevoli che un ritorno repubblicano alla Casa Bianca, e in particolar modo di Donald Trump, comporterebbe un ulteriore irrigidimento delle relazioni. Gli altri due Stati estremamente interessati e direttamente coinvolti dall’esito elettorale sono l’Ucraina e la Russia. È indubbio, infatti, che una vittoria tanto di Trump quanto di DeSantis comporterebbe una significativa revisione del posizionamento americano sulla scena mondiale, con un conseguente e per certi versi inevitabile passo indietro nel sostegno a Kiev (d’altronde, i democratici fanno le guerre, i repubblicani portano la pace).

Si prospettano, dunque, mesi molto importanti e delicati: a febbraio si apriranno le danze con le primarie Repubblicane, dalle quali uscirà la controparte che sfiderà Joe Biden. Al momento l’ex presidente Trump appare come il grande favorito e la sua politica America First ha già dimostrato una volta di saper toccare le corde giuste, almeno di una parte (consistente) degli Stati Uniti; d’altro canto, il Governatore DeSantis è “il volto nuovo” del Partito Repubblicano, di cui rispecchia maggiormente la componente tradizionale.  Aspetto, quest'ultimo, non trascurabile. Sul lato opposto, l’attuale Presidente ha dalla sua parte, oltre alla storia (sarebbe infatti il primo presidente democratico dai tempi di Carter a non riuscire a fare il secondo mandato)l’elevata compattezza del suo partito nonché di una positiva convergenza economica per il Paese. Il fattore anagrafico non può però essere del tutto trascurato.

La corsa è aperta e, malgrado l'incertezza di cui si diceva all'inizio, la possibilità di una rivincita dello scontro Biden-Trump è piuttosto concreta. E tutto mentre sullo sfondo si stagliano anche le elezioni europee della prossima primavera, le prime dopo la Brexit. Ci aspetta un periodo di intense campagne elettorali.

Lorenzo Vaiani, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

4/7/2023 

 
 
 

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