IRPEF, chi paga il conto? La mappa per tipologia di contribuente

La scomposizione delle dichiarazioni dei redditi per contribuente mostra come sul totale di 147,38 miliardi di IRPEF ordinaria versata, al netto del bonus-TIR, oltre la metà (50,9%) è a carico dei lavoratori dipendenti. Seguono i pensionati che versano un terzo del totale (33,3%) e gli autonomi (12,7%), mentre il restante 3,1% arriva da chi ha altre fonti di reddito

Lorenzo Vaiani

Le dichiarazioni ai fini IRPEF presentate dagli italiani nel 2021 e relative all’anno 2020, come prevedibile, hanno risentito degli effetti legati alla pandemia; il totale dei redditi dichiarati è diminuito di circa 20 miliardi (-2,2%), passando dagli 884,48 del 2020 agli attuali 865,01. Conseguentemente anche il gettito IRPEF totale netto - ovvero al netto del bonus-TIR (trattamento integrativo al reddito), di cui hanno beneficiato 12,542 milioni di lavoratori dipendenti e che ha comportato uno “sconto” d’imposta pari a 11,9 miliardi di euro - si è contratto facendo registrare una riduzione del -4,75%; riduzione che comporta, in valori assoluti, una diminuzione dai precedenti 172,56 miliardi ai 164,36 del 2021.

Se questi sono i dati a livello macro, proviamo a scendere maggiormente nel dettaglio per vedere come si redistribuisce il peso contributivo tra le diverse categorie di contribuenti.


La ripartizione per tipologia di contribuenti 

Nonostante gli effetti di COVID-19 sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani, anche per il 2021 si confermano le diverse incidenze percentuali delle differenti tipologie di contribuenti. Infatti, la quota maggiore continua ad essere versata dai dipendenti pubblici e privati, che costituiscono il 51,4% del totale dichiaranti (21,168 milioni su 41,180 milioni) e versano un ammontare pari a 75,033 miliardi, equivalenti al 50,9% del totale dell’IRPEF ordinaria al netto del Bonus-TIR. La seconda categoria con l’incidenza maggiore è quella dei pensionati, che contano poco più di un terzo di tutti i dichiaranti (33,1%) e versano 49,021 dei 147,38 miliardi di IRPEF ordinaria.

Seguono, seppur a grande distanza, i lavoratori autonomi (imprenditori, liberi professionisti con partita IVA e autonomi artigiani, commercianti e imprenditori agricoli) che versano il 12,7% e assommano al 5,4% dei dichiaranti totali. Infine, vi sono gli individui che rientrano nella categoria “altri redditi” (soggetti con plusvalenze di natura finanziaria, soggetti con redditi da capitale, proprietari di fabbricati, soggetti con redditi dominicali e/o agrari) e che, pur pesando per il 10,1%, versano solo il 3,1%. 


Lavoratori dipendenti

I lavoratori dipendenti sono dunque la tipologia di contribuente "principale" sia in termini di numero di contribuenti (21,17 dei 41,18 milioni di contribuenti) sia di ammontare versato; dato che sarebbe pari a 86,933 miliardi di euro escludendo lo "sconto" di imposta legato al Bonus-TIR che, nel 2021, ha riguardato oltre 12,5 milioni di lavoratori. Ne emerge dunque una prima osservazione a carattere generale: i dipendenti costituiscono oltre la metà dei contribuenti complessivi e quasi il 55% di quanti dichiarano redditi positivi. Entrambi i parametri sono peraltro in crescita rispetto al 2018 e indizio di un miglioramento dell’occupazione, nonché dimostrazione di come i dipendenti (forse loro malgrado) siano “fedeli contribuenti”.

Andando a scomporre il sottoinsieme rispetto alle diverse classi di reddito è possibile individuare 3 gruppi principali: il primo è costituito dai contribuenti che dichiarano fino a 15mila euro lordi l’anno, vale a dire quasi 4 lavoratori su 10 (39,7%) e che non versano neanche un euro di imposta. Il secondo gruppo, composto dai dichiaranti redditi tra i 15mila e i 35mila euro annui, è quello con l’incidenza percentuale maggiore rispetto al numero di contribuenti (48,2%) e versa quasi il 40% dell’ammontare totale del sottoinsieme “lavoratori dipendenti”. L’ultimo gruppo, che potremmo definire dei “grandi contribuenti”, ovvero coloro i quali dichiarano oltre 35mila euro lordi l’anno, è composto da appena il 12,1% degli individui che versano tuttavia quasi 2/3 dell’ammontare totale di categoria. 

Tabella 1 – IRPEF 2020, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi per scaglioni di reddito

Tabella 1 – IRPEF 2020, lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi per scaglioni di reddito

Fonte: Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2022 dedicato alle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF,  Itinerari Previdenziali


I lavoratori autonomi

La seconda categoria riportata in tabella è quella relativa ai lavoratori autonomi, ovvero la tipologia di contribuenti meno numerosa. Su un totale stimato di circa 6 milioni di autonomi regolari quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati 2,24 milioni, corrispondenti al 5,4% dei contribuenti complessivi, che comunque versano il 12,7% dell’ammontare totale. In questo caso il primo insieme di contribuenti, vale a dire chi dichiara meno di 15mila euro annui, è formato dal 43,6% di tutti i lavoratori autonomi che presentano una dichiarazione dei redditi e versano appena l’1,82%. Il secondo gruppo, ovvero coloro i quali hanno redditi tra 15mila e 35mila euro l’anno, assomma il 30% e paga poco meno del 12% dell’IRPEF imputabile a questa categoria. In questo caso i grandi contribuenti, invece, sono poco più di un quarto (26,2%) e versano oltre l’86% dell’ammontare totale riferibile ai lavoratori autonomi.

Da questa scansione risultano evidenti almeno un paio di elementi: la quota di lavoratori autonomi che non presenta la dichiarazione dei redditi, e che quindi non risulta al fisco, è assolutamente non trascurabile; è altresì vero chi i non molti che dichiarano i propri guadagni pagano, e pagano anche molto. 


I pensionati

La seconda tipologia di contribuenti sia in termini di numerosità che di ammontare versato è costituita dai pensionati. Nel 2020 sul totale di 16,04 milioni di pensionati coloro i quali che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati 13,62 milioni, per un ammontare complessivo versato di poco superiore ai 49 miliardi di euro. Raffrontata con le altre categorie la loro incidenza percentuale è pari a 1/3, sia rispetto ai contribuenti sia rispetto alla quota di IRPEF versata.

In questo caso, i "grandi contribuenti" corrispondono al 9,3% e pagano quasi il 40% del totale IRPEF della categoria. Sul fronte opposto troviamo il 44,2% dei pensionati, che presenta un reddito inferiore a 15mila euro l’anno e che contribuisce per nemmeno il 7%. Nel mezzo si collocano i soggetti in quiescenza con redditi tra i 15 e i 35mila euro lordi l’anno, che corrispondono al 46,5% e versano il 54%.


Altri redditi

L’ultima tipologia di contribuenti è formata da chi ha come fonte principale di reddito la voce “altri redditi”. Questa è la categoria che versa meno tra tutte (appena 4,57 miliardi di euro su un totale di 4,16 milioni di contribuenti) e mostra la più ampia biforcazione tra grandi contribuenti, pari ad appena il 3,3% ma che pagano due terzi di tutta l’Irpef di categoria e chi ha redditi sotto i 15mila euro, vale a dire la quasi totalità dei soggetti rientranti in quest’ultima tipologia analizzata (90,2%) e versano il 12,8%. I soggetti con redditi tra 15 e 35mila euro lordi l’anno sono appena il 6,5% per un ammontare pagato di poco superiore ad un quinto. 

Tabella 2 - IRPEF 2020, pensionati e “altri redditi” per scaglioni di reddito

Tabella 2 - IRPEF 2020, pensionati e “altri redditi” per scaglioni di reddito

Fonte: Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2022 dedicato alle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF,  Itinerari Previdenziali

 


Gli Atlanti d’Italia

Al pari di quella per regioni, la scomposizione delle dichiarazioni dei redditi ai fini IRPEF 2020 per tipologia di contribuente mette in mostra come, a prescindere dalla tipologia considerata, nel nostro Paese sono presenti degli Atlanti: quei (pochi) soggetti che dichiarano oltre 35mila euro lordi di reddito e che letteralmente sorreggono sopra le loro teste il peso e il carico del gettito IRPEF. Se si sommano tutti i "grandi contribuenti", gli Atlanti, delle 4 categorie sopra riportate non si arriva nemmeno al 13% (12,99%) dei contribuenti totali che corrispondono, in valori assoluti, a poco meno di 5,35 milioni di cittadini.

Una quota esigua che versa quasi il 60% dell’IRPEF ordinaria complessiva (59,95%), un peso sempre più insostenibile.

Lorenzo Vaiani, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

23/1/2023

 
 

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