Previdenza, il bilancio è positivo ma non per tutte le gestioni

Nonostante la spesa pensionistica si possa dire sostenibile nel suo complesso, non tutte le gestioni previdenziali italiane presentano conti in ordine: bene commercianti, parasubordinati, dipendenti del settore privato e, fuori dal perimetro INPS, i liberi professionisti

Mara Guarino

Nel 2023 (ultimi dati attualmente disponibili) la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni previdenziali INPS e alle Casse dei liberi professionisti, al netto della quota GIAS, è ammontata a 267,105 miliardi di euro (erano 247,578 nel 2022), con un incremento di 19,53 miliardi, pari a +7,88% in termini percentuali, imputabile in ampia parte alla rivalutazione delle rendite – soprattutto di importo più basso - all’inflazione e, in misura comunque non trascurabile, all’aumento del numero dei pensionati di questi ultimi anni, a propria volta ascrivibile alle numerose misure di anticipazione varate dalle diverse forze politiche avvicendatesi al governo (APE sociale, Quota 100 e così via). Un incremento che, secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, non sposta però il giudizio complessivo sulla tenuta della nostra previdenza: il sistema regge, a patto di mantenere età di pensionamento coerenti con i trend demografici, e di contenere una spesa assistenziale ormai fuori controllo e troppo spesso impropriamente imputata sotto il capitolo pensioni.

 In particolare, dopo un 2020 disastroso e fortemente condizionato dai lockdown, tornano a crescere le entrate contributive, risalite nello slancio post COVID-19 fino ai 224.943 milioni nel 2022 e ulteriormente cresciute nel 2023, quando il valore ha toccato quota 236.685 milioni di euro. Il bilancio della nostra previdenza beneficia di fatto dell’aumento dei lavoratori attivi, i quali compensano almeno in parte l’incremento dei pensionati e degli importi dei trattamenti pensionistici, tanto che il saldo tra contributi e prestazioni risulta in negativo per circa 30 miliardi di euro. Un valore che non si discosta eccessivamente da quello degli anni precedenti ma che, come già rilevato dalle precedenti edizioni del Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, risente pesantemente dei disavanzi di alcune gestioni, che ormai da tempo vessano in condizioni di disequilibrio. 

 

I  dati di dettaglio delle principali gestioni INPS in attivo e in passivo

A fronte di un risultato complessivamente buono anche per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti, meritano peculiare attenzione i passivi di alcune gestioni dell’Istituto Nazionale di Previdenza sociale (da solo rappresentativo del 95% delle entrate e del 97% dell’intera spesa di sistema), a cominciare da quella dei dipendenti pubblici che, ancora una volta, presenta il disavanzo più marcato. All’interno di un quadro segnato da forti differenze interne, con riferimento al 2023, si confermano infatti solo 4 le gestioni obbligatorie INPS con saldi previdenziali positivi: i lavoratori dipendenti, con un attivo di 15.107,9 milioni; i commercianti, che presentano un saldo positivo pari a 1.154 milioni; i lavoratori dello spettacolo ex ENPALS, con 468,71 milioni di euro e ormai in costante miglioramento (erano 288 nel 2021); la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati. Con un saldo che passa da 8.477 a 8.627 milioni, quest’ultima risulta indubbiamente favorita dall’istituzione piuttosto recente, avvenuta nel 1996, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni dall’importo contenuto. 

Tutte le altre gestioni presentano invece disavanzi: secondo le stime del Dodicesimo Rapporto, senza l’apporto complessivo delle gestioni attive (29.675,6 milioni, Casse dei liberi professionisti comprese), il deficit del sistema pensionistico italiano ammonterebbe addirittura a circa 60 miliardi di euro (60.097,4 milioni). Passivo più elevato è quello dei dipendenti pubblici, con un saldo negativo di 44.021,8 milioni, che comunque si ridurrebbe laddove venisse computato nelle entrate il contributo aggiuntivo dello Stato alle Casse pensione dei dipendenti statali (pari a 10.800 milioni). Seguono per dimensione dei disavanzi la gestione degli artigiani, il fondo CDCM (coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e il fondo di previdenza dei giornalisti ex INPGI, di recente confluito in INPS; per quest’ultimo, il dato 2023 risulta tra i peggiori saldi mai registrati (272,78 milioni); risultato che tuttavia non sorprende alla luce dell’esigua platea di contribuenti e pensionati. Di difficile valutazione, infine, i saldi negativi dei fondi speciali confluiti nel FPLD: mentre i pensionati che aumentano anno dopo anno vengono caricati sulle ex gestioni, i nuovi assunti vengono conteggiati nel fondo dei lavoratori dipendenti dalla data di incorporazione. 

 

Le principali gestioni INPS: focus su dipendenti privati e dipendenti pubblici

L’aggregato dei fondi pensione dei lavoratori privati comprende infatti, oltre al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in senso stretto (FPLD), anche i dati relativi alla gestione dei dirigenti di aziende industriali (ex INPDAI) e alle gestioni degli ex fondi speciali (fondo trasporti, telefonici, elettrici) che, con contabilità separate, sono confluiti nel tempo al suo interno e cui si aggiungono ulteriori Fondo Volo, Fondo Imposte di Consumo e Fondo Clero, più altri fondi minori non presi in considerazione dal Rapporto. Il totale dei fondi dei dipendenti privati, pari al 52,6% delle prestazioni e 61% delle entrate dell’intero sistema obbligatorio, ha presentato nel 2023 entrate contributive per 144.783 milioni di euro  (+5,28% rispetto al 2022) e uscite per prestazioni pari a 140.597 (+8,22%), incremento ancora una volta imputabile anche all’incremento della pensione media, passata dai 18.987 euro annui del 2022 ai 20.610 del 2023. Malgrado i disavanzi notevoli delle altre gestioni del comparto, con la sola eccezione di quella dei dipendenti dello spettacolo ex ENPALS, il “bilancio” è in attivo per 4.186 milioni di euro, benché inferiore ai 7.601 milioni del 2022: a incidere positivamente proprio il saldo del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti. 

Guardando però al FPLD in senso stretto, che rappresenta peraltro la gestione previdenziale numericamente più significativa del comparto, il saldo previdenziale per l’anno di indagine è positivo per 15.108 milioni di euro, in calo rispetto ai 17.715 milioni di euro del 2022. Nel dettaglio, le entrate contributive salgono a quota 133.316 milioni, comprensivi degli apporti della GPT e della GIAS per le contribuzioni figurative relative alle prestazioni di sostegno al reddito, ma crescono anche le uscite per prestazioni (al netto GIAS) che risultano pari a 118.208 milioni. I principali indicatori sono buoni: il rapporto attivi/pensionati è addirittura superiore a quello medio nazionale, vale a dire 2,01 contro 1,46. 

Tabella 1 - Fondo pensioni lavoratori dipendenti FPLD

Tabella 1 - Fondo pensioni lavoratori dipendenti FPLD

Fonte: Dodicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, Itinerari Previdenziali

D’altra parte, come per gli anni precedenti, il risultato complessivo del fondo è appunto condizionato negativamente dagli ex fondi speciali che, nel loro insieme, presentano un saldo negativo di 10.314 milioni, ex INPGI compresa: malgrado l’esigua rappresentatività pesano sui conti INPS soprattutto le prestazioni di miglior favore erogate ai vecchi iscritti. Un fenomeno che, tuttavia, riguarda ormai le sole pensioni di più remote e, considerata la progressiva armonizzazione delle regole di calcolo e pensionamento introdotta a partire dalla riforma Dini, da ritenersi pertanto “in esaurimento”. 

A causa di un disavanzo importante, al Fondo Pensione dei Lavoratori Dipendenti sembra quasi fare da contraltare, in negativo, la gestione dei dipendenti pubblici (ex INPDAP): al netto dei 10.800 milioni di euro del contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro – lo Stato – per l’appunto, il deficit 2023 ammonta a 27.231 milioni di euro, risultanti da entrate per 44.342 milioni e uscite per 71.573 milioni (nelle uscite sono compresi 2,7 milioni erogati ai pensionati pubblici come quote di pensioni al minimo). Da considerare inoltre la GIAS che, in forza dell’art 2,comma 4, della L. 183/2011, ha contribuito con 16.791 milioni di euro in favore delle gestioni pensionistiche dei pubblici dipendenti. Tuttavia, laddove si considerasse, come avveniva quando INPDAP era autonomo, l’apporto complessivo dello Stato di 10.800 milioni per il contributo aggiuntivo (previsto dalla L. 355/1995 in quanto lo Stato fino alla costituzione di INPDAP non versava i contributi previdenziali a suo carico), le entrate salirebbero a 55.142 milioni, riducendo così il disavanzo a 16.431 milioni di euro. 

Tabella 2 - Fondo dipendenti pubblici (ex INPDAP)

Tabella 2 - Fondo dipendenti pubblici (ex INPDAP)

Fonte: Dodicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, Itinerari Previdenziali



Le principali gestioni INPS: artigiani, commercianti e parasubordinati 

Tra le gestioni in negativo, anche quella degli artigiani che, con riferimento al 2023, presenta un disavanzo di 3.070 milioni di euro; un dato abbastanza in linea con gli anni precedenti. In particolare, ammontano a 10.215 milioni i versamenti contributivi, in miglioramento rispetto ai 9.464 del 2022 anche per effetto dell’aumento dell’aliquota introdotto dalla legge Monti-Fornero; registrano invece un peggioramento le uscite per prestazioni, che “pesano” per 13.285 milioni di euro, di cui 717 di integrazioni al minimo (il 5,4% delle uscite). Difficile in questo caso valutare il futuro del comparto, che ha senza dubbio a lungo risentito, oltre  che della crisi economica, anche dell’impatto della legge 233/90 che, equiparando le regole di calcolo delle pensioni a quelle dei lavoratori dipendenti, ha in molti casi generato prestazioni generose non coerenti con i contributi realmente versati (pensioni ormai vecchie, e in calo progressivo). A pesare in chiave prospettica soprattutto l’effetto combinato della progressiva diminuzione degli attivi e del continuo aumento dei pensionati, che ormai dal 2017 hanno superato i lavoratori. Nel 2023, il rapporto tra attivi e pensionati tocca addirittura lo 0,79. 

Situazione opposta per la gestione commercianti che, nel 2023, registra un attivo di 1.154 milioni, di poco inferiore all’anno precedente (1.317 milioni). Nel dettaglio, mentre le entrate contributive - negli ultimi anni a un buon livello, sempre per effetto dell’aumento delle aliquote – passano da 11.815 a 12.642 milioni, le uscite per prestazioni crescono di 990 milioni sfiorando gli 11.500 milioni di euro; cifra quest’ultima comprensiva di 553 milioni di integrazioni al minimo, il 4,8% del totale. Giova però in questo caso, e soprattutto nel confronto con gli artigiani, un discreto rapporto attivi/pensionati che, anche grazie a nuovi iscritti operanti nei servizi e turismo, si mantiene tutto sommato costante nel tempo intorno alla discreta soglia di 1,31.  

Merita infine attenzione la Gestione Separata, destinata alla copertura dei cosiddetti parasubordinati: gestione che, anche nel 2023, presenta un saldo contributi/prestazioni in positivo per 8.628 milioni di euro. Come rilevato dalla pubblicazione Itinerari Previdenziali, l’attivo è il risultato di 10.703 milioni di entrate e “soltanto” 2.075 milioni di uscite per prestazioni, tutte peraltro calcolate con il metodo contributivo, un unicum tra le gestioni previdenziali INPS. Particolarità della gestione, avviata nel marzo 1996, è in effetti quella di essere molto “giovane”, il che - tra le altre cose – ha per il momento generato pensioni di importo contenuto (3.840 euro la media annua) e consente tuttora ai parasubordinati di beneficiare di un rapporto attivi/pensionati (2,71) ben al di sopra della media. Basti, del resto, pensare che il numero delle prestazioni erogate è di 586.480, valore in lieve aumento ma ancora assai modesto, soprattutto se rapportato a quello dei contribuenti (1.592.000). D’altra parte, però, proprio il consistente peso dell’aliquota contributiva (oggi superiore a quella di artigiani e commercianti), a fronte di pensioni di importo contenuto e periodi di versamento generalmente poco estesi nel tempo, dovrebbe indurre a riflessioni e rimodulazioni future, soprattutto con riferimento a una gestione alla quale si appoggiano, spesso appunto in via temporanea, molti lavoratori che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro, spesso con rapporti di collaborazione non stabili. 

 

Un bilancio del sistema Casse: quadro generale e indicatori principali 

Buono anche il saldo previdenziale delle Casse privatizzate dei liberi professionisti, che sale a 4,318 miliardi di euro (+1,38% sul 2022): nel dettaglio, si tratta di 3,671 miliardi di euro per gli enti istituiti dal D.lgs. 509/1994 (-0,07%) e di 647 milioni (+10,47% sul 2022) per quelli di cui al D.lgs.103/1996. Mentre la spesa per pensioni raggiunge i 6.969 milioni di euro, in aumento del 12,11% sul 2022, le entrate contributive crescono del 7,75%, per un importo complessivo pari a 10.539 milioni. Il trend è per certi versi affine a quello rilevato per il rapporto attivi/pensionati: nel 2023 le Casse hanno infatti registrato 2,5 iscritti attivi per ogni pensionato, mentre ammonta a 0,403 il rapporto tra numero di pensioni e attivi, valore indubbiamente positivo ma in costante deterioramento nel tempo, tanto che il rapporto cresce del 6,25% rispetto a quello dell’anno precedente. Una tendenza ritenuta però fisiologica dagli estensori del Rapporto, a fronte sia della recente costituzione di questi enti e in particolare di quelli istituiti dal D.lgs 103/1996 (che, non casualmente, registrano ben 8,12 attivi per ogni pensionato) sia, più in generale, dell’invecchiamento della popolazione italiana: basti pensare che, mentre il numero delle pensioni erogate è cresciuto del 6,07%, pari a 30.624 trattamenti, quello dei contribuenti si è al contempo complessivamente ridotto di 2.300 unità (-0,17%). 

Tenuto poi conto delle peculiarità gestionali delle Casse privatizzate, ulteriore indicatore della sostenibilità dei diversi enti è infine rappresentato dal saldo generale tra tutte le entrate contributive e finanziarie e tutte le uscite per prestazioni e spese di funzionamento, che permette di avere un quadro il più completo possibile della situazione economica della previdenza obbligatoria per i liberi professionisti. Lasciato alle spalle il difficile 2022, quando le Casse hanno senza dubbio risentito degli effetti della crisi economico-finanziaria, entrambe le tipologie di enti evidenziano un forte recupero nel proprio saldo contabile: se, per i 509, il saldo è quasi raddoppiato con 4,7 miliardi di euro (+99,26%),  per i 103 si passa dai 109 milioni del 2022 ai 215 del 2023 (+97,25%). Numeri che, anche a fronte dei ricavi ottenuti dalla gestione patrimoniale, non solo ribadiscono il ruolo delle Casse di Previdenza nella previdenza obbligatoria del nostro Paese ma che ne fanno anche uno dei principali player istituzionali italiani.

Mara Guarino, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

28/8/2025

 
 

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