Ambiente, quanta strada rimane ancora da percorrere!

In occasione della survey sulla situazione dell'UE e dell'area Euro, l'OCSE pone in evidenza come il percorso per raggiungere gli obiettivi climatici e di riduzione delle emissioni necessiti di un ulteriore sforzo: un contesto nel quale il ruolo degli investitori istituzionali e, più in generale, del settore finanziario diventa sempre più centrale

Lorenzo Vaiani

Nel Vecchio Continente, ormai da oltre un trentennio, le emissioni di gas serra sono in riduzione, e ciò si deve principalmente a due elementi: l’efficientamento del sistema energetico e il passaggio a fonti di energia meno inquinanti. Ruolo chiave è stato giocato dall’istituzione nel 2003 dell’Emission Trading System (ETS) che impatta direttamente il settore della produzione energetica e quello industriale. Viceversa, i settori non inclusi all’interno dell’ETS, vale a dire principalmente agricoltura, trasporti e edilizia hanno contribuito in maniera marginale ai progressivi dell'ultimo periodo. D'altro canto, ripercorrendo la storia degli ultimi trent’anni e volendo provare a immaginare quella dei prossimi trenta (figura 1) si nota sin da subito come la quota di emissioni di tonnellate equivalenti di anidride (Ton CO2e) già dal 1990 fosse pressoché doppia negli USA rispetto all’Unione Europea (ca 23,5 Ton CO2e e 11,5 Ton CO2e) e come tale divario sia sostanzialmente rimasto invariato nei successivi decenni con progressive riduzioni lineari sulle due sponde dell’Atlantico che hanno portato a fine 2021 il valore a circa 7 Ton CO2e e 15 Ton CO2e, rispettivamente per UE e USA.

Figura 1 – Andamento delle emissioni di gas serra dal 1990 al 2021 e previsioni di scenario 

Figura 1 – Andamento delle emissioni di gas serra dal 1990 al 2021 e previsioni di scenario

Fonte: "OECD Economic Surveys: European Union and Euro Area 2023, September 2023"

Tuttavia, volgendo lo sguardo a quanto ancora ci aspetta, si può ben notare come sia l’obiettivo intermedio del Fitfor55 (riduzione delle emissioni del 55% rispetto al valore del 1990) entro il 2030 sia  finale delle emissioni 0 previsto per il 2050 siano significativamente molto distanti dall’essere raggiunti. Pare evidente, dunque, che per provare a portare a compimento i tanto ambiziosi quanto necessari target occorrerà un importante cambio di marcia che permetta un’accelerazione non solo nella transizione energetica ma, più in generale, nella tutela ambientale. 

Scendendo maggiormente nel dettaglio e portando l’attenzione sul caso Europa, la parte inferiore della figura 1 mostra l’evoluzione delle emissioni di anidride carbonica (espresse in milioni di tonnellate equivalenti) dal 1990 a oggi (2021) e due possibili scenari futuri: la proiezione “WEM”, che riporta l’andamento previsto nel caso in cui non venissero adottate azioni ulteriori rispetto a quelle previste dal Green Deal, mentre lo scenario WAM ipotizza la completa attuazione e implementazione delle previsioni contenute all’interno del “pacchetto” FIT for 55. Come si può osservare, anche al verificarsi dello scenario migliore, la distanza rispetto agli obiettivi stabiliti in occasione dell’Accordo di Parigi sul clima o quelli raccomandati dall’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change) resterebbero estremamente distanti, nell’ordine delle migliaia di Mton CO2e. 

 

Ma quali sono i settori che contribuiscono maggiormente alle emissioni inquinanti? 

La figura 2 mostra sul lato sinistro la dinamica delle emissioni fatto 100 il valore del 1990. Come si può osservare, l’unico settore che ha visto un incremento (significativo) nelle emissioni è quello dei trasporti che, già prima della pandemia, faceva segnare un aumento di quasi il 25%, mentre a fine 2021 era prossimo al 20%. A gravare su questi dati principalmente al comparto aereo e, seppure in misura minore, al settore navale.

Tra gli altri settori, quello che mostra la riduzione più contenuta è il segmento legato all’agricoltura, che ha fatto sì segnare una diminuzione di oltre il 20% ma quasi totalmente imputabile al periodo dal 1990 al 2005; infatti, negli ultimi 16 ann,  il livello di emissioni è rimasto pressoché invariato. Viceversa, il settore legato ai rifiuti e quello dell’energia hanno fatto registrare un calo pari a circa il 40%. A ogni modo, alla fine del 2021, restava comunque il comparto energetico quello responsabile per oltre la metà delle emissioni del Vecchio Continente (lato destro della figura 2), seguito dai trasporti (poco meno di un quarto delle emissioni totali) e dall’agricoltura con oltre il 10%.

Figura 2 - Emissioni di gas serra per settori nel periodo 1990-2021

Figura 2 - Emissioni di gas serra per settori nel periodo 1990-2021

Fonte: "OECD Economic Surveys: European Union and Euro Area 2023, September 2023"

All’interno delle strategie e degli attori centrali per la transizione verde il rapporto OCSE mette il risalto il settore finanziario, ponendo l’accento tanto sul potenziale inespresso dalla compagine degli istituzionali quanto sulla necessità di una rinnovata normativa che consenta l’uniformità e la trasparenza a livello comunitario. Rispetto al primo tema è indubbio, infatti, come i margini di espansione, soprattutto se raffrontati con i livelli attualmente raggiunti in altre economie avanzate, siano significativi. Il mercato dei capitali del Vecchio Continente è assai più contenuto, nell’ordine del 50% del PIL europeo, mentre inPpaesi come Canada o Giappone i livelli sono prossimi al 150% e sfiorano il 200% negli Stati Uniti. Sarebbe dunque estremamente importante che il necessario aumento della capitalizzazione fosse connotato da asset rispondenti ai principi ESG e PRI.

In merito al problema della tassonomia e alla classificazione il documento riporta invece un dato estremamente esplicativo sui limiti attualmente presenti in Europa: circa il 40% dei fondi classificati come investimenti sostenibili contiene al proprio interno, sotto varie forme, investimenti pari almeno al 5% del totale investito nel settore dei carburanti fossili. Alla luce di questo semplice quanto esplicativo dato, è da accogliere come buon auspicio la notizia degli scorsi giorni della imminente trasmissione alla Commissione europea del Report congiunto di ESMA, EBA e EIOPA per la revisione della normativa SFDR. Le tre agenzie di vigilanza, infatti, avevano portato avanti nei mesi scorsi un’importante e vasta consultazione tra i rispettivi soggetti e associazioni nazionali, che ha portato alla definizione di alcuni punti focali da porre al centro della revisione della normativa: modifica e ridefinizione degli Standard tecnici regolamentari (Rts); aggiunta di disclosure di prodotto relative agli obiettivi di decarbonizzazione; ridurre la discrezionalità e l’incertezza del principio cardine del do no significant harm; estensione e miglioramento dell’elenco degli indicatori sociali per la divulgazione degli impatti avversi principali (i cosiddetti Pai).

Si tratta di due elementi senza dubbio legati e compenetrati vicendevolmente, con il secondo che auspicabilmente potrà dare un ulteriore impulso all’ammontare di patrimonio “istituzionale” investito per favorire la transizione verde. A questi due elementi si deve poi aggiungere, come ricorda il Prof. Alberto Brambilla, un’ulteriore macro-componente senza la quale ogni sforzo di natura economico/finanziaria risulterebbe pressoché inutile: la transizione razionale richiesta alla collettività nella sua interezza. È infatti ormai inderogabile domandarsi se siamo una società a misura d’uomo o una macchina al servizio del profitto e se il mito della perenne crescita è compatibile con la salvaguardia della Terra. Interrogativi fondamentali per provare a ripensare la storia futura del nostro Pianeta e saldare il nostro debito nei suoi confronti.

Lorenzo Vaiani, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

20/9/2023

 
 

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