Pensioni e singole gestioni: come vanno i conti del sistema obbligatorio?

Nonostante la spesa previdenziale italiana si possa dire complessivamente sotto controllo, alcune gestioni mostrano anche per il 2022 segnali di fatica: bene commercianti, dipendenti del settore privato e, fuori dal perimetro INPS, anche i liberi professionisti. In "rosso" i dipendenti pubblici

Mara Guarino

Nel 2022 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni previdenziali INPS e alle Casse dei liberi professionisti, al netto della quota GIAS, è ammontata a 247,589 miliardi (erano 238,271 nel 2021), con un incremento del 3,9%, imputabile in minima parte alla fisiologica rivalutazione delle rendite all’inflazione e, in misura maggiore, all’aumento del numero dei pensionati di questi ultimi anni, a propria volta ascrivibile a misure di anticipazione quali Quota 100 o Quota 102.

Nel complesso, tuttavia, numeri che certificano – secondo l’ultimo Rapporto Itinerari Previdenziali - un sistema che regge, a patto innanzitutto di tenere a bada i fin troppi meccanismi di anticipo con cui in questi anni si è cercato di derogare, frammentariamente e con troppe eccezioni, alle rigidità della riforma Monti-Fornero e, quindi, di monitorare una spesa assistenziale fuori controllo e troppo spesso impropriamente imputata al capitolo pensioni. In particolare, dopo un 2020 disastroso e fortemente condizionato dai lockdown, tornano a crescere le entrate contributive, risalite nello slancio post COVID-19 fino a 208.264 milioni di euro nel 2021 e che hanno invece toccato quota 224.943 milioni nel 2022, ultimo anno di rilevazione disponibile per le elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Migliora di riflesso il saldo – negativo - tra entrate e uscite, pari a 22.645 milioni di euro  (contro i circa 30 dell’anno precedente), su cui incidono però pesantemente i disavanzi di alcune gestioni. 


I dati di dettaglio delle principali gestioni in attivo e in passivo

A fronte di un risultato complessivamente buono anche per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti, meritano dunque peculiare attenzione i passivi di alcune gestioni dell’Istituto Nazionale di Previdenza sociale (comunque da solo rappresentativo del 96% delle entrate e della spesa di sistema), a cominciare da quella dei dipendenti pubblici che, ancora una volta e in linea con le precedenti edizioni del documento, presenta il disavanzo maggiore.

All’interno di un quadro segnato da forti differenze interne, con riferimento al 2022 si confermano infatti solo 4 le gestioni obbligatorie INPS con saldi previdenziali positivi: i lavoratori dipendenti, che - al netto delle gestioni speciali poi confluite nel FPLD - presentano un attivo di 17.715 milioni (nettamente superiore ai 11.548  dell’anno precedente);  i commercianti, che raddoppiano il loro saldo positivo (da 654 a 1.317 milioni di euro); i lavoratori dello spettacolo ex ENPALS, con 373 milioni (288 nel 2021),  e la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati. Con un saldo che passa da 7.700 a 8.477 milioni, quest’ultima risulta indubbiamente favorita dall’istituzione piuttosto recente, avvenuta nel 1996, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni dall’importo contenuto. 

Tutte le altre gestioni presentano invece disavanzi: secondo le stime dell’Undicesimo Rapporto, senza l’apporto complessivo delle gestioni attive (32.141 milioni, Casse dei liberi professionisti comprese), il deficit del sistema pensionistico italiano ammonterebbe addirittura a circa 54 miliardi di euro (54.786 milioni). A ogni modo, se il passivo più elevato è quello dei dipendenti pubblici, con un saldo negativo di 39.615 milioni che comunque si ridurrebbe se venisse computato nelle entrate il contributo aggiuntivo dello Stato alle Casse pensione dei dipendenti statali (pari a 10.800 milioni), seguono per dimensione del passivo i fondi ex INPDAI,  il fondo ex Ferrovie dello Stato, il fondo CDCM (coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e la gestione degli artigiani. 


Le principali gestioni INPS: focus su dipendenti privati e dipendenti pubblici

Premessa indispensabile a farsi è che l’aggregato dei fondi pensione dei lavoratori privati comprende, oltre al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in senso stretto (FPLD), anche i dati relativi alla gestione dei dirigenti di aziende industriali (ex INPDAI) e alle gestioni degli ex fondi speciali (fondo trasporti, telefonici, elettrici) che, con contabilità separate, sono confluiti nel tempo al suo interno. Guardando però al FPLD in senso stretto, che rappresenta peraltro la gestione previdenziale numericamente più significativa del comparto, il saldo previdenziale al 2022 è positivo per 17.715 milioni di euro, nettamente superiore ai 11.548 milioni del 2021: nel dettaglio, le entrate contributive ammontano a 126.436 milioni, comprensivi anche degli apporti della GPT e della GIAS per le contribuzioni figurative relative alle prestazioni di sostegno al reddito, mentre le uscite per prestazioni (al netto GIAS) risultano pari a 108.721 milioni.  

Tabella 1 – Fondo pensioni lavoratori dipendentiTabella 1 – Fondo pensioni lavoratori dipendenti
Fonte: Undicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, Itinerari Previdenziali

D’altra parte, come per gli anni precedenti, il risultato complessivo del fondo lavoratori dipendenti è invece condizionato negativamente dagli ex fondi speciali che, nel loro complesso, presentano un saldo negativo di 9.265 milioni: malgrado l’esigua rappresentatività (si tratta del 5% del totale dei lavoratori privati) pesano sui conti INPS soprattutto le prestazioni di miglior favore erogate ai vecchi iscritti. Un fenomeno che, tuttavia, riguarda ormai le sole pensioni di più vecchia data e, considerata la progressiva armonizzazione delle regole di calcolo e pensionamento introdotta a partire dalla riforma Dini, da ritenersi pertanto “in esaurimento”. 

A causa di un disavanzo importante, al Fondo Pensione dei Lavoratori Dipendenti sembra quasi fare da contraltare, in negativo, la gestione dei dipendenti pubblici (ex INPDAP): al netto dei 10.800 milioni di euro del contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro – lo Stato – per l’appunto, il deficit 2022 ammonta a 39.615 milioni di euro, risultanti da entrate per 42.731 milioni e uscite per 82.346 milioni. Un passivo non solo consistente ma persino in aumento rispetto a 2020 e 2021: a crescere, del 4,79%, soprattutto la spesa pensionistica, più come conseguenza dell’effetto sostituzione che dell’impatto inflattivo. Come spiegato dall’Undicesimo Rapporto, il quadro futuro è in questo caso da considerarsi in evoluzione, anche a fronte dei recenti interventi legislativi riguardanti sia la sfera previdenziale in senso stretto sia il potenziamento degli organici della nostra PA: guardando però a passato e presente della gestione risulta evidente come, dopo che per diversi anni un sostanziale blocco del turnover nel settore ha determinato una riduzione dei lavoratori attivi, in tempi più recenti- si è assistito a un cambio di rotta. Se, come conseguenza diretta dell’aumento dei contribuenti sono proporzionalmente aumentate anche le entrate, va rilevata d’altra parte anche una significativa crescita della spesa di prestazioni che, giusto per avere un ordine di grandezza e complici poi misure di flessibilità in uscita come ad esempio Quota 100,  nel 2015 ammontava a 66.871 milioni e oggi vale invece 82.346 milioni di euro. 

Tabella 2 - Fondo dipendenti pubblici (ex INPDAP)Tabella 2 - Fondo dipendenti pubblici (ex INPDAP)
Fonte: Undicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, Itinerari Previdenziali


Le principali gestioni INPS: artigiani, commercianti e parasubordinati

Tra le gestioni in negativo, trova poi spazio anche quella degli artigiani che, nel 2022, presenta un disavanzo complessivo tra contributi e prestazioni di 2.548 milioni di euro, con un buon miglioramento rispetto al deficit 2021 (-3.942 milioni). In particolare, restano a livello dell’anno precedente le uscite per prestazioni ma aumentano considerevolmente le entrate per contributi che beneficiano, ormai da alcuni anni, dell’aumento delle aliquote contributive. Anche in questo caso, difficile tuttavia valutare il futuro del comparto, che ha senza dubbio per lungo tempo risentito, oltre  della crisi economica, anche dell’impatto della legge 233/90 che, equiparando le regole di calcolo delle pensioni a quelle dei lavoratori dipendenti, ha in molti casi generato prestazioni generose non coerenti con i contributi realmente versati (pensioni ormai vecchie, che tendono a diminuire con il tempo): a pesare in chiave prospettica soprattutto l’effetto combinato della progressiva diminuzione del numero degli attivi e del continuo aumento dei pensionati, che ormai dal 2017 hanno superato i lavoratori. 

Situazione opposta per la gestione commercianti che, con riferimento al 2022, registra un attivo di 1.317 milioni (+663 milioni sul 2021). Nel dettaglio, mentre le entrate contributive - negli ultimi anni a un buon livello, sempre per effetto dell’aumento delle aliquote – passano dai 10.766 del 2021 a 11.815 milioni, le uscite per prestazioni crescono seppur lievemente da 10.111 a 10.498 milioni. Giova però in questo caso, e soprattutto nel confronto con gli artigiani, un buon rapporto attivi/pensionati che, anche grazie a nuovi iscritti operanti nei servizi e turismo, si mantiene tutto sommato costante nel tempo intorno alla discreta soglia di 1,36.  

Merita infine attenzione la Gestione Separata, destinata alla copertura dei cosiddetti parasubordinati: gestione che, anche nel 2022, presenta un saldo contributi/prestazioni, in positivo per 8.477 milioni di euro. Come rilevato dal Rapporto, il dato è il risultato di 10.229 milioni di entrate contributive e soltanto 1.752 milioni di uscite per prestazioni, tutte peraltro calcolate con il metodo contributivo, un unicum tra le gestioni previdenziali INPS. Particolarità della gestione, avviata nel marzo 1996, è in effetti quella di essere molto “giovane”, il che - tra le altre cose – ha per il momento generato pensioni di importo piuttosto contenuto (3.450 euro la media annua) e consente tuttora ai parasubordinati di beneficiare di un rapporto attivi/pensionati (2,79) ben al di sopra della media. Basti, del resto, pensare che il numero delle prestazioni erogate è di 553.590, valore ancora assai modesto e soprattutto largamente inferiore al numero dei contribuenti (1.542.000). D’altra parte, tuttavia, secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, proprio il consistente peso dell’aliquota contributiva (oggi superiore a quella di artigiani e commercianti), a fronte di pensioni di importo contenuto, dovrebbe indurre a riflessioni e rimodulazioni future, soprattutto con riferimento a una gestione alla quale si appoggiano, anche in via temporanea, molti lavoratori che fanno il loro ingresso nel mercato, spesso con rapporti di collaborazione non stabili. 


Un bilancio del sistema Casse: quadro generale e indicatori principali 

Con la sola eccezione di INPGI, confluita in INPS dall’1 luglio 2022 così come disposto dalla Legge di Bilancio per quell’anno, buono anche il saldo previdenziale delle Casse privatizzate dei liberi professionisti, che sale a 4,259 miliardi di euro (+15,35% sul 2021): nel dettaglio, si tratta di 3,674 miliardi di euro per gli enti istituiti dal D.lgs. 509/1994 (+14,67%) e di 586 milioni per quelli di cui al D.lgs.103/1996. Mentre la spesa per pensioni raggiunge i 6.216 milioni di euro, in aumento dell’8,25% sul 2021, le entrate contributive crescono dell’11,03% rispetto al precedente anno di rilevazione, per un importo complessivo pari a 10.475 milioni. Il valore è dato dalla somma dei 9.808 milioni incassati dagli enti 509 e dai 667,6 milioni delle restanti Casse. Trend per certi versi affine a quello registrato anche dal rapporto attivi/pensionati: nel 2022 le Casse hanno infatti registrato 2,6 iscritti attivi per ogni pensionato, valore indubbiamente buono ma comunque in costante deterioramento negli anni. Una tendenza ritenuta però fisiologica dagli estensori del Rapporto, a fronte sia della recente costituzione di questi enti e in particolare di quelli istituiti dal D.lgs 103/1996 sia, più in generale, dell’invecchiamento della popolazione italiana: basti pensare che il numero delle pensioni erogate nel 2022 è cresciuto del 6,44%, pari a 30.515 trattamenti, mentre gli iscritti si sono, nel frattempo, complessivamente ridotti di 3.239 unità. 

Tenuto infine conto delle peculiarità gestionali delle Casse privatizzate, ulteriore indicatore della sostenibilità dei diversi enti è infine rappresentato, secondo la pubblicazione Itinerari Previdenziali, dal saldo generale tra tutte le entrate contributive e finanziarie e tutte le uscite per prestazioni e spese di funzionamento, che permette di avere un quadro il più completo possibile della situazione economica dei singoli enti. Posto che per il 2022 le Casse hanno senza dubbio fortemente risentito degli effetti della crisi finanziaria, entrambe le tipologie di enti evidenziano una brusca riduzione del proprio saldo contabile nonostante la crescita del saldo pensionistico: se, per i 509, la riduzione è stata di 2,3 miliardi di euro (-49,47%), per i 103 si passa dai 173 milioni del 2021 ai 151 del 2022 (-13,10%). Numeri che, anche a fronte dei ricavi ottenuti dalla gestione patrimoniale (+17,9% per gli enti 103), non solo ribadiscono il ruolo delle Casse di Previdenza nella previdenza obbligatoria del nostro Paese ma che ne fanno anche uno dei principali player istituzionali italiani.

Mara Guarino, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

25/3/2024

 
 

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