Trent'anni di clima: presente, passato e futuro della tutela del pianeta Terra

Anche se la strada da percorrere è ancora lunga, crescono anche a livello internazionale attenzione e sensibilità nei confronti della questione climatica: l'obiettivo della decarbonizzazione dovrà però essere raggiunto senza mettere a rischio il benessere e l’equità dei cittadini

Lorenzo Vaiani

Era il 3 giugno 1992 e a Rio de Janeiro (Brasile) si teneva la prima conferenza sul clima, nonché la più grande e rappresentativa con ben 172 Paese, 108 capi di Stato o di governo presenti e oltre 2.400 associazioni e organizzazioni non governative. Fu un evento epocale, per la prima volta gli occhi di tutto il mondo erano puntati sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. A dire il vero l’attenzione verso queste tematiche inizia un paio di decenni prima. Infatti, già a partire dagli anni Settanta si iniziano a formare i primi centri di studi specializzati in materia e a costituire i primi partiti e movimenti “verdi”.

Dopo 20 anni, l’argomento e l’attenzione posta sulla materia raggiunge la scala globale: questo spinse i vertici delle allora principali potenze a organizzare, sotto il cappello dell’ONU, la prima conferenza incentrata esclusivamente sull’ambiente e sul clima, “Il summit della Terra”. Dal summit uscirono alcuni dei documenti e delle dichiarazioni che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del diritto internazionale in materia. Dei 5 accordi sottoscritti dai partecipanti occorre sicuramente ricordare: la Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo, l’Agenda 21 e la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’Agenda 21, chiamata così in quanto prevede al suo interno una serie di sfide e di impegni in vista del XXI secolo, riprende e cerca di sistematizzare il concetto di “sviluppo sostenibile”, elaborato pochi anni prima all’interno del Rapporto Brundtland (1987), e declinandolo sotto 4 diversi ambiti al fine di: proteggere l’atmosfera, la biodiversità e gli oceani; promuovere l’agricoltura sostenibile; prevenire la deforestazione; cambiare le logiche di consumo e produzione al fine di una migliore conservazione e utilizzo delle risorse naturali. 

La Dichiarazione di Rio individua e definisce 27 princìpi, diritti e responsabilità che devono essere seguiti e rispettati da ciascuno Stato affinché venga garantito uno sviluppo sostenibile, non solo in termini ambientali, ma anche sociali ed economici. Infine, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici pone per la prima volta l’obiettivo di stabilizzare le emissioni di gas serra a un livello che consenta di salvaguardare il pianeta. Inoltre, all’interno della Convenzione si afferma che il sistema climatico è un bene pubblico globale. Ciò implica tutta una serie di conseguenze sul piano politico-economico e relative alle esternalità positive che devono essere non solo salvaguardate ma anche sostenute. Oltre a ciò, il documento prevede che annualmente i vari Paesi si riuniscano per discutere e aggiornare le azioni da intraprendere a favore dell’ambiente, nascono così le Conferenze delle Parti (COP). La COP più nota, e sicuramente tra le più importanti a livello di normativa prodotta, è la terza, tenutasi in Giappone nel 1997. Nel corso dei lavori di quella conferenza venne prodotto il noto Protocollo di Kyoto, il quale prevede che i Paesi maggiormente industrializzati debbano mettere in atto azioni volte a ridurre le emissioni di gas serra, introducendo, inoltre, il principio di responsabilità comuni ma differenziate. 

Un’ulteriore importante tappa verso una sempre maggior attenzione alle problematiche ambientali è avvenuta nel 2005, anno nel quale sono stati introdotti nel mondo della finanza i parametri ESG, volti a misurare l’attenzione verso l’ambiente (E), il sociale (S) e la governance (G) degli investimenti effettuati. Come emerge dall’ultima survey di Itinerari Previdenziali dedicata all’argomento, il 56% degli investitori istituzionali italiani già adotta una politica di investimento che prevede esplicitamente al proprio interno i criteri ESG. Avvicinandoci ancora di più ai giorni nostri, a fine 2019 la Commissione europea ha presentato il Green Deal, un insieme di misure volte ad azzerare entro il 2050 le emissioni nette di gas serra, ovvero decarbonizzare completamente il continente nel corso dei prossimi 25 anni. L’obiettivo di ridurre le emissioni e, più in generale la lotta ai cambiamenti climatici, è stato previsto anche all’interno del PNRR: infatti, ogni investimento che sarà stanziato dovrà garantire il principio di do not significant harm, in base al quale ogni progetto implementato all’interno di ciascun piano nazionale adottato dai Paesi membri dell’UE non dovrà arrecare un danno significativo all’ambiente.

Come si è brevemente avuto modo di scrivere, dopo la Conferenza di Rio sono state molteplici le azioni messe in campo in ambito: economico, finanziario, sociale, energetico ecc. . Il processo ha sicuramente avuto fasi alterne e, a periodi di maggior interesse e iniziative da parte non solo dei decisori pubblici ma anche delle collettività, sono seguiti momenti nel corso dei quali le attività di tutela ambientale si sono ridotte. Tuttavia, nonostante la grande strada percorsa molto resta ancora da fare e occorrerà prestare molta attenzione a come si vorrà proseguire questo percorso.

Infatti, anche se si parla pochissimo di questo fenomeno, accade sempre più di frequente che la messa a terra a livello locale di azioni e progetti “verdi” comporti la fuoriuscita e l’espulsione delle classi meno benestanti e abbienti dai quartieri e dalle aree oggetto di riqualificazione verde. Il fenomeno, noto in letteratura scientifica come eco-gentrification, si è verificato in diverse città, soprattutto nel Nord Europa, visto che in quest’area i Paesi hanno adottato in modo più intenso e da maggior tempo politiche ambientaliste. Il caso più emblematico è rappresentato dalla città di Copenaghen, che ha sì vinto il premio come polmone verde d’Europa ma che, nel giro di circa 5 anni, ha visto la quasi completa fuoriuscita dai confini cittadini non solo delle classi più povere ma anche di parte del ceto medio. Il circolo vizioso che si instaura è bene o male sempre lo stesso: la riqualificazione di un quartiere con la creazione di parchi, aree verdi e la piantumazione di alberi e siepi a discapito dei posti auto rende sicuramente la zona più vivibile ma, al tempo stesso, comporta anche un aumento del costo delle abitazioni e degli affitti. Questo a sua volta provoca un aumento dei prezzi dei beni venduti dai negozi della zona che sfruttano la maggiore attrattività dell’area; tutto ciò unito causa l’espulsione di coloro i quali non possono permetterselo, andando così a creare veri e propri tempi dorati, o meglio di smeraldo, all’interno delle città. Aree dove sicuramente la qualità dell’aria, della micro-mobilità e in generale della vita è elevatissima ma anche accessibili a pochi benestanti che si possono permettere questo lusso.

Ecco, il problema sta proprio qui, la tutela dell’ambiente non deve diventare un lusso di cui possono beneficiare solo in pochi. Proprio per questo, la stessa Commissione Europea, quando ha varato il Green Deal, conscia di quanto accaduto e sta accadendo in alcune grandi città europee (la prossima rischia di essere Milano), ha chiaramente esplicitato che l’obiettivo della decarbonizzazione dovrà essere raggiunto senza mettere a rischio il benessere e l’equità dei cittadini. Le azioni da intraprendere e da portare a compimento per la salvaguardia della Terra sono insomma ancora numerose e spaziano in ambiti assai diversi: dalla ridefinizione delle fonti energetiche da prediligere al consumo, e conseguente produzione, di beni e servizi più accorto al fine di un migliore utilizzo e conservazione delle risorse naturali; dalla tutela dei polmoni del Pianeta (vedasi la foresta Amazzonica ma non solo) al ripristino del verde in città.

L’assunto fondamentale sul quale si devono poggiare tutti questi progetti e obiettivi e che deve fare da trait d'union è però l’attenzione all’equità e al mantenimento di un tessuto sociale sano e integro.

Lorenzo Vaiani, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
 

10/8/2022

 
 
 

Ti potrebbe interessare anche