Temi

Si fa fin troppo in fretta a dire smart working

Mara Guarino

L'emergenza coronavirus e in particolare il lockdown hanno messo molte aziende e altrettanti dipendenti nelle condizioni di sperimentare pregi e difetti del lavorare fuori dall'ufficio: un'esperienza istruttiva per il futuro ma che, in parecchi casi, poco ha avuto a che fare con lo smart working vero e proprio. Quali allora le sorti del lavoro agile dopo COVID-19? 

Casse e libere professioni, un bilancio (in attesa degli effetti di COVID-19)

Alessandro Bugli e Francesca Colombo

In attesa di valutare l'impatto di COVID-19 sull'esercizio delle libere professioni, i bilanci della Casse di Previdenza riferiti al 2019 consentono di fotografare i trend del settore: crescono gli iscritti e si assottiglia il divario di genere mentre persiste il gap sul versante dei redditi, che vedono spesso ancora troppo penalizzate anche le giovani generazioni 
 

Il coronavirus cambierà il nostro modo di lavorare?

Giovanni Gazzoli

L'obbligo di restare a casa ha costretto gran parte dei lavoratori italiani a lavorare lontano dall'ufficio: un vantaggio per le aziende che già permettevano lo smart working ai propri dipendenti, un'occasione per quelle realtà che lo avevano finora visto con diffidenza. L'emergenza sarà propedeutica allo sviluppo del lavoro agile?
 

Cosa dobbiamo temere del coronavirus?

Giovanni Gazzoli

Dalla messa in discussione della governance comunista al drastico calo della produzione industriale, passando per l'impatto sui mercati finanziari e le zone cuscinetto “virus-free” per le consegne di PizzaHut: ecco gli impatti del coronavirus al di là delle preoccupazioni per la nostra salute, legittime ma (forse) aizzate dai media

Il lavoro agile? Ecco perché serve un approccio più "smart"

Mara Guarino

Il numero degli smart worker italiani continua a crescere, ma resta ancora molto da fare affinché le aziende e le pubbliche amministrazioni italiane colgano davvero le potenzialità di un fenomeno che, ancora troppo spesso, non è inserito all'interno di una rivoluzione strategica dell'organizzazione del lavoro